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Contrasto all’evasione, servono nuovi vantaggi per chi denuncia l’affitto in nero

by Andrea Saporetti
on Aprile 08, 2014
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Il recupero di risorse dalla lotta all'evasione fiscale è una costante di ogni programma elettorale. Facile a dirsi, difficile di solito a farsi. Alcuni strumenti per il contrasto al nero, nel mercato dell'affitto, sono nel tempo stati elaborati: dai vantaggi per l'inquilino che denuncia il contratto non registrato, al più recente divieto di pagamento in contanti dell'affitto di abitazioni. Provvedimenti entrambi spazzati via, uno con una sentenza della Corte Costituzionale, l'altro con un parere del Ministero stesso. Ma quali misure sarebbero utili per far emergere gli affitti irregolari?

 

 

Tanta strada è ancora da fare, sulla via dell'equità fiscale. Perché se in Italia c'è chi paga tante, troppe tasse, sono ancora troppi quelli che le evadono. A spese, ovviamente, di tutti quei contribuenti onesti che dichiarano al fisco ogni centesimo guadagnato.

È il Direttore dell'Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, ad aver stimato, in una audizione tenutasi pochi giorni fa presso la Commissione Finanze del Senato, la somma complessivamente evasa dagli italiani ogni anno in circa 90 miliardi di euro. Un fenomeno, quello del sommerso, che risulta ancor più sgradevole in un momento come questo, di crisi e di ristrettezze economiche per tante famiglie.

Uno dei settori in cui storicamente il nero dilaga è quello degli affitti. Troppo facile non dichiarare al fisco che l'appartamento di cui si dispone non è una seconda casa che si tiene a propria disposizione, ma è affittato ad un inquilino.

Certo, i controlli vanno via via intensificandosi anche in questo ambito. Ne sia da esempio la campagna di contrasto all'evasione partita nel 2013 a Roma. Ma, oltre ai controlli, servono meccanismi di sistema che ostacolino sul nascere la possibilità di evadere, o la rendano un'opzione troppo rischiosa per il proprietario che voglia cercare di aggirare il fisco. Solo in questo modo l'evasione fiscale nel mondo delle locazioni potrà essere efficacemente contrastata.

Se alcuni passi avanti si compiono, altrettanto evidenti sono i passi indietro. Vediamo quelli più clamorosi.

 

Denuncia del proprietario che non registra il contratto di affitto: la Corte Costituzionale boccia la norma

Non ha mai preso davvero piede il sistema escogitato con il D.Lgs. 23/2011, che mirava a porre in contrasto tra loro l'interesse del proprietario a non dichiarare il reddito da affitto e quello dell'inquilino a che venisse invece regolarizzata la propria situazione. La norma menzionata, oltre ad avviare nel nostro Paese il regime della cedolare secca, aveva anche introdotto un intelligente sistema di contrasto al sommerso: prevedeva che il conduttore con contratto di locazione non registrato (o registrato per valori inferiori rispetto a quelli effettivi) potesse ottenere un contratto regolare di durata 4 anni e con canone ridottissimo (pari a 3 volte la rendita catastale rivalutata), semplicemente denunciando la situazione irregolare all'Agenzia delle Entrate.

In pochi casi, in realtà, gli inquilini avevano denunciato il padrone di casa per ottenere questo vantaggio. Troppa paura di ritorsioni o di problemi nei confronti del proprietario in caso di denuncia. Ma con i dovuti correttivi, il meccanismo poteva senz'altro trovare un maggiore riscontro e, anche solo preventivamente, scoraggiare tanti proprietari intenzionati a non registrare il contratto. Una recente sentenza della Corte Costituzionale, invece, ha dichiarato illegittimo, per difetto di delega su questo specifico punto, il Decreto Legislativo con il quale era stato introdotto questo strumento di lotta all'evasione.

 

Divieto di pagamento del canone di affitto in contanti: un passo avanti e uno indietro del Governo

Importante era anche stata, a fine dicembre 2013, la previsione da parte del Governo Letta di un regime particolarmente restrittivo in tema di normativa antiriciclaggio per il mondo degli affitti. Se la legge prevede, in linea generale, che sia obbligatorio utilizzare uno strumento di pagamento tracciabile per le transazioni di importo superiore ai 1.000€, per gli affitti di immobili ad uso abitativo il Governo aveva previsto un regime speciale. Tutti i canoni di locazione relativi ad affitti di natura abitativa, in base a quanto si leggeva nell'art. 1, comma 50 della Legge di Stabilità 2013 (L. 147/2013), dovevano obbligatoriamente essere corrisposti tramite assegno, bonifico, vaglia postale, carta di debito o di credito. Stop al contante per gli affitti, si era detto.

Peccato che, contrariamente ad ogni aspettativa, poco più di 40 giorni dopo l'entrata in vigore del provvedimento il Dipartimento del Tesoro abbia fatto un clamoroso dietrofront, rilasciando un parere applicativo che ridimensiona gli obblighi previsti in Finanziaria. Di fatto, secondo la fonte ministeriale, quale prova documentale relativa al pagamento dei canoni è sufficiente una semplice ricevuta scritta (e non, come tutti avevano pensato, l'estratto conto delle movimentazioni bancarie o postali).

Una norma quindi che, se come studiata poteva determinare effetti positivi nel contrasto all'evasione (soprattutto rendendo meno agevole la dichiarazione al fisco di un canone di locazione inferiore a quello realmente percepito), a seguito della marcia indietro del Governo risulta ormai sostanzialmente depotenziata.

 

Lotta all'evasione: quali strumenti per sconfiggere il nero nell'affitto?

Come ovviare a questa evidente mancanza di norme efficaci al contrasto all'evasione nel mondo degli affitti? Blogaffitto lo ha chiesto in un recente sondaggio ai propri lettori.

2014-04 Contrasto all evasione servono nuovi vantaggi per chi denuncia l affitto in nero

 

Lettori che non sembrano riporre particolare fiducia, ai fini del contrasto del "nero", nell'innovativo strumento del redditometro. Di recente introduzione, forse ancora troppo poco conosciuto dagli italiani, solo per il 21,4% dei rispondenti al nostro sondaggio questo strumento può essere la risposta più efficace alla lotta all'evasione.

 

Maggiore consenso (32,2% delle preferenze) lo ha raccolto l'incremento della tassazione sulle seconde case sfitte, strada che il Governo ha di recente percorso reintroducendo l'IRPEF sulle seconde case sfitte (il 50% di quanto versato ai tempi dell'ICI, ovvero prima che l'IMU assorbisse questa imposizione fiscale sulle case tenute a disposizione). Provvedimento che, come evidente, incentiva a dichiarare la locazione della propria seconda casa.

 

A farla da padrone, però, è la reintroduzione in altra forma della misura di recente bocciata dalla Consulta: misure che incentivino la denuncia delle irregolarità da parte dell'inquilino. Ben il 46,4% di chi ha votato ritiene prioritario prevedere nuove forme di agevolazione a favore di chi, inquilino con contratto in nero o con canone inferiore nel contratto rispetto a quello effettivamente pagato, si decida a denunciare all'Agenzia delle Entrate il proprio padrone di casa. Se il Governo Renzi dovesse percorrere questa strada, dovrebbe però fare tesoro della precedente esperienza in questo senso, elaborando un meccanismo che riesca a convincere alla "delazione" più inquilini di quanti abbiano finora sfruttato questa possibilità.

 

Presentazione Autore
Andrea Saporetti

Laureato in economia, da sempre interessato a qualsiasi cosa sia misurabile. L'innata passione per la statistica e lo stile descrittivo a metà tra il magniloquente ed il prolisso fanno di lui il blogger più alternativo dell'ultimo decennio. L'impegno nel volontariato e la passione per la letteratura russa completano la sua immagine giovane e dinamica.


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