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Riforma del catasto: valori di mercato e metri quadri le discriminanti.

by Chiara Bianchi
on Settembre 18, 2013
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Il valore catastale delle case sarà determinato non più dal numero dei vani, bensì dai metri quadrati e collegato al valore di mercato, revisioni che permetterebbero di diminuire le imposte per la maggior parte dei proprietari. Queste le principali novità contenute nel secondo articolo della delega fiscale approvata ieri dalla Commissione Finanza della Camera.


catastoLa riforma del catasto non può più attendere, dal momento che su di essa si basano quasi tutte le imposte sul mattone, fra cui la neonata Service Tax che farà il suo debutto il 1 gennaio 2014. E in effetti la commissione Finanze ha votato i primi emendamenti in un clima di ampia condivisione, in modo da portare il testo in aula già lunedì 23 settembre.


Il punto centrale della riforma resta l'invarianza di gettito complessivo: ciò significa che se aumenterà il gettito derivante da alcuni immobili, come quelli non ancora accatastati e quelli con un classamento inferiore ai dati reali di mercato, automaticamente scenderanno le tasse sulle altre case ed edifici. Le nuove categorie catastali dovranno essere definite tenendo conto della relazione con il valore di mercato al metro quadrato per la tipologia immobiliare, probabilmente rilevato dall'Omi (Osservatorio immobiliare dell'Agenzia del Territorio), a cui si aggiungeranno una serie di coefficienti a indicare le scale, l'anno di costruzione, il piano, l'esposizione, il riscontro d'aria, l'affaccio, l'ascensore, il riscaldamento centrale o autonomo, lo stato di manutenzione. Questi coefficienti verranno rappresentati da un algoritmo che potrà cambiare il valore al metro quadrato di partenza, e che andrà moltiplicato per il numero dei metri quadrati rilevati secondo la metodologia catastale. Il risultato dell'operazione sarà, appunto, il valore patrimoniale.


A incidere sulle categorie catastali saranno inoltre la localizzazione e le caratteristiche edilizie con differenze di ambito territoriale anche all'interno di uno stesso comune. L'esempio più classico sono gli appartamenti nel centro storico di Roma, ancora accatastati come ''case popolari'', ma in effetti ristrutturate come abitazioni di prestigio, con un valore di mercato altissimo.


Per risolvere il nodo sulle case non ancora accatastate, e su quelle che presentano discrepanze tra realtà di fatto e realtà dichiarata, è stato approvato un emendamento che prevede la condivisione telematica dei dati e documenti tra l'Agenzia delle Entrate e gli Uffici Urbanistici dei Comuni, in modo da creare un'omogenea corrispondenza tra documenti progettuali depositati, elaborati catastali e stati di fatto degli immobili.

Presentazione Autore
Chiara Bianchi

Archeologa, guida turistica, formatrice. E poi esperta di social media e copywriter. Se si volesse cercare il filo rosso che collega queste esperienze, lo si potrebbe trovare in una sola parola: comunicazione. Che, in fondo, è più uno stile di vita. La sua missione in questo blog: censurare la prolissità magniloquente di Andrea Saporetti.


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