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Mediazione civile: obbligatoria per l’affitto, ma inutile per trovare un accordo tra le parti

by Andrea Saporetti
on Maggio 26, 2015
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Prima messa, poi tolta, poi rimessa. È stato piuttosto travagliato l'iter della conciliazione obbligatoria, introdotta a partire dal 2011 nel nostro paese. Un istituto che avrebbe dovuto permettere a molte controversie di essere risolte in maniera extragiudiziale, con riduzione del numero di cause per il nostro sistema giudiziario, costi contenuti per le parti, tempistiche per dirimere le controversie abbattuti. Alla prova dei fatti, purtroppo, l'efficacia sembra però piuttosto ridotta: vediamo perché.

 

 

 

Introdotta il 20 maggio 2011, oltre un anno dopo che era stata approvata dal Consiglio dei Ministri dell'allora governo Berlusconi con il D.Lgs. 28/2010.

Bocciata dalla Corte Costituzionale nell'ottobre del 2012 per difetto di delega, dopo una partenza un po' in sordina.

Reintrodotta dal D.L. 69/2013 (il cosiddetto "Decreto del Fare" del Governo Letta) e di nuovo obbligatoria, quindi, dal 20 settembre di quell'anno fino a tutt'oggi.

 

 

È la mediazione civile obbligatoria, tentativo che la legge impone alle parti in causa per gestire preventivamente le controversie legate a specifiche materie civilistiche (in ambito bancario, assicurativo, successorio, immobiliare, condominiale, medico, etc.).

Una via extra-giudiziale che si propone di cercare di risolvere dispute senza dover per forza ricorrere ad un giudice, sgravando la lite dei relativi tempi biblici per venirne a capo e alleggerendo il peso della giustizia italiana di tante piccole e meno piccole cause civilistiche che un mediatore accreditato può cercare, soprattutto negozialmente, di dirimere.

 

Un sistema che si è scelto di rendere obbligatorio, per incentivarne l'utilizzo e rendere credibile, in qualche modo, il tentativo di bypassare la via giudiziaria.

Infatti, essendo necessario per le parti il (più o meno piccolo) investimento per espletare il tentativo di conciliazione, un motivo per provarci a trovare un accordo dovrebbe quantomeno esserci. Anche perché, si sa, in Italia evitare un processo (anche civile) fa risparmiare tempo – anni, non mesi generalmente – e quindi denaro.

 

Eppure, nulla. Il gioco non sembra valere la candela per gli italiani.

 

È quanto emerge da una analisi effettuata dall'Ufficio Studi Solo Affitti sui dati riguardanti le mediazioni civili contenuti nell'"Osservatorio Unioncamere sulla mediazione e la conciliazione – 2014".

Se infatti appare evidente come la mediazione civile siano sempre più diffuse nel nostro paese (da meno di 44.000 a dicembre 2013 a oltre 63.500 dodici mesi dopo), sconfortante è il riscontro sull'efficacia delle mediazioni civili gestite dagli enti di conciliazione delle Camere di Commercio.

 

L'Osservatorio Unioncamere, infatti, rileva – questo è vero – che quando le parti compaiono nei procedimenti di mediazione camerale proposti da una delle parti, in oltre 1/4 dei casi (per la precisione nel 27% dei procedimenti con comparizione della controparte) viene raggiunto un punto di incontro tra i contendenti e la lite non necessita quindi il ricorso al giudice.

Il dato sconfortante, però, è che questo 27% di successi non si riferisce a tutte le liti, ma solo a quelle in riferimento alle quali sono comparse davanti all'organismo di conciliazione camerale entrambe le parti. Che rappresenta solo il 42% del totale dei casi. Insomma, in quasi 6 casi su 10 la controparte invitata ad una trattativa neppure si presenta, rendendo vano il tentativo di cercare un accordo per vie stragiudiziali. La situazione, nel suo complesso, è sintetizzata nell'immagine di seguito.

 

2015-05 Mediazione civile obbligatoria per l affitto ma inutile per trovare un accordo tra le parti

 

Pare quindi più una formalità che una soluzione valida, finora, questo sistema di mediazione obbligatorio. Molte cause civili – tra le quali quelle di cui questo blog si occupa di frequente, ovvero quelle legate alla locazione (attenzione: non quelle relative agli sfratti, che rimangono esclusivamente demandate al giudice!) – sono per lo più destinate a risolversi solamente in tribunale, in sede giudiziale.

Il che, nonostante le finalità sicuramente lodevoli che stanno alla base dell'istituto della mediazione civile obbligatoria, determinano nei fatti nel 90% dei casi un semplice aggravio dei costi per una o entrambe le parti in causa, senza riuscire a conseguire il risparmio in termini di spese processuali e legali e di tempo perso in giro per tribunali.

 

Vale quindi la pena chiedersi, a quattro anni dall'introduzione della conciliazione obbligatoria: che sia il caso di rivedere l'obbligatorietà, visti gli scarsi risultati?

 

Presentazione Autore
Andrea Saporetti

Laureato in economia, da sempre interessato a qualsiasi cosa sia misurabile. L'innata passione per la statistica e lo stile descrittivo a metà tra il magniloquente ed il prolisso fanno di lui il blogger più alternativo dell'ultimo decennio. L'impegno nel volontariato e la passione per la letteratura russa completano la sua immagine giovane e dinamica.


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