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Commercio, rinunciare al locale non è l’unico modo per far quadrare i conti. In crescita bar, ristoranti e hotel

by Andrea Saporetti
on Aprile 05, 2016
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Bar, ristoranti e alberghi reggono la crisi

Scegliere di aprire un’attività di commercio ambulante è l’unica via per far andare bene un’attività commerciale? Sono in crescita gli imprenditori che scelgono di ospitare la propria attività in una bancarella, in particolare nelle città principali, dove i costi di un locale commerciale possono essere proibitivi. Ma non dappertutto è così, anzi. L’analisi Confcommercio rileva che l’unico settore di attività cresciuto per numero di imprese è quello della ricettività e della ristorazione. Segno che l’affitto di un locale commerciale con passaggio e visibilità non è per forza solo un costo, ma può essere la migliore fonte di ricavo.

 

È innegabile: gli anni della crisi hanno mietuto vittime nel commercio del nostro paese.

Tantissime imprese non ce l’hanno fatta a resistere al calo della domanda interna e tante serrande si sono abbassate. Facile, passeggiando nel centro storico di molte città, accorgersi delle decine di cartelli “vendesi” o “affittasi” sui negozi rimasti inutilizzati o sfitti.

Perché, comprensibilmente, la paura ad investire in un’attività economica, durante gli anni della crisi, è stata il minimo comun denominatore per molti commercianti o aspitanti tali.
“Fare i debiti per comprarmi un locale? O comunque accollarmi il costo di un affitto e rischiare ogni mese di non riuscire a coprire le spese fisse? Ma chi me lo fa fare?”: questo il pensiero ricorrente, che ha frenato una fetta consistente di aspiranti commercianti a fare il grande passo e sfidare il mercato.

Quanti? Ce lo dicono le statistiche.

 

Commercio in crisi? Dipende. A fare la differenza cosa vendo e dove svolgo l’attività

Si è fatto un gran parlare di crisi, negli ultimi anni. Tanto che spesso il catastrofismo ha preso il sopravvento e le opinioni hanno sopraffatto la realtà.

Un calo nel numero di esercizi commerciali c’è stato, complessivamente. Ma già questo presupposto non è banale quanto potrebbe sembrare.
A dimostrarcelo il rapporto “Demografia d’impresa nei centri storici italiani” elaborato dall’Ufficio Studi di Confcommercio, in collaborazione con Unioncamere, che analizza l’evoluzione delle imprese esercenti un’attività commerciale.

04 Affitto locale commerciale per attività bar ristorante hotelPerché se è vero che nel campione delle 39 città di medie dimensioni analizzato si è registrata una contrazione del 3,2% del numero di esercizi commerciali, non lo è ad esempio nel resto d’Italia (-0,1% nello stesso arco temporale, dal 2008 al 2015), dove si può parlare invece di stabilità.
Ad andare male, per ogni macro-categoria commerciale, sono i negozi che si occupano di rivendita di merci e prodotti al dettaglio che dispongono di una sede fissa (-14,7% nelle città di media dimensione, mentre nel resto d’Italia il calo è più limitato: -5,9%).
Particolarmente colpiti i distributori di carburante (-28,8%), ma anche le rivendite di prodotti ad uso domestico (-19,2%) e i negozi di vendita di prodotti informatici, culturali e ricreativi (-10,0%). In leggera contrazione, invece, i negozi di alimentari (-2,3%), che tengono meglio dei locali di rivendita legati ad altre categorie merceologiche.

Come si nota, accusano particolarmente il colpo le attività di commercio al dettaglio legate ad un locale commerciale.
Evidente che molti siano stati scoraggiati ad intraprendere una nuova attività per il timore che i costi da destinare alla location non venissero compensati dai ricavi. Oppure che, analogamente, molte attività già avviate siano state costrette ad abbandonare il mercato perché, con la riduzione del fatturato, non riuscivano più a reggere le spese fisse legate al locale.
Sorge quindi un interrogativo: è una scelta sensata prendere un negozio per svolgere la propria attività imprenditoriale?

 

Commercio ambulante: fenomeno in crescita, ma non è sempre la soluzione migliore

Per far quadrare i conti a fine mese è importante andare a lavorare sui costi, certo. Ed è quello che hanno pensato tanti commercianti che hanno scelto di rinunciare ad affittare un locale, risparmiando il costo “dei muri”.
Certo, perché l’affitto del locale (o il mutuo, per chi ha preferito investire ed eventualmente indebitarsi) è spesso piuttosto oneroso, soprattutto nelle principali vie commerciali dei centri storici delle nostre città.
Non solo: associato al costo del locale, c’è tutto un corollario di altri costi che ne derivano: imposte (IMU), tasse (TIA prima, TARES poi, TARI ora), bollette per le utenze, talvolta spese condominiali. E talvolta piuttosto care.

Rinunciare al classico negozio dove svolgere la propria attività e trasferire l'esercizio commerciale in una bancarella di piazza significa fare a meno di tutto questo bagaglio di spese.

E sono in molti ad aver intrapreso questa strada. Quanti? Nelle città di media dimensione, campione di particolare interesse nell’analisi di Confcommercio, una fetta notevole: +43,3% nel periodo dal 2008 al 2015.

Allora, che dubbi restano? Mettiamoci tutti a fare gli ambulanti! È questa la panacea per curare tutti i mali?

No, o almeno non per forza. Perché dall’indagine, ad esempio, emerge anche che nel resto d’Italia (pensiamo, ad esempio, ai centri di minore dimensione) le imprese di commercio ambulante hanno invece subito una contrazione: -4,7% nell’analogo intervallo temporale.

Scelta, quella di trasferire (o avviare) la propria attività in una bancarella del mercato piuttosto che in un negozio tradizionale che ha quindi avuto senso soprattutto dove i costi per l’affitto del locale sono più alti e dove il giro di attività che si può sviluppare con un’attività di piazza è maggiore.
Se invece il canone di locazione dei muri dell’attività non è altrettanto proibitivo o se la visibilità della location è fondamentale per la creazione di un buon giro d'affari, la soluzione del commercio ambulante non è la più lungimirante.

 

Bar, ristoranti e alberghi: crescono le attività di accoglienza e ristorazione

Se usciamo dalle categorie del commercio al dettaglio e allarghiamo l’orizzonte ai pubblici esercizi, notiamo invece una crescita interessante, e che accomuna sia le 39 città oggetto di indagine di Confcommercio (+5,0%) che le altre zone del nostro paese (+12,4%).

Si tratta del comparto della ristorazione (bar, ristoranti, etc…) e della ricettività (alberghi e attività turistiche), che vedono incrementarsi il numero di attività presenti sul territorio. Attività che, come evidente, non prescindono dalla ubicazione all’interno di un punto vendita fisso.

Il contratto di locazione del locale commerciale è quindi un elemento che non ha scoraggiato tantissimi imprenditori a dedicarsi a queste attività, anzi. Una location visibile, in una zona di passaggio, che sia punto di riferimento per la clientela nel tempo.

Costo sì, ma la prima fonte di ricavo per un’impresa commerciale che voglia cogliere tutte le opportunità offerte dal mercato.

 

Presentazione Autore
Andrea Saporetti

Laureato in economia, da sempre interessato a qualsiasi cosa sia misurabile. L'innata passione per la statistica e lo stile descrittivo a metà tra il magniloquente ed il prolisso fanno di lui il blogger più alternativo dell'ultimo decennio. L'impegno nel volontariato e la passione per la letteratura russa completano la sua immagine giovane e dinamica.


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