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La seconda vita dei centri storici

by Chiara Bianchi
on Dicembre 11, 2012
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Non serve seguire la stampa immobiliare: basta fare un giro nelle piazze e nelle vie delle città e dei piccoli paesi della nostra bella Italia, per accorgerci che c'è qualcosa che non va. I centri storici si stanno spopolando, soffocati dall'espansione urbana, dagli affitti troppo alti, dalla mancanza di parcheggi e servizi. Ma c'è qualcuno che sta correndo ai ripari. Ecco la case history di due città romagnole.

 

affittasi-negozioOra ci mancava pure l'Imu, ad accanirsi contro negozi e botteghe. Secondo uno studio della Confesercenti, proprio queste tipologie di immobili sono quelle più penalizzate dal passaggio dall'Ici all'Imposta Municipale Unica. Un prelievo pari a 1,8 miliardi, ossia 1.050 milioni in più rispetto ai 700 milioni derivanti dalla vecchia Ici, che si scaricherà sui proprietari dei locali ma anche sulle piccole e medie imprese in affitto, che si vedranno aumentare il canone.


Puntare sulla riqualificazione degli spazi urbani e sulla promozione delle attività commerciali e culturali sembra essere l'unica strategia vincente. La pianificazione delle strutture commerciali, soprattutto, non deve essere attuata come semplice sistema di regolazione della localizzazione, ma come politica di promozione dello sviluppo delle imprese locali e del miglioramento dei servizi offerti.


Il Comune di Reggio Emilia ha messo a punto un progetto della durata sperimentale di due anni, intervenendo, tra le altre cose, anche sull'annosa questione dei negozi sfitti. Le proposte sono molteplici e tutte significative: dall'attivazione di "temporary store" a soluzioni di affitto a canone calmierato, dalla predisposizione di un calendario comune di iniziative alla creazione di una immagine coordinata per il centro storico. Verranno realizzate indagini di mercato sulle motivazioni dei frequentatori del centro cittadino, e si terranno monitorati gli accessi nelle varie fasce orarie.


L'iniziativa del Comune di Cesena si intitola "Accendiamo le vetrine spente", e nasce con l'intento di favorire da un alto l'insediamento di nuove attività commerciali ed artigianali nei negoziacc rimasti sfitti, dall'altro l'utilizzo delle vetrine vuote come spazi espositivi per giovani artisti e per la promozione degli eventi culturali cittadini. Le tappe principali del progetto sono costituite dall'aggiornamento della mappatura dei locali commerciali sfitti del centro storico e dall'attivazione di un sito, http://www.accendiamolevetrine.it/, che promuove il progetto, favorendo l'incontro fra domanda e offerta. Per incoraggiare l'insediamento di nuove attività commerciali o artigianali, soprattutto giovanili, sono stati previsti degli incentivi. Ai proprietari di negozi vuoti che accetteranno di affittarli a canone concordato sarà infatti riconosciuto un contributo di 13 euro al metro quadrato; analogo contributo per i proprietari che concederanno i locali vuoti in comodato d'uso al Comune, il quale li utilizzerà come spazio espositivo da mettere a disposizione di giovani artisti e artigiani oppure come vetrina promozionale della città e delle iniziative che vi si svolgono.

 

 

Presentazione Autore
Chiara Bianchi

Archeologa, guida turistica, formatrice. E poi esperta di social media e copywriter. Se si volesse cercare il filo rosso che collega queste esperienze, lo si potrebbe trovare in una sola parola: comunicazione. Che, in fondo, è più uno stile di vita. La sua missione in questo blog: censurare la prolissità magniloquente di Andrea Saporetti.


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