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Inquilino e tasse sulla casa: giusto far pagare la TASI anche a chi vive in affitto?

by Andrea Saporetti
on Ottobre 23, 2014
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La prima scadenza è ormai passata, la seconda è ancora all'orizzonte: 16 dicembre. Ma la TASI non è andata giù ai molti inquilini che hanno, per la prima volta negli ultimi anni, dovuto contribuire alla fiscalità legata alla casa. Sempre esentati dal dover partecipare al pagamento dell'IMU, con l'avvento della TASI in diversi si trovano a dover versare una quota ricompresa tra il 10% e il 30% della TASI deliberata dal proprio Comune. Ma è giusto che anche gli inquilini debbano partecipare al gettito di questa nuova tassa, visto che già pagano l'affitto?

 

 

 

Quando ci si trova di fronte alla domanda "è giusto che una persona paghi una tassa perché dispone di un bene?" la risposta, almeno in Italia, è ovvia. No.

La pressione fiscale è talmente elevata e, soprattutto, il ricavato della fiscalità generale (ma spesso anche locale) è utilizzato in maniera talmente poco apprezzata dai cittadini che la risposta non può che essere questa. Se lo Stato chiede troppo per spendere male, inevitabile l'ostilità di chi quel balzello lo andrà a subire.

Meno facile da prevedere l'esito della domanda nel caso si chieda se sia sensato che contribuisca al pagamento della tassa relativa alla disponibilità di un bene, oltre che chi ne è proprietario, anche chi lo utilizza pagando al proprietario un corrispettivo. Questo secondo soggetto, infatti, rappresenta la "parte debole" nel contratto che prevede l'utilizzo del bene. E, in fondo, già paga il proprietario del bene per poterne usufruire. Tra il "sì" ed il "no", come risposta alla domanda se sia giusto far partecipare al carico fiscale anche, in parte, l'utilizzatore del bene, ci sono senz'altro importanti e non scontate valutazioni sociali e interessi confliggenti.

 

Addentriamoci nell'esempio, arrivando al mondo dell'affitto. Non è affatto scontata un'univocità di giudizio sull'opportunità di far pagare una quota della tassa sulla casa a chi vive in affitto.

Il riferimento è, ovviamente, alla TASI, la Tassa sui Servizi Indivisibili. Gravame che da quest'anno è andato ad aggiungersi all'IMU e alla TARI nel definire il pacchetto fiscale che colpisce la casa. Tralasciando la componente legata allo smaltimento dei rifiuti urbani, la TARI, cerchiamo di concentrarci sulle altre due forme impositive.

In primis l'IMU, pensata come classica imposta riconducibile alla proprietà della casa: pago semplicemente perché risulto proprietario dell'immobile. Ma, novità di quest'anno, pago solo se l'immobile in oggetto risulta una seconda casa, oppure un immobile commerciale o produttivo. Un contributo alla fiscalità generale, da devolvere allo Stato a copertura della spesa pubblica, indistintamente considerata.

New entry di quest'anno la TASI, vista invece più propriamente come tassa dovuta dal cittadino per la copertura dei costi di gestione pubblica di quei servizi indivisibili (pubblica illuminazione, manutenzione stradale, gestione verde pubblico, etc.) che il Comune ove si risiede deve in qualche modo coprire. Proprio per questa sua funzione, la TASI è stata applicata tanto al proprietario quanto all'inquilino.

Facile comprendere che la TASI sull'abitazione principale abbia uno scopo ben definito e, quindi, un senso per il cittadino, per quanto possa essere comunque ritenuta più o meno odiosa una tassazione sulla propria abitazione principale. Ben più controversa la sua attribuzione alle seconde case, in aggiunta all'IMU (per quei Comuni che non avessero fissato già l'IMU al massimo stabilito dalla legge). Con un onere che, per quanto esiguo rispetto all'IMU a carico del proprietario, viene per l'appunto suddivisa tra quest'ultimo e l'inquilino.

 

E qui sorge la questione dalla quale siamo partiti: giusto far pagare una quota di TASI (tra il 10% e il 30%, come previsto dalla legge) anche all'inquilino, che già versa al proprietario un canone di affitto per disporre di quell'abitazione?

Il dilemma lo abbiamo sottoposto ai nostri fedeli lettori di Blogaffitto, che ci hanno dato una risposta abbastanza chiara: come evidente dall'immagine, nel 60,8% dei casi si ritiene giusto che anche l'inquilino si faccia carico di questo nuovo balzello.

2014-10 Inquilino e tasse sulla casa giusto far pagare la TASI anche a chi vive in affitto

L'impostazione data alla TASI dal precedente governo, guidato da Enrico Letta, di tassazione legata alla copertura dei cosiddetti "servizi indivisibili" del Comune ove si abita (e che quindi sono meglio controllabili dal cittadino, dal punto di vista della spesa) pare risultare maggiormente condivisibile per il contribuente rispetto ad una imposizione fiscale general-generica come l'IMU.

Da mettere sul piatto della bilancia, inoltre, il fatto che oramai il carico fiscale sulla casa per i proprietari di un immobile non adibito a prima abitazione stia diventando davvero gravoso. Perché se il reddito da locazione gode ora di un regime fiscale (quello della cedolare secca) sicuramente molto economico, è altrettanto vero che disporre di una seconda casa (tenuta a propria disposizione o affittata che sia) comporta in Italia un gravame ritenuto del tutto sproporzionato. IMU, eventualmente sommata alla TASI, determinano ogni anno un gravame fisso difficile da digerire per i proprietari, mai come in questo momento maldisposti nei confronti del fisco.

Probabilmente, infine, il fatto che molti Comuni abbiano esentato l'inquilino da qualsiasi pagamento della TASI ha mitigato il giudizio degli inquilini lettori del nostro blog, che non hanno visto attribuirsi alcun onere il 16 ottobre scorso, né dovranno versare alcunché il prossimo 16 dicembre.

Presentazione Autore
Andrea Saporetti

Laureato in economia, da sempre interessato a qualsiasi cosa sia misurabile. L'innata passione per la statistica e lo stile descrittivo a metà tra il magniloquente ed il prolisso fanno di lui il blogger più alternativo dell'ultimo decennio. L'impegno nel volontariato e la passione per la letteratura russa completano la sua immagine giovane e dinamica.


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