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Il turismo dell’orrore, nuovo trend italiano

by Alberto Bombarda
on Settembre 11, 2012
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Sempre più persone si recano sui luoghi delle tragedie in cerca di scoop e celebrità personali: è lecito trovare felicità nei drammi altrui?

san francescoNel tempo libero ci sono molti modi di svagarsi e sicuramente uno dei più gettonati è quello di farsi la gita domenicale o il viaggio di piacere alla scoperta di luoghi, paesaggi e suggestioni. C'è tuttavia un'appendice di questo trend che sta prendendo sempre più piede e che davvero merita una riflessione attenta: il cosiddetto turismo dell'orrore. Una tendenza squallida, un modo di provare emozioni speculando sul dolore degli altri: che valore può avere una foto o un video a testimonianza di essere stati presenti sul luogo di un disastro? Chi scrive è di Mirandola, luogo che fino al 20 maggio era famoso solo per aver dato i natali a uno dei più grandi umanisti italiani, Giovanni Pico. Purtroppo dopo quella data la mia città è diventata il simbolo, insieme a piccoli paesi limitrofi, del tremendo terremoto che ha seminato morte e terrore. Sono stato testimone dell'orda di sconosciuti avventori che si sono precipitati nella nostra zona a caccia di "cimeli": sfilano uno dopo l'altro, muniti di telecamera e macchina fotografica, impegnandosi anche a trovare la giusta prospettiva o l'angolazione migliore per farsi ritrarre, con sorriso d'ordinanza. Da una parte ci sono loro, i curiosi, e dall'altra chi ha perso tutto. Mentre i terremotati delle "zone rosse" attendono i Vigili del Fuoco per poter entrare nelle loro case a cercare di recuperare qualcosa, i curiosi cercano l'inquadratura perfetta. Poi, finito il reportage dal valore "inestimabile", riprendono la via, contenti della loro gita fuori porta.

Gli sciacalli dell'atrocità ci sono sempre stati. C'erano a Cogne, per riprendere la villetta in cui perse la vita il piccolo Samuele Lorenzi, ad Avetrana, dove fu uccisa Sarah Scazzi, a Brembate per Yara Gambirasio per non parlare dell'isola del Giglio, pronti a farsi immortalare con la nave Costa Concordia sullo sfondo, metà inabissata e metà galleggiante. E chissenefrega se morirono 32 persone, con ancora dei corpi sott'acqua da recuperare: l'importante era esserci e soprattutto farlo sapere agli altri.

foto terremoto emilia crollo duomo mirandola 0 1Oggi la nostra società ha decretato il trionfo dell'apparire, dove la realtà prende corpo nella misura in cui è proiettata su uno schermo, anche quello limitato di una fotocamera digitale o di un telefonino. Perciò anche la tragedia diventa spettacolo, spingendo alcuni a prendervi parte con solidale indifferenza.

Io che sono di qua, a distanza di quattro mesi dai due eventi tragici del 20 e 29 maggio, non ho ancora "visitato" San Felice, Finale Emilia, Rovereto, Novi di Modena, tutti paesi nel raggio di 15 km da Mirandola, anch'essi devastati dal sisma. Ci vuole rispetto, in tutti i sensi, per chi vive dei veri drammi, non quelli delle fiction.

Consiglio a chi vuole divertirsi nel vero senso della parola: fatevi un pic-nic al fiume, una giornata in spiaggia o una camminata in un bosco. Chi vuole invece gioire per le sofferenze altrui, vada a fare un sorriso agli ammalati dentro un qualsiasi ospedale, ad esempio. Almeno farebbe un'opera buona, oltre a nutrire la propria imbecillità.

Presentazione Autore
Alberto Bombarda

Una vita da giornalista e comunicatore e adesso affitto case... Da quel lontano 31 agosto 1966 quando vidi la luce a Modena, sotto i ponti della mia vita, in sintesi, è passata una laurea in Scienze politiche nel 1993, un master in Comunicazione d'azienda nel 1995, un esame da giornalista professionista a Roma nel 2000, migliaia di firme tra Il Resto del Carlino, Gazzetta di Modena e anche Gazzetta dello Sport, una moglie, due figli e un'agenzia immobiliare. Un vero globe-blogger...


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