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Tasi aumentata rispetto all'Imu in molti Comuni. Ma gli inquilini possono tirare un sospiro di sollievo.

by Chiara Bianchi
on Maggio 02, 2014
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Il Parlamento ha approvato in via definitiva il decreto Salva-Roma che contiene le regole per la Tasi, la nuova imposta sui servizi indivisibili. Intanto la Uil fa i calcoli in tasca ai contribuenti delle 19 città capoluogo che hanno già deliberato le aliquote: molti pagheranno più dell'Imu, ma gli inquilini in affitto possono tirare un sospiro di sollievo.


iStock 000012051092SmallMentre arriva l'ok definitivo del Parlamento al decreto Salva-Roma che contiene le regole per la nuova tassa sul mattone, la Uil Servizio Politiche Territoriali scatta una fotografia dei primi Comuni di città capoluogo che hanno deliberato le aliquote Tasi, l'imposta sui servizi indivisibili. Una fotografia che immortala una nuova imminente stangata: rispetto all'Imu, la Tasi sarà più cara in una città su quattro, perché le amministrazioni tendono a rialzare le aliquote dell'imposta.

 


Ma come funziona la Tasi? La nuova imposta sui servizi indivisibili si applica sui fabbricati, compresa l'abitazione principale, e sulle aree fabbricabili, con la medesima base imponibile dell'Imu. L'aliquota base è dunque l'1 per mille, mentre la massima va determinata in modo che la somma di Tasi e Imu non superi il 10,6 per mille. Per quest'anno la Tasi per la prima abitazione non potrà superare il 2,5 per mille, anche se il Comune può aumentare di un altro 0,8 per mille (la cosiddetta super-Tasi) se fissa agevolazioni tali da equiparare il carico della Tasi a quello dell'Imu; secondo una clausola di salvaguardia contenuta nel decreto Salva-Roma, infatti, la Tasi non dovrà pesare sulle tasche dei contribuenti più dell'Imu 2013. Per le seconde case invece il carico fiscale può arrivare fino al 10,6 per mille, con l'aggravio eventuale del solito 0,8 per mille se non utilizzato per le prime abitazioni.


Eppure, secondo i calcoli della Uil, per una abitazione principale su quattro le tasse sul mattone vedranno un aumento, mentre nella maggior parte degli altri casi il risparmio sarà di poche decine di euro rispetto alla vecchia Imu. Sembra infatti che, eccettuate Aosta e Pordenone, in tutte le altre 19 città che hanno già deliberato l'aliquota, essa sia stata aumentata rispetto a quella base dell'1 per mille, rendendo così la Tasi più dispendiosa dell'Imu. Otto capoluoghi su 19 hanno anche sfruttato l'opportunità di aumentare di un ulteriore 0,8 per mille l'aliquota massima fissata a 2,5 per mille per la prima abitazione e a 10,6 per mille per le seconde, opportunità introdotta proprio dal decreto Salva-Roma, a condizione che fossero "finanziate, relativamente alle abitazioni principali e alle unità ad esse equiparate, detrazioni o altre misure", con effetti equivalenti a quelli sull'Imu.


Per gli inquilini in affitto la pillola non sembra invece così amara. In metà delle 19 città prese in esame dalla Uil non dovranno pagare la quota Tasi prevista tra il 10 e il 30%, dal momento che i Comuni hanno deciso di fare cassa, rispetto alle seconde case, con la sola Imu, dovuta esclusivamente dai proprietari. Ma per gli inquilini che dovranno corrispondere la loro parte, le spese saranno comunque contenute: a Milano, dove la Tasi sulle seconde case (quindi anche quelle in affitto) sarà dello 0,8 per mille, la quota a carico degli inquilini sarà del 10%, pari a circa 14 euro, mentre a Cagliari, Brescia, Forlì e Mantova la parte spettante a chi è in affitto sarà compresa tra i 10 e i 20 euro.

Presentazione Autore
Chiara Bianchi

Archeologa, guida turistica, formatrice. E poi esperta di social media e copywriter. Se si volesse cercare il filo rosso che collega queste esperienze, lo si potrebbe trovare in una sola parola: comunicazione. Che, in fondo, è più uno stile di vita. La sua missione in questo blog: censurare la prolissità magniloquente di Andrea Saporetti.


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