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Odore di caffè, odore di casa.

by Tiziana Pacini
on Agosto 24, 2013
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Balzac diceva che "il privilegio di trovarsi dappertutto a casa propria appartiene solo ai re, alle puttane e ai ladri". La casa, intesa non come quattro mura ma come il nostro spazio abitato, è la rappresentazione personale e soggettiva del nostro vivere, il luogo fisico e simbolico della nostra crescita, educazione e identità. Si dice che la casa sia dove sta il cuore, è un concetto legato alla protezione, ai sentimenti, alla famiglia. Anche in una lingua barbara come l'inglese c'è distinzione tra house intesa come spazio fisico e home che ha una connotazione affettiva legata ad un'idea di protezione e rifugio.


Ognuno di noi collega il pensiero di casa ad una specifica sensazione, un insieme di pensieri positivi, spesso può essere un'immagine, un ricordo o più semplicemente una persona o un gruppo di persone. Per me la casa è dove so di dormire bene, una protezione dal mondo esterno, un luogo il cui pensiero mi fa teneramente sorridere e profondamente amare.


Penso a casa quando mi viene in mente mia mamma che alle 8 di mattina, dopo le mie prime serate brave a 14 anni, pensava bene di iniziare le pulizie di Pasqua anche se era luglio sbattendo l'aspirapolvere sullo stipite della porta di camera mia come se lì, proprio lì, si fosse accumulata tutta la sporcizia del mondo conosciuto. Penso a casa quando vedo mia nonna fare le tagliatelle come fosse nata imparata, quando muove il mattarello con un'abilità tale da battere anche la migliore majorette dell'Illinois. Penso a casa quando sento Michelle dei Beatles, quando mangio gli spaghetti con il sugo di tonno e quando mi sveglio con l'aroma di caffè.

 

Non c'è cosa migliore del profumo di caffè per riempire una stanza, soprattutto la mattina quando ti svegli e speri che quel fastidioso suono non sia la sveglia ma la sirena dei pompieri, quando le palpebre sono pesanti come se avessi seguito una puntata intera di Marzullo, quando la mente è ancora ubriaca di sogni e ti sforzi perché i primi pensieri consci siano diversi da fantasiose imprecazioni. Ecco, in quel momento, quando qualunque posizione diventa la più comoda purché rimanga orizzontale, proprio in quel momento realizzi che solo un pensiero può generare la forza fisica e mentale di aprire gli occhi, solo un obiettivo ti dà la capacità di superare l'immenso sforzo di alzare le coperte e scendere dal letto: il nero, caldo e gustoso caffè.

 

Sono degli automatismi, movimenti meccanici e spesso involontari che ti portano a strisciare fino alla cucina, prendere la moka come fosse il Santo Graal del risveglio, riempirlo di quell'inconsistente polverina magica e già nel momento in cui avviti la caffettiera le sinapsi iniziano lentamente a lavorare e tu inizi a capire che sei vivo e che il tuo fisico non è solo un'illusione, ma esiste davvero. E non c'è cialda o bar che possa fare un caffè come quello della moka, il rituale mattutino della preparazione, il soave rumore della miscela che sale, l'aroma che riscalda lo spirito e desta gli animi. L'invenzione della moka è importante tanto quella del fuoco o dell'automobile.

 

Semplicemente il mondo si sarebbe estinto senza Bialetti!


Proprio questi giorni ricorre l'anniversario dell'invenzione della moka, 80 anni di salvezza, un momento rivoluzionario, un piccolo passo per l'uomo, un grande passo per l'umanità!

 

Carosello moka Bialetti

Presentazione Autore
Tiziana Pacini

Tiziana vive senza lifting a Rimini e lavora da due anni a Cesena: il tempo trascorso in auto, inizialmente considerato perso, diventa un momento per organizzare la giornata, per pensare, creare, sorridere. La sua vita è un salto a piedi nudi in una pozzanghera desiderando sia profonda.


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