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Affitto in contanti: i nuovi limiti, ma anche le nuove opportunità. Storia di una normativa che cambia.

by Isabella Tulipano
in Esperto
on Febbraio 25, 2016
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Quando si stipula un contratto di locazione, possiamo dire che l’articolo relativo al canone di locazione è quello su cui ci si concentra maggiormente. Fin dall’inizio il prezzo, come si definisce impropriamente il canone di locazione, rappresenta il faro della trattativa. A seguire, una volta che si è stabilito quanto un inquilino deve pagare per prendere in affitto l’appartamento, oppure l’ufficio o il negozio, si va a stabilire la modalità di versamento. E qui se è vero che sempre più spesso si opta per il bonifico sul conto corrente del proprietario, sono ancora diffuse forme di pagamento con assegno e soprattutto in contanti presso il domicilio del proprietario. Perché toccare i soldi e contarli con le proprie mani rassicura sempre più dell’aleatorio passaggio in banca.

Buona sera,
vorrei dare in affitto una seconda unità abitativa esercitando l'opzione della cedolare secca. Volevo sapere per quali categorie catastali è rimasto l'obbligo del pagamento da parte dell'inquilino tramite strumenti alternativi al contante sulla base di quanto disposto dall'articolo 1/129 Legge 27 dicembre 2013, n. 147 o se la normativa ha subito delle modifiche.

Saluti,
Alessia

Possiamo intanto ringraziare Alessia che con il suo quesito ci offre l’opportunità di chiarire una normativa che negli ultimi anni ha subito diverse modifiche. Quindi proviamo a fare una breve ricostruzione storica per arrivare, a conclusione, a quanto possiamo fare oggi.

1. La legge di Stabilità 2014, la 147/2013 a cui fa riferimento Alessia, nell’articolo 1 comma 50 andava ad introdurre, con l’obiettivo di contrastare nettamente gli affitti in nero, una grossa limitazione nell’utilizzo dei contanti. Quindi, a prescindere dall’importo del canone, l’affitto per gli immobili ABITATIVI (ad esclusione degli alloggi di edilizia residenziale pubblica) si doveva pagare esclusivamente tramite mezzi tracciabili: bonifico, assegni, carte di credito.

2. In seguito a segnalazioni interpretative il Ministero dell’Economia e delle Finanze, con Prot: DT 10492 - 05/02/2014 ha di fatto smentito l’esclusione dl contante per gli affitti, riportando la possibilità del pagamento in contanti per gli immobili ABITATIVI entro il limite dei 999,99 euro previsto dalla normativa antiriciclaggio all’articolo 49 D.Lgs. n. 231/07.

3. La nuova legge di Stabilità 2016, n. 208/2015, all’articolo 1 comma 902 va a modificare ancora tale vincolo, innalzando la soglia per i pagamenti in contanti da 999,99 euro a 2.999,99 euro. Tale modifica coinvolge anche le soglie introdotte dalla normativa Antiricilaggio. La grossa novità in questo caso, oltre alla cifra, riguarda soprattutto il fatto che per la prima volta la limitazione non coinvolge solo gli immobili ABITATIVI, ma viene estesa agli immobili ad uso COMMERCIALE, come negozi, uffici, capannoni, ecc.

Quindi, rispondendo finalmente ad Alessia, possiamo dire che per importi di canone fino a 3 mila euro è possibile prevedere anche il pagamento in contanti; in ogni caso se anche il pagamento avviene presso il domicilio del proprietario occorre averne traccia e documenti (la classica ricevuta con marca da bollo di due euro), indispensabili per accedere alle agevolazioni e detrazioni fiscali previste anche per gli inquilini titolari di contratti di affitto.

Per pagamenti di canoni superiori a 3 mila euro che, nonostante la normativa, avvengono in contanti, si applicano le sanzioni introdotte dalla normativa Antiricilaggio, che valgono per chi effettua il pagamento (l'inquilino nel nostro caso) ma coinvolgono anche il proprietario che accetta l’importo.


La sanzione amministrativa va:
• dall’1 al 40% dell’importo versato se la cifra di canone pagato è tra i 3 mila ed i 50 mila euro;
• dal 5 al 40% dell’importo versato se parliamo di cifre superiori a 50 mila euro.

La soglia dei 3 mila euro si riferisce al singolo canone versato, quindi tale limite potrebbe essere più facilmente raggiungibili in caso di periodicità superiore rispetto a quella classica mensile, per esempio in caso di canone bimestrale o semestrale.

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Presentazione Autore
Isabella Tulipano

Donna, per designazione naturale, accettata con orgoglio e vanto. Mamma, per scelta consapevole: impegnativa quanto appagante. Esperta in questioni tecniche, fiscali, legali sul mondo delle locazioni, per lavoro, ma soprattutto per passione e per deformazione filosofica: l'eccellenza non è un atto, ma un'abitudine.


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  • Sebastiana

    Salve, un'anno e mezzo fa, abbiamo stipulato un contratto di affitto per quattro anni.purtroppo con mio marito siamo in separazione, e la nostra situazione economica e disastrosa, quindi nessuno dei due può permettersi di continuare a pagare un'affitto, quindi a dicembre ho detto a voce alla proprietaria che in primavera saremo andati via. Avrei poi confermato a gennaio l abbandono della casa per i primi di aprile. la signora mi aveva risposto che era dispiaciuta. Ma che andava bene, non essendo l unica proprietaria ora gli altri parenti mi chiedono di pagare gli affitti dei tre mesi di preavviso, quindi aprile maggio giugno. Metto in evidenza che la casa è sprovvista di sicurezze, quindi non idonea per poterla dare un affitto,mancherebbe il salvavite, di conseguenza anche la massa a terra, e tante volte prendo delle piccole scariche elettriche dagli elettrodomestici.la casa è molto umida e muri tutti ammuffiti, abbiamo dei bambini uno di anni sei anni, l'altra di 14 mesi, che non fanno altro che ammalarsi solo a casa per quanto fredda e umida sia. Cosa dobbiamo fare?


    Grazie dell'attenzione Sebastiana

  • Gentile Sebastiana dovrebbe a questo punto cercare di documentare gli accordi presi con la proprietaria, quindi far risalire la disdetta a gennaio in modo da non dover riconoscere i tre mesi di preavviso che sarebbero da riconoscere.

  • pina nume

    BRAVA, ARTICOLI IMPORTANTI E MOLTO BEN SPIEGATI, GRAZIE
    CORDILMENTE, PINA NUME

  • ROBERTA

    Buonasera, volevo un chiarimento sul pagamento dei canoni di affitto in contanti.
    Ho stipulato un contratto di affitto 3+2 per un canone annuale di euro 3.600,00
    al momento dell'incasso dei 300,00 euro mensili emetto una ricevuta con marca da bollo come specificato sul contratto. La mia domanda è questa posso continuare a farlo oppure con la nuova legge di stabilità 2016 che porta la soglia dei contanti a 3.000,00 euro devo chiedere all'inquilino di versare la differenza di 600,00 euro tramite un metodo tracciabile. grazie mille

  • Buongiorno Roberta, il limite dei 3 mila euro è relativo ad ogni singolo versamento; quindi se la sua inquilina versa ogni mesi 300 euro siete ampiamente sotto il limite e potete continuare come sempre.

  • vittorio

    Buonasera Isabella, vorrei porle il mio problema: sono in affitto dal 1995, in un appartamento di 48 mq, autonomo in tutto, al momento del contratto, non vi è stato scritto su come veniva affittato l'appartamento, che fra l'altro, lo preso in cattive condizioni, cioè, non è stato imbiancato, pulito e aveva delle infiltrazioni d'acqua dalla porta d'ingresso. Con il passare del tempo, ho fatto delle migliorie, con il benestare della propietaria al 50% che deducevo dall'affitto. Ecco l'elenco delle modifiche: aggiunto portoncino in pvc con vetro, per non fare entrare l'acqua quando pioveva, sostituito quattro persiane in legno perchè rotte, con quelle in pvc, sostituita vasca/bagno piccola, con box doccia, piastrellato poggiolo e passerella all'ingresso perchè era in cemento che comportava a portare la polvere di cemento in casa, premetto che tutti i lavori di piccola manutenzione, li ho sempre eseguiti senza chiedere nulla, ma ora che devo lasciare l'appartamento in ordine e viste che i lavori di miglioria, non sono di manutenzione, la proprietaria non vuole dare la mia parte spettante, perchè ne ho usufruita. In attesa di una gentil risposta, Le invio i mie più cordiali saluti, Vittorio.

  • Salve Vittorio, la posizione della proprietaria non mi sembra errata: di fatto farle pagare un canone ridotto è stato il modo della stessa di risarcirla per le opere che è vero valorizzano la sua proprietà ma che è stato lei a voler fare.

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