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Cambio di destinazione d'uso: due politiche a confronto

by Chiara Bianchi
on Gennaio 24, 2013
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Mentre in Italia è in corso una campagna elettorale in cui i programmi dei candidati glissano palesemente sulla questione abitativa, nel Regno Unito il Governo sta pensando di varare nuove leggi che consentano di convertire gli uffici rimasti vuoti in case, per tentare di aumentare il numero di alloggi a prezzi accessibili.


cambio destinazioneLa crisi degli ultimi anni ha colpito non solo gli italiani: anche il fiorente Regno Unito risente degli effetti negativi. Per stimolare l'economia e cercare di arginare l'annosa questione della penuria di alloggi a costi ridotti, il primo ministro David Cameron si sta impegnando a varare un piano di incentivi per lo sviluppo che comprende anche provvedimenti volti a facilitare la conversione degli spazi commerciali vuoti o poco utilizzati ad abitazioni. Tra le misure proposte si annoverano l'alleggerimento degli obblighi per i costruttori nell'edificare alloggi a prezzi accessibili e licenze per costruire su grandi estensioni senza il permesso delle autorità locali.


In Italia la conversione della destinazione d'uso è vincolata al Piano Regolatore della zona in cui insiste l'immobile. Prima di tutto, occorre quindi verificare la compatibilità della nuova destinazione, cioè se sia presente o meno una omogeneità funzionale dal punto di vista urbanistico. Una volta accertata la compatibilità, si può inoltrare la denuncia di inizio attività (D.I.A.) allo Sportello Unico per l'Edilizia; infatti il mutamento di destinazione d'uso di un immobile si configura sempre come una ristrutturazione edilizia, secondo quanto specificato nel Testo Unico dell'Edilizia (D.P.R.380/2001), che definisce "ristrutturazione edilizia" gli interventi rivolti a trasformare gli organismi edilizi mediante un insieme sistematico di opere che possono portare ad un organismo edilizio in tutto o in parte diverso dal precedente. Tali interventi comprendono il ripristino o la sostituzione di alcuni elementi costitutivi dell'edificio, l'eliminazione, la modifica e l'inserimento di nuovi elementi ed impianti ...». Il cambio d'uso è inoltre legato a determinati requisiti, come la superficie minima di abitabilità per ogni persona che deve essere almeno di 14 mq per i primi quattro abitanti e di 10 mq per i successivi, o i valori di aeroilluminazione precisati in 1/8 della superficie di pavimento dello stesso locale. E' dunque indispensabile affidarsi a tecnici competenti che ne stabiliscano la fattibilità.


Ma il bello viene adesso. Per un proprietario cambiare la destinazione d'uso da ufficio a residenziale è sicuramente conveniente, in quanto può usufruire delle agevolazioni fiscali consentite dalla cedolare secca. E, visto il numero di uffici vuoti, la difficoltà dei professionisti di pagare l'affitto dell'ufficio, le tasse da pagare su un immobile commerciale, scusate se è poco.

Presentazione Autore
Chiara Bianchi

Archeologa, guida turistica, formatrice. E poi esperta di social media e copywriter. Se si volesse cercare il filo rosso che collega queste esperienze, lo si potrebbe trovare in una sola parola: comunicazione. Che, in fondo, è più uno stile di vita. La sua missione in questo blog: censurare la prolissità magniloquente di Andrea Saporetti.


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