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Spese per la casa, costa meno stare in affitto a canone concordato che in una casa di proprietà con il mutuo

by Andrea Saporetti
on Settembre 01, 2015
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Una recente indagine della CGIL cerca di fare chiarezza sulla diversa spesa da sostenere per la casa nelle principali città italiane. Sì, perché non conta solo il reddito medio delle famiglie e, di contro, il costo dell'affitto o del mutuo. TASI e TARI fanno la differenza da città a città, così come le spese condominiali. Con risultati interessanti, a partire dal divario notevole fra spesa con contratto di affitto a canone libero e a canone concordato, ma anche tra casa in affitto e casa di proprietà con mutuo.

 

 

La questione se convenga di più acquistare o affittare è tra le più annose del mondo immobiliare.

Ciascuno si addentra in stime e considerazioni, ma sappiamo bene che il giudizio, in fondo, è molto influenzato dal pensiero "sì, però con il mutuo alla fine la casa mi rimane, con l'affitto non mi resta nulla". Ci si divide tra chi pensa all'esigenza abitativa da soddisfare in modo diverso a seconda delle esigenze diverse e chi invece propende univocamente per avere qualcosa di proprio.

Al netto quindi di questa considerazione, perché rispolverare questo vecchio dilemma quindi?

 

Non facciamolo, allora. Ma analizziamo invece, insieme alla CGIL, un'altra interessante indagine condotta dal sindacato. Considerando anche TASI, TARI, spese condominiali e altri oneri legati all'abitare, a fine mese costa di più la abitare in una casa di proprietà o in affitto?

Abbiamo cercato di riassumere, nell'immagine sottostante, gli esiti dell'analisi della CGIL, che rapporta il reddito disponibile alle famiglie nelle diverse città alle spese totali per la casa.
Lo studio è condotto monitorando le quattro circostanze più classiche: abitazione di proprietà senza mutuo (ovviamente la più vantaggiosa in ogni caso), abitazione di proprietà con mutuo, abitazione in affitto con contratto a canone libero e abitazione in affitto con contratto a canone concordato.

 

09 Analisi CGIL costa meno stare in affitto a canone concordato che in una casa di proprietà con il mutuo

Interessante innanzitutto notare le differenze a livello locale. Evidente, ad esempio, come – a prescindere dalla modalità con cui si dispone dell'immobile – a Genova e Torino, ma anche a Bologna, la spesa richiesta per il possesso di una abitazione sia decisamente più gestibile per le famiglie rispetto ad altre città come Roma, Napoli e Bari.

 

Per gli immobili di proprietà e senza mutuo, la differenza sostanziale sta nelle spese condominiali e nell'imposizione fiscale (TASI e TARI, fondamentalmente).

Privilegiati i cittadini di Torino, con incidenza delle spese per la casa sul proprio reddito sotto al 12% (per la precisione, 11,81%); attorno a tale soglia anche Genova, Bologna, Milano e Firenze.

Disponibilità di un'abitazione che si rivela invece ben più onerosa per i residenti di Palermo, Bari e Napoli, ove l'incidenza delle spese per la casa risulta superiore 16% del reddito. Avere una casa di proprietà, pur senza dovervi pagare alcun mutuo, grava sui cittadini partenopei per il 17,44% del loro stipendio.

 

Tuttavia, come evidente, è il dover far fronte ad un mutuo o ad un affitto che appesantisce notevolmente l'economia familiare.

Se avere una casa di proprietà senza mutuo permette di contenere attorno al 14%-15% del reddito l'incidenza dei costi per la casa (pur con le differenze locali analizzate), il pagamento di un affitto o di un mutuo incide per un ulteriore 20%-25%. In alcuni casi, anche molto di più.

 

Particolarmente costoso abitare in affitto a canone libero: tutto compreso, il costo per la casa pesa per oltre il 40% delle entrate delle famiglie.

La punta massima si riscontra a Roma, dove chi è in affitto senza beneficiare di un contratto a canone agevolato deve mettere in conto che metà di quello che guadagna (50,04%) andrà speso in spese per la casa. Un valore enorme, se paragonato ad esempio alla città più economica per chi sta in affitto, Genova, dove questo indicatore si ferma al 30,12%.

Come spiegarsi questo valore davvero difficile da sostenere per gli abitanti della Capitale? Città, Roma, con canoni di affitto tra i più elevati del nostro paese (per fare un confronto fra i canoni di affitto nelle diverse città vi consigliamo questo articolo di Blogaffitto) , ma anche una di quelle che ha stabilito di far pagare una consistente quota della TASI all'inquilino, anziché (come molti altri Comuni hanno scelto di fare) far ricadere tutto il carico sul proprietario.

 

Concentrandosi sulla tabella, poi, emerge un dato assai significativo dal confronto fra i risultati ottenuti in caso di immobile di proprietà con mutuo e immobile in affitto a canone convenzionato.

Evidente come chi abita in affitto a canone concordato possa, a fine anno, vantare una minore spesa per l'abitazione (33,84%) rispetto alla proprietà gravata da mutuo (38,45%). Evidenza che si manifesta in ogni città, con la sola eccezione di Milano, unica area urbana nella quale la proprietà è univocamente meno onerosa rispetto alla locazione.

Praticamente equivalente la quota di reddito da destinare alla casa se si ha un mutuo o se si è in affitto concordato a Bologna e Torino. Enorme, invece, la disparità a favore dell'affitto agevolato per i cittadini di Genova (25,66%, contro il 34,20% in caso di mutuo) e Napoli (33,60%, da paragonare con ben il 47,46% del reddito da destinare alle spese per la casa se ci sono le rate del mutuo da pagare).

 

Presentazione Autore
Andrea Saporetti

Laureato in economia, da sempre interessato a qualsiasi cosa sia misurabile. L'innata passione per la statistica e lo stile descrittivo a metà tra il magniloquente ed il prolisso fanno di lui il blogger più alternativo dell'ultimo decennio. L'impegno nel volontariato e la passione per la letteratura russa completano la sua immagine giovane e dinamica.


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