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Cedolare secca, nel 2015 l’hanno scelta il +22,4% dei proprietari di case in affitto.

by Chiara Bianchi
on Marzo 06, 2017
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Dichiarazione dei redditi 2015, la cedolare secca fa il boom

Boom della cedolare secca nel 2015, scelta nel +22,4% dei casi di nuovi contratti di affitto.

Sono 1,7 milioni i proprietari di case che hanno registrato un contratto di affitto con l’opzione della cedolare secca nel 2015, una cifra che fa volare il regime fiscale secco a +22,4% rispetto al 2014. I dati sono contenuti nelle annuali “Statistiche sulle dichiarazioni fiscali. Analisi dei dati Irpef” del Ministero dell’Economia e delle Finanze e riguardano in questo caso l’anno d’imposta 2015, ovvero le dichiarazioni dei redditi denunciate nel 2016.

Secondo lo studio, l’ammontare dell’imponibile è stato di 11,2 miliardi di euro, con una crescita del +21,2% rispetto al 2014 ed un’imposta dichiarata di 2,1 miliardi di euro, di cui l’87% derivante dall’aliquota al 21% dovuta dai contribuenti che hanno optato per un contratto a libero mercato o altro tipo di contratto non agevolato.

Il boom della cedolare secca nel 2015, tuttavia, è strettamente connesso al ricorso alla tassazione agevolata dei redditi da locazione spettante a chi stipula un contratto concordato per immobili situati in comuni ad alta densità abitativa e per quelli in comuni con carenze di disponibilità di alloggi. In questi casi l’aliquota della cedolare è ridotta al 10%, uno sconto fiscale che ha attratto sempre più proprietari determinando il maggior incremento nel 2015: +47,5%, per un ammontare che passa da 1,7 miliardi di euro dell’anno precedente a 2,7 miliardi di euro.

Chi ha optato per la cedolare secca nel 2015.

 

Lo studio del MEF evidenzia anche l’identikit dei contribuenti che hanno optato per il regime della cedolare secca. Partendo dalla distribuzione per classi di reddito complessivo, il 51% dei soggetti sembra avere un reddito complessivo compreso tra 20.000 e 50.000 euro, mentre nelle classi da 4.000 a 20.000 euro cresce del doppio rispetto al 2014 il numero dei soggetti che hanno fatto ricorso alla tassazione sostitutiva del 10%.

Passando alla distribuzione per regione, in Lombardia risulta prevalente la tassazione della cedolare secca al 21% (lo studio evidenzia il 21,2% dei soggetti); ricordiamo a tal proposito che nel comune di Milano gli accordi territoriali utili per sfruttare l’aliquota fiscale ridotta al 10% non era aggiornata dal 1999, e solo nel 2015 è stato trovato l’accordo tra le associazioni di categoria di proprietari e inquilini, accordo che tuttavia ha stentato a trovare un riscontro positivo nel ricorso al canone concordato in città probabilmente a causa della lontananza dei prezzi dai valori di mercato attuali.

L’aliquota al 10% è stata molto apprezzata invece in Emilia Romagna, dove vi hanno fatto ricorso il 20,3% dei proprietari. In generale nel Sud Italia il 2015 ha rappresentato l’anno della svolta per il ricorso alla cedolare: se l’incremento nazionale rispetto al 2014 si è fermato al 21%, nelle regioni meridionali si è arrivati al +26,9% e nelle Isole addirittura al +29,7%, come mostra il grafico sotto riportato (Fonte: "Statistiche sulle dichiarazioni fiscali. Analisi dei dati Irpef. Anno d'imposta 2015" pubblicato dal Ministero dell'Economia e delle Finanze).

 

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Presentazione Autore
Chiara Bianchi

Archeologa, guida turistica, formatrice. E poi esperta di social media e copywriter. Se si volesse cercare il filo rosso che collega queste esperienze, lo si potrebbe trovare in una sola parola: comunicazione. Che, in fondo, è più uno stile di vita. La sua missione in questo blog: censurare la prolissità magniloquente di Andrea Saporetti.


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