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Cedolare secca, si può davvero parlare di flop?

by Chiara Bianchi
on Febbraio 04, 2013
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La cedolare secca ha fatto flop: l'allarme è lanciato dalla Cgia di Mestre, che stima in quasi un milione gli affitti non dichiarati, con una perdita per l'Erario che ammonta a 5 miliardi di euro. Ma si può parlare davvero di flop? I dubbi restano tanti, a partire dal fatto che il nero, per definizione, non è quantificabile.


biciLa stima della Cgia di Mestre parte dal dato Istat secondo cui le famiglie italiane in affitto sono circa 4.800.000. Considerate il numero delle abitazioni che i locatori (persone fisiche) dichiarano di affittare, cioè 2.700.000, le unità immobiliari riconducibili all'edilizia pubblica, 800.000 e quelle date in affitto dalle società, 350.000, la sottrazione sembra non lasciare scampo: all'appello mancano 950.000 famiglie, che da qualche parte devono pur stare. Una cifra, secondo la Cgia, sicuramente sottodimensionata, dal momento che non tiene conto del milione e mezzo di studenti universitari che risiedono fuori sede e quasi sempre senza un contratto registrato.


Già lo scorso novembre il Dipartimento delle Finanze aveva "bocciato" la cedolare secca, colpevole di non aver aiutato l'emersione del nero, almeno non secondo le stime previste dal legislatore. E già allora ci si era posti una domanda: può essere la lotta al nero l'obiettivo finale dell'introduzione di un regime fiscale alternativo?

 

Isabella Tulipano, Responsabile Marketing e Comunicazione di Solo Affitti, è convinta di no: "Credo che abbassare il carico fiscale a proprietari che hanno scelto la strada dell'illegalità non sia una soluzione, perché quelle persone continueranno comunque ad evadere. I principi cui si deve ispirare il legislatore sono altri: da una parte, fornire un regime fiscale alternativo ai proprietari, e dai dati in nostro possesso possiamo affermare che questo punto è stato recepito e apprezzato. Nel 2012, infatti, ben il 56% dei nuovi contratti è stato stipulato con l'opzione della cedolare. E il dato è destinato ad aumentare, dal momento che, scegliendo il regime Irpef, le deduzioni delle spese a carico del proprietario sono scese dal 15 al 5%. D'altra parte, la cedolare ha fornito agli inquilini uno strumento importante per regolarizzare la loro posizione: autodenunciandosi all'Agenzia delle Entrate, infatti, possono registrare il contratto di locazione imponendo al proprietario un canone di affitto annuo agevolato, corrispondente al triplo della rendita catastale. Il fatto che le denunce siano state rare ci deve far pensare: forse la comunicazione dello strumento è stata poca e inefficace, forse c'è difficoltà nel reperire le prove di un pagamento in nero, col rischio di una querela per diffamazione e falsa testimonianza, forse non la cedolare non ha abbastanza appeal perché ci sono delle dinamiche fra proprietari e inquilini che noi non comprendiamo appieno".


In effetti, la Cgia ammette che allo stato attuale non si può dire con assoluta certezza quanto nero sia emerso, anche se ritiene che la cedolare secca abbia solo scalfito l'enorme sommerso che regna nel mercato senza intaccarlo in maniera decisa.


Resta una considerazione amara: che gli italiani perdono il pelo ma non il vizio, perché fra pagare poco senza rischiare e non pagare nulla rischiando, scelgono comunque sempre la seconda strada.

Presentazione Autore
Chiara Bianchi

Archeologa, guida turistica, formatrice. E poi esperta di social media e copywriter. Se si volesse cercare il filo rosso che collega queste esperienze, lo si potrebbe trovare in una sola parola: comunicazione. Che, in fondo, è più uno stile di vita. La sua missione in questo blog: censurare la prolissità magniloquente di Andrea Saporetti.


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