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Banche: la cura dimagrante degli sportelli e i tanti immobili difficili da ricollocare

by Andrea Saporetti
on Aprile 29, 2014
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Anche le banche tirano la cinghia. Sono finiti i tempi delle aperture di massa, in cui si poteva trovare uno sportello bancario quasi affiancato ad un altro e, non appena uno si liberava c'era la corsa tra i vari istituti per accaparrarselo. Rispetto ai 32.800 sportelli bancari operativi nel 2007, oggi sono già oltre 800 quelli che hanno abbassato la saracinesca e, in cinque anni, altri 1.500 sono previsti in chiusura. Tanti negozi di cui le banche dovranno disfarsi. Ma affittarli non sarà per nulla facile: vediamo perché.

 

 

Era il 2007. L'Italia non risentiva ancora minimamente dei primi segnali della crisi. Il sistema bancario italiano era florido e pensava alle acquisizioni all'estero e alle aggregazioni per rafforzarsi nel mercato interno. Era l'anno della fusione Unicredit-Capitalia, ricordate? Ancora tanti istituti si rincorrevano per accaparrarsi le filiali lasciate libere dalla concorrenza nelle vie più prestigiose, anche a costo di investimenti impegnativi dal punto di vista finanziario.

Oggi, nel 2014, un altro mondo. Una ormai perdurante crisi economica e l'affermazione presso moltissime famiglie dell'home banking ha cambiato in pochi anni la strategia delle banche.

Si taglia, altro che rincorsa alla location più ambita per un nuovo sportello. Per far quadrare i bilanci, messi a dura prova dai vincoli di Basilea e all'esponenziale aumento di sofferenze ed incagli dovuti alla crisi economica, i top manager degli istituti di credito del nostro Paese hanno avviato consistenti piani di riduzione dei costi.

Spending review che, inevitabilmente per il settore creditizio, passa dal taglio del personale e dalla chiusura di sportelli ritenuti secondari o troppo vicini ad altri.

Secondo i dati della Banca d'Italia, sono oltre 800 negli ultimi 6 anni, dal 2007 allo scorso 2013, le sedi di banche che hanno abbassato la serranda. E altre 1.500 sono quelle che, in base ai piani industriali disponibili, dovrebbero fare la stessa fine di qui al 2017-2018. Passando, in Italia, da 32.800 nel 2007 ai soli 31.900 di quest'anno a poco più di 30.000 unità fra 5 anni.

2014-04 Banche la cura dimagrante degli sportelli e i tanti negozi difficili da ricollocareA partire dagli istituti di maggiore dimensione. Si pensi solo che, nei prossimi anni, Intesa Sanpaolo prevede il taglio di 800 dei 4.100 sportelli oggi gestiti (dopo aver già ridotto, dal 2007 ad oggi, di 2.000 unità il numero di sedi operative). Non meno significativo il ridimensionamento di negozi e uffici che Unicredit ha pianificato: 500, partendo dagli odierni 4.100. MPS ha invece in progetto di tagliare 200 sportelli, rispetto agli attuali 2.300.

Saranno colpite in misura inferiore le sedi presenti nei piccoli centri urbani e nelle campagne, generalmente appannaggio degli istituti di minori dimensioni e delle banche di credito cooperativo. Queste banche, infatti, continueranno a cercare di mantenere un presidio territoriale capillare, vero punto di forza del proprio modello di business.

Finiranno invece per primi sotto la scure dei top manager dei principali istituti (quelli che con maggiore incisività si dedicheranno alla spending review) gli sportelli dislocati nei centri urbani, partendo da quelli non distanti da altre filiali dello stesso marchio. I principali operatori del settore, nel mettersi a dieta dal punto di vista del numero di unità operative, punteranno a ridurre gli spazi dedicati alla cassa e dedicando invece nuovi ambienti, ove necessario, alle attività di consulenza. Il tutto, ovviamente, riducendo il numero degli sportelli attivi.

Tanti nuovi negozi o uffici che dovranno trovare una nuova collocazione sul mercato. Le banche dovranno trovare a chi venderli o, più probabilmente, affittarli. Però, sono tanti i però.

La fase di mercato non è senz'altro quella ideale. Abbondante offerta, nel mercato dell'affitto ad uso diverso dall'abitazione, a fronte di una domanda mantenuta ancora bassa dal clima economico per il momento sfavorevole. Di ripresa si parla tanto, ma ancora non se ne vede traccia. Pochi, almeno nel breve periodo, gli imprenditori che probabilmente si mostreranno interessati a prendere in locazione immobili che, pur generalmente godendo di ottime ed ambite location, scontano alcune caratteristiche che li rendono molto particolari.

Da tenere in conto, soprattutto, gli elevati "costi di riconversione". Vetrine e serramenti di una banca o devono essere mantenuti dall'attività che succede alla banca, oppure richiedono notevoli interventi per una ripristino a condizioni più consuete per un esercizio commerciale aperto al pubblico. La rimozione del caveau, l'eliminazione dei vetri blindati, sistemi di ingresso più agevoli per la clientela comportano opere strutturali che possono richiedere anche diverse migliaia di euro a chi subentra nei muri di un ex sportello bancario.

Affari complessi, quindi, che le banche si troveranno a dover gestire; ma che risulteranno inevitabili, viste le politiche di ridimensionamento previste. Trattative che condurranno tramite i propri uffici di gestione patrimoni. O, per massimizzare i ritorni e ridurre le tempistiche di vacancy, che gestiranno scegliendo di affidarsi a gruppi immobiliari specializzati nell'affitto di immobili commerciali.

Presentazione Autore
Andrea Saporetti

Laureato in economia, da sempre interessato a qualsiasi cosa sia misurabile. L'innata passione per la statistica e lo stile descrittivo a metà tra il magniloquente ed il prolisso fanno di lui il blogger più alternativo dell'ultimo decennio. L'impegno nel volontariato e la passione per la letteratura russa completano la sua immagine giovane e dinamica.


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