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Io, agente immobiliare nell'Emilia terremotata.

by Chiara Bianchi
on Maggio 20, 2013
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Nell'anniversario del terremoto che ha messo in ginocchio l'Emilia abbiamo raccolto la testimonianza di chi, quell'evento, l'ha vissuto in prima persona. Un agente immobiliare che si è trovato a lavorare in un territorio lacerato, dove non ci sono più case, e dove quelle rimaste in piedi sono viste come un nemico da cui allontanarsi.

 

foto terremoto emilia crollo duomo mirandola 0 120 maggio 2012: una data che non si può dimenticare, incisa a caratteri cubitali nella mente e nel cuore di ogni italiano. Perché quel giorno un pezzo d'Italia, quello industrioso e dello sviluppo legato ai prodotti della tradizione, se n'è andato, crollato sotto la spinta devastatrice del terremoto. A distanza di un anno cos'è cambiato, come vive la popolazione emiliana? Lo abbiamo chiesto ad Alberto Bombarda, collaboratore di Blogaffitto e titolare dell'agenzia immobiliare Solo Affitti Mirandola, a cui vanno non solo i nostri ringraziamenti per la disponibilità a rilasciare questa intervista, ma anche e soprattutto i nostri complimenti per la forza e il coraggio con cui ogni giorno affronta le conseguenze di quei sfortunati eventi.

D. Che ricordi hai dei giorni successivi al terremoto?

R. Innanzitutto c'è sempre da precisare che solo chi ha vissuto un terremoto abitando nella zona dell'epicentro può capire cosa significhi. Un'esperienza terrificante, devastante, stravolgente. Tanto che il primo pensiero di quasi tutti noi residenti a Mirandola e Comuni limitrofi, dopo il secondo sisma del 29 maggio, è stato quello di scappare il più lontano possibile, abbandonando abitazioni, attività e quant'altro: ognuno di noi riteneva la propria amata casa un pericolosissimo "nemico", dalla quale stare alla larga. Noi ci siamo rifugiati al mare, affittando un bungalow, rigorosamente di legno e quindi antisismico... E ogni volta che si tornava in città per qualsiasi motivo sembrava di vivere in un film: strade deserte, macerie dappertutto. Gli unici abitanti erano i Vigili del Fuoco, le Forze dell'Ordine e gli sfollati nelle tende allestite nei vari campi preparati dalla Protezione Civile. Ogni giorno, per quasi tre mesi, scosse. Una sola parola: allucinante.

D. Il tuo ufficio, la tua casa, hanno subito diversi danni. Eppure sappiamo che hai cercato di aiutare i tuoi concittadini, mettendo a loro disposizione la tua competenza come agente immobiliare. Com'è andata?

R. Tra tutte le proprietà di famiglia, solo la casa dove abito io ha retto l'urto. Dopo due settimane di assenza da Mirandola, la riflessione ha portato al pensiero di riaprire l'attività. Preso in affitto un container, fatto il trasloco di mobili e pc dall'ufficio inagibile in centro, il 18 giugno abbiamo riaperto in una zona decentrata, dove convivevamo con altre aziende e negozianti. Dovevamo anche far sapere ai clienti del nostro spostamento: Facebook è stato il mezzo di comunicazione più importante per avere e dare notizie quotidiane di ogni genere del nostro territorio. Ci guidava una indescrivibile adrenalina nel fare e nel pensare ogni cosa: la razionalità era un concetto sconosciuto. Abbiamo fatto un lavoro davvero straordinario nel gestire circa un centinaio di richieste al giorno, rinchiusi in "ambiente di lavoro" formato da una scatola di plastica di 12 mq, affrontando un mercato dove vigeva solo l'anarchia: c'era talmente tanta esigenza di case che molti proprietari, con il passaparola, affittavano da soli ad amici e parenti senza nemmeno avvertirci. Il pensiero di molti, soprattutto anziani, era solo trovare un luogo dove mettersi al coperto. Il nostro lavoro nei primi tempi ha ricompreso aspetti molto psicologici: raccoglievamo disperazione, donavamo conforto e speranza. Nel fare il nostro mestiere, abbiamo reso felici tante persone che hanno potuto riprendere una vita pseudo-normale.

D. Un anno da agente immobiliare in territorio terremotato. Che cosa è cambiato per quanto riguarda il tuo lavoro, quali difficoltà hai incontrato e continui ad incontrare ogni giorno?

R. Il settore immobiliare è chiaramente stato uno dei più colpiti. Il terremoto ha reso inagibile circa un 30-40 per cento di tutto il patrimonio case del nostro territorio. Il che ha significato che chi risiedeva in quelle abitazioni ha dovuto trovarne di alternative. E andando ad abitare quelle disponibili, il mercato si è saturato a tal punto che oggi reperire una casa in affitto nella nostra zona è quasi come trovare un ago in un pagliaio. Fino a che non verranno ristrutturare o ricostruite le case inagibili, chi ha trovato alloggi temporanei non potrà rientrare e di conseguenza il mercato dell'affitto rimarrà ingessato. Una situazione davvero difficilissima.

D. Quali sono le tue prospettive future, per il ruolo che hai e per come sta andando la sistemazione del territorio, la ristrutturazione degli edifici?

R. Qui da noi abbiamo dovuto per forza cambiare modo di ragionare: oggi si vive alla giornata, i programmi a medio-lunga scadenza non sono più possibili. Tutto è diventato incerto. Le complicazioni burocratiche per richiedere contributi atti alle ristrutturazioni sono davvero enormi. Ad un anno dal terremoto sono state accolte circa il 10 per cento delle richieste e molte devono ancora essere inoltrate. Lo scenario è indecifrabile. Ci spinge un grande coraggio e la fierezza di una popolazione che ha sempre lavorato a testa bassa senza chiedere mai nulla a nessuno. Tutti dicono che siamo forti e bravi e che ce la faremo: le caratteristiche di noi emiliani sono ben note a chi ci governa. E ritengo che sia proprio la nostra dignità a rallentare gli aiuti...

Presentazione Autore
Chiara Bianchi

Archeologa, guida turistica, formatrice. E poi esperta di social media e copywriter. Se si volesse cercare il filo rosso che collega queste esperienze, lo si potrebbe trovare in una sola parola: comunicazione. Che, in fondo, è più uno stile di vita. La sua missione in questo blog: censurare la prolissità magniloquente di Andrea Saporetti.


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