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Cinque punti per una "buona politica abitativa"

by Chiara Bianchi
on Gennaio 29, 2013
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Mancano poche settimane alle prossime elezioni, e mentre i candidati si fronteggiano in tv e sulla carta stampata a colpi di promesse e vicendevoli infamate, i sindacati inquilini lanciano loro un appello per avviare una "buona politica abitativa". E gli italiani chiedono poche e fondamentali cose al nuovo Governo: un lavoro e una casa.


buongovSono circa 3 milioni e mezzo le famiglie in affitto nel nostro Paese che percepiscono redditi al di sotto dei 24mila euro lordi all'anno. Per non contare tutti quei giovani che vorrebbero costruirsi un futuro fuori dalla casa di mamma e papà, ma non possono permettersi un mutuo né di pagare l'affitto a causa di canoni insostenibili. E si calcola che nei prossimi mesi saranno 125 mila le famiglie a rischio sfratto a causa del caro affitti e della disoccupazione.


Dall'indagine dei sindacati inquilini Sunia, Sicet, Uniat-Uil e Unione Inquilini sono queste le cifre della crisi. La politica abitativa italiana è evidentemente malata e ha bisogno di una scossa. Per questo i sindacati hanno firmato un appello al nuovo Parlamento affinché inserisca l'emergenza casa fra le priorità da affrontare. Una proposta suddivisa in cinque parti, utili a garantire non solo il diritto fondamentale di cittadinanza, ma anche a rilanciare l'occupazione e dotare il Paese di una infrastruttura indispensabile per creare mobilità lavorativa sul territorio:


1) L'ampliamento dell'offerta di abitazioni in affitto compatibile con i redditi della domanda attraverso un piano poliennale, finanziato con un apposito fondo, che preveda programmi con una quota prevalente di edilizia residenziale pubblica a canone sociale integrati da altri interventi di edilizia sociale indirizzati prioritariamente alla locazione.


2) Il contrasto all'ulteriore espansione e consumo del territorio privilegiando l'aumento dell'offerta abitativa in affitto attraverso operazioni di rigenerazione urbana su aree già urbanizzate ed il recupero qualitativo e funzionale del patrimonio abitativo esistente a partire dalle periferie degradate e dai quartieri di edilizia pubblica. Sulla gestione di questo ultimo comparto è necessaria una revisione degli indirizzi e delle finalità di carattere generale e la definizione dei livelli minimi del servizio abitativo e degli standards di qualità per renderla compatibile con gli obiettivi di inclusione sociale e di risposta al disagio abitativo.


3) Una riforma della legge sulle locazioni che affermi la contrattazione collettiva come strumento di regolazione del mercato delle locazioni private e dell'edilizia sociale in partenariato (Social Housing), accompagnata da una riforma del regime fiscale sui redditi da locazione e dell'IMU che sostenga la riduzione del livello degli affitti, penalizzi gli alloggi tenuti sfitti oltre un certo periodo, sconfigga l'evasione fiscale nel settore, anche alla luce dei deludenti risultati prodotti dall'introduzione della cedolare secca.


4) Il rifinanziamento del Fondo di sostegno alla locazione. Uno strumento delle politiche di welfare indispensabile per sostenere i redditi degli inquilini più deboli e per arginare la progressiva ed allarmante crescita degli sfratti per morosità che, complice la crisi economica, ha abbondantemente superato i livelli di guardia ed è ai primi posti tra i fattori di sovraindebitamento delle famiglie. In questa prospettiva é necessario garantire soluzioni alloggiative anche alle famiglie con sfratto per morosità incolpevole causato da un forte disagio economico.


5) La costituzione di un Osservatorio nazionale sulla condizione abitativa, strumento fondamentale per programmare, attivare ed indirizzare le iniziative in materia di politiche abitative insieme a misure di sostegno alle Agenzie casa comunali che, adeguatamente incentivate anche attraverso l'utilizzo di un fondo alimentato dai depositi cauzionali, possono rappresentare uno stimolo importante per l'incontro tra domanda ed offerta ed un incentivo alla regolazione del mercato.

Presentazione Autore
Chiara Bianchi

Archeologa, guida turistica, formatrice. E poi esperta di social media e copywriter. Se si volesse cercare il filo rosso che collega queste esperienze, lo si potrebbe trovare in una sola parola: comunicazione. Che, in fondo, è più uno stile di vita. La sua missione in questo blog: censurare la prolissità magniloquente di Andrea Saporetti.


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