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Italia al top per affitti agevolati. E la scalata continua con la cedolare secca al 10%

by Andrea Saporetti
on Settembre 09, 2014
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L'Italia non può certo essere considerata un esempio di nazione eccellente per le politiche di sostegno pubblico alla casa e all'abitare: poche case popolari, scarsi investimenti in edilizia residenziale pubblica, mutui più cari che nel resto d'Europa. Statistiche Eurostat mostrano però che in un settore giochiamo un ruolo da protagonisti: la locazione. Nell'affitto agevolato, grazie a forme contrattuali che prevedono vantaggi fiscali per il proprietario che affitta a canone inferiore di quello di mercato, l'Italia batte i "cugini" di Francia e Spagna, ma anche la Germania.

 

 

Non siamo abituati a considerare l'Italia come un Paese da annoverare tra le eccellenze in tema politiche pubbliche di sostegno alla casa e all'abitazione.

Avevamo già analizzato, in un precedente articolo di BlogAffitto, l'assoluta carenza di immobili di proprietà della Pubblica Amministrazione utilizzati come sostegno alle esigenze abitative delle fasce di popolazione a più basso reddito. Meno del 20% degli immobili destinati alla locazione sono di proprietà pubblica, il che determina un netto spostamento sulle spalle dei privati del peso della sistemazione in affitto di milioni di inquilini. Soprattutto, dei moltissimi cittadini che, per quanto concerne la capacità reddituale, dimostra serie difficoltà ad arrivare a fine mese.

Affitti più "rischiosi" per il proprietario, vista la non solida situazione reddituale del locatario e i tempi della giustizia civile italiana, sempre troppo lunghi per poter rassicurare chi deve mettersi in casa uno sconosciuto ben sapendo che potrebbe dover far fronte ad una procedura di sfratto. Per questo sono sempre più diffuse soluzioni di garanzia sull'affitto che mettano al riparo il proprietario da questo genere di pericolo.

Ad ogni modo, si tratta di un'organizzazione delle politiche sociali e abitative indotta più dalla società e dal mercato, che da un ruolo attivo ed efficace dello Stato. Amministrazione centrale ed enti locali che sembrano non riuscire ad offrire il sostegno necessario alle famiglie, in termini di edilizia residenziale pubblica e sostegno all'abitare tramite case popolari ed affitti a canone sociale.

Lo Stato, tuttavia, ha preso atto nel tempo di questa situazione di perenne carenza di risorse da destinare all'edilizia pubblica e, per mezzo di politiche abitative messe in campo in maniera più o meno decisa dai diversi governi nel corso del tempo, ha cercato di sostenere i privati nella locazione di immobili ad uso abitativo. In che modo?

Innanzitutto, predisponendo una normativa favorevole alla locazione a canone ridotto. Attiva già da decenni, con il famoso "equo canone", si è a fine degli anni '90 evoluta con la predisposizione dei famosi contratti di locazione a canone agevolato, che compensano il proprietario con consistenti agevolazioni fiscali sul reddito da locazione in cambio di canoni prestabiliti (ed inferiori a quelli disponibili sul mercato, quindi favorevoli per l'inquilino). Una forma di incentivo che, in molte città, funziona benissimo.

Non dappertutto: classico esempio è stato finora quello di Milano, città nella quale le associazioni di categoria da 15 anni non hanno rinnovato i valori di affitto concordato, che risultano quindi ormai vecchi e difficilmente appetibili per il proprietario di un immobile da affittare. Le agevolazioni, in casi come quello di Milano, non sono sufficienti a mantenere una redditività discreta per gli affitti concordati: il canone al libero mercato è, nei fatti, l'unica soluzione realisticamente praticabile.

Ma, nei Comuni più lungimiranti, oppure dove le associazioni di categoria di proprietari e inquilini svolgono un'azione più efficace, queste forme contrattuali sono molto diffuse e contribuiscono a stimolare l'utilizzo di questi "ammortizzatori sociali" nel mercato immobiliare. Esempi di città da sempre all'avanguardia per questo genere di politiche abitative sono Bologna, Firenze, Torino, solo per citarne alcune.

Questo mette l'Italia – inaspettatamente? – al top di una classifica che l'Ufficio Studi Solo Affitti ha stilato sulla base dei dati resi disponibili da Eurostat rispetto alla proprietà immobiliare in Europa.

Eurostat, in particolare, fornisce, nazione per nazione, la percentuale di popolazione con immobile di proprietà con mutuo e senza mutuo e la percentuale di popolazione che vive in affitto a canone di mercato o a canone ridotto o a titolo gratuito.

2014-09 Italia al top per affitti agevolati E la scalata continua con la cedolare secca al 10L'Italia, si sa, si colloca tra gli Stati con un medio-basso livello di diffusione dell'affitto, in linea generale. Una percentuale di inquilini sul totale della popolazione che risulta circa la metà rispetto a quella di nazioni come Germania, Austria o Svizzera; quota che, tendenzialmente, si assesta su valori inferiori rispetto alla media europea e, soprattutto, ai Paesi del Nord Europa. Storia a sé l'Europa dell'Est, che viene da decenni di economia regolamentata e che quindi è soggetta a dinamiche particolari in ambito abitativo, se confrontata con l'Europa occidentale.

Pur in questo scenario, se si considera il peso specifico di ciascuna delle due "fette" in cui si divide la popolazione in affitto (chi paga il canone di mercato e chi gode invece di affitti ridotti o gratuiti), l'Italia si scopre essere uno Stato in cui la quota di popolazione che gode di forme di agevolazione rivolte all'inquilino è consistente. Superiore alla percentuale registrata nelle "cugine" Spagna e Francia, ma anche a gran parte dei Paesi dell'Europa occidentale.

La Germania stessa (che gode, va detto, di politiche abitative assai robuste) conta una fetta di popolazione in affitto ridotto o gratuito decisamente esigua se paragonata ai livelli di Italia e Regno Unito (dove quasi la metà della popolazione in affitto gode di qualche forma di riduzione del prezzo dell'affitto).

I dati Eurostat disponibili sono fermi al 2012. Ma c'è da scommettere che, con i provvedimenti susseguitisi negli ultimi tre anni a favore della locazione agevolata, la rilevazione Eurostat del prossimo anno non potrà che vedere un ulteriore passo avanti dell'Italia in questa speciale classifica. L'introduzione della cedolare secca sugli affitti prima, che tanto ha stimolato il mercato delle locazioni nel nostro Paese, e la progressiva riduzione dell'aliquota fiscale "piatta" cui è soggetto il proprietario che abbia scelto un contratto a canone concordato (dal 19% al 15% prima e, a partire dal 2013, fino al 10%) sono misure decisive per la diffusione dei contratti a canone concordato.

Forma contrattuale, quella a canone concordato, che – a costo ridotto per lo Stato – permette, tramite la leva fiscale, di ottenere il benefico effetto di sgravare il costo dell'affitto per ampi strati di popolazione alle prese con la crisi economica e salari e stipendi spesso insufficienti.

Presentazione Autore
Andrea Saporetti

Laureato in economia, da sempre interessato a qualsiasi cosa sia misurabile. L'innata passione per la statistica e lo stile descrittivo a metà tra il magniloquente ed il prolisso fanno di lui il blogger più alternativo dell'ultimo decennio. L'impegno nel volontariato e la passione per la letteratura russa completano la sua immagine giovane e dinamica.


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