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Halloween: una tradizione per truccarsi e non pensare.

by Tiziana Pacini
on Novembre 01, 2014
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Ognissanti, Halloween, festa celtica di Samhain o quella romana dedicata a Pomona, la dea dei frutti e dei semi. In qualunque modo la chiamiamo o qualunque siano le origini, è sempre la celebrazione dei morti ed è incredibile come ancora esistano in Italia milioni di diverse tradizioni popolari legate a questa festa.

 

 


In Sicilia c'è chi si alza prestissimo durante la notte del 1° novembre per lasciare il letto ai morti, con un lume acceso, un secchio d'acqua e appendere alla finestra una scarpa.
C'è chi invece aspetta di vedere i morti passeggiare in pellegrinaggio nei santuari e nelle chiese del Friuli vestiti di bianco e con scarpe di seta, avvolti nel lenzuolo funebre. Chi dovesse entrare durante una di queste visite, morirebbe al canto del gallo.
Nelle tradizioni popolari sono spesso i poveri a portare cibo e messaggi ai defunti, perché considerati immuni dal contagio della morte. A Cosenza le famiglie mandano ai loro morti il cibo preferito consegnandolo a uno dei poveri della città che lo offrirà al defunto. In Veneto si distribuiscono le fave, mentre in Piemonte si offrono ai poveri gli avanzi della cena o legumi fatti cuocere in memoria dei trapassati.
In Abruzzo la notte del 1° novembre è vietata la pesca perché le reti pescherebbero solo teschi di morti invece dei pesci.


Incredibile.

Attacchiamo scarpe al letto e regaliamo fave ai poveri e poi diamo dei pazzi e ingenui a quelli che partecipano ai culti sincretici africani entrando in trance o bevendo sangue animale. Forse siamo più pazzi noi a evitare di mangiare un buon risotto con le vongole perché nelle retri potrebbero rimanere incastrati dei teschi.
Tutto in fondo è ricondotto alla viscerale paura della morte, ad un infantile tentativo di esorcizzare il mistero di un mondo ultraterreno. Ed è per questo forse che ci stiamo sempre più attaccando ad Halloween, perché gli americani, si sa, sono dei maestri nel costruire un mondo vistoso e consumistico intorno a qualunque evento o momento, sono artisti nel ridicolizzare qualunque credenza. E in fondo è proprio per non pensare alla morte che anche noi abbiamo assunto da queste festa i contorni più vistosi e carnevaleschi.


Ok. Prometto quindi che raccoglierò tutte le testimonianze dei più devastati personaggi incontrati nel weekend a cui chiederò: "ma tu ti travesti così perché hai paura della morte o solo perché sei un patacca?" Ridiamoci su e guardiamo una galleria di trucchi belli da morire...

 

hall 1

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

hall 2

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

hall 3

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

hall 4

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

hall 5

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

hall 6

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

hall 7

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

hall 8

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

hall 9

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

hall 10

Presentazione Autore
Tiziana Pacini

Tiziana vive senza lifting a Rimini e lavora da due anni a Cesena: il tempo trascorso in auto, inizialmente considerato perso, diventa un momento per organizzare la giornata, per pensare, creare, sorridere. La sua vita è un salto a piedi nudi in una pozzanghera desiderando sia profonda.


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