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Morosità nel pagamento dell’affitto, in aumento i proprietari coinvolti. Ma non tutti chiedono lo sfratto

by Andrea Saporetti
on Marzo 15, 2016
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Una difficoltà tipica per chi abbia subito la perdita del posto di lavoro è quella legata al pagamento delle spese per la casa. Il canone di affitto e le spese condominiali sono spesso i primi impegni a risentire di una riduzione del reddito familiare. Ritardi nei pagamenti delle rate mensili che a volte sfociano in una prolungata morosità. Che, in alcuni casi, si trasforma in uno sfratto vero e proprio. Analizziamo insieme alcune recenti statistiche che mostrano l’aggravarsi di queste situazioni di disagio abitativo.

 

Lo dice Adnkronos, grazie ad uno studio organizzato in collaborazione con le principali associazioni di categoria di proprietari e inquilini.
Sono sempre di più i proprietari di casa che riscontrano una situazione di ritardato o mancato pagamento dell’affitto, così come risultano in aumento gli inquilini ad avere spese condominiali in arretrato.
La morosità è un fenomeno ormai dilagante nel nostro paese.

 

Canone di locazione: l’affitto è la vittima designata quando gli inquilini sono in difficoltà

Soprattutto (ma non solo!) quando la famiglia che vive in affitto ha subito la perdita del posto di lavoro di uno dei propri componenti si fa dura far fronte agli impegni mensili.
Le spese fisse di importo più gravoso sono le prime ad essere lasciate indietro, nel bilancio familiare dell’inquilino. Quali sacrificare, tra gli oneri mensili?
A volte sono le bollette di luce, gas e acqua a subire dilazioni di pagamento o a non essere pagate. Ma, certo, oltre una certa soglia, le società di gestione dei servizi possono anche staccare le utenze.

Più facile quindi lasciare da parte la rata di affitto mensile. Il proprietario di casa, infatti, viene visto come un interlocutore più debole. D’altronde, il padrone di casa non può “sbattere fuori” l’inquilino moroso dopo le prime mensilità in arretrato.
La procedura di sfratto, in Italia, è lunga e spesso poco tutelante per il proprietario dell’immobile. Rientrare nel possesso dell’abitazione non è sempre facile e, soprattutto, non è affatto veloce.

Ma quanti proprietari sono “vittima” delle difficoltà a pagare l’affitto dei propri inquilini? Adnkros rileva un dato allarmante: ben il 48% dei proprietari segnala di aver riscosso uno o più canoni non puntualmente o di avere alcune rate di affitto lasciate in arretrato dal conduttore.
Situazione particolarmente grave appare quella del sud, con le principali città (Napoli, Bari, Palermo) che arrivano a toccare quasi il 55% di proprietari il cui inquilino è risultato o risulta moroso. Roma registra un 38%, mentre Milano si ferma al 25%. Il nord risulta meno colpito, secondo le cifre diffuse dall’agenzia di stampa.

03 Morosità nel pagamento dell affitto in aumento i proprietari coinvolti ma non tutti richiedono lo sfratto

 

Morosità non significa sempre sfratto, sfratto non significa sempre perdere gli affitti arretrati

Particolarmente grave il dato legato alle morosità di affitto prolungate, tali da poter sfociare in una intimazione di sfratto per morosità da parte del proprietario. Adnkronos evidenzia come queste situazioni di morosità di lunga durata, passibili di procedura di sfratto, coinvolgano ben il 20% dei locatori.
Interessante notare, però, che solo il 15% dei proprietari procede poi con il ricorso al legale per porre fine per via giudiziale al contratto di locazione. Sono molti, infatti, coloro che si lasciano scoraggiare dalle lungaggini burocratiche e dai costi che uno sfratto prevede.

Abbiamo visto, in un recente articolo di Blogaffitto, le tempistiche di durata del procedimento di sfratto dell’inquilino moroso, paragonando ciò che avviene nella locazione con un’analoga situazione di morosità per chi non riuscisse a fare fronte alle rate del mutuo. Mettendo in conto la fase di ricorso al tribunale e quella di intervento dell’ufficiale giudiziario, abbiano visto che la durata è generalmente superiore ai 7 mesi; tempistica molto variabile, ovviamente, a seconda della situazione familiare dell’inquilino, dell’entità del mancato pagamento, delle valutazioni del giudice.
Queste lungaggini sono un evidente deterrente per i tanti proprietari che vogliano interrompere i rapporti con l’inquilino, ma che –così facendo – rischiano di non rivedere mai più ingenti somme arretrate. Soprattutto quando la morosità era dovuta ad effettive difficoltà reddituali temporanee e l’inquilino pare concretamente intenzionato a rientrare dei debiti accumulati, il locatore può trovare conveniente non richiedere lo sfratto davanti al giudice e permettere al conduttore moroso un graduale saldo degli affitti arretrati. Caso che, appunto, le statistiche di Adnkronos mostrano piuttosto frequente.

Certo, questa è una rete di protezione che il proprietario può offrire al proprio inquilino. Ma non è detto che la strada apparentemente più accomodante sia quella più sensata.
Percorrere la strada dello sfratto significa per il proprietario difendere i propri legittimi interessi. Anche, e soprattutto, perché non è facile comprendere se l’inquilino che salta uno o più pagamenti sia sincero nell’intenzione di rientrare man mano delle somme pregresse o se, in realtà, si nasconda dietro a finte promesse.
Se infatti quelle dell’inquilino fossero solo promesse da mercante, il rischio è quello di aver semplicemente ritardato il necessario ricorso al giudice, facendo accumulare ai debiti vecchi quelli nuovi; debiti che probabilmente mai verranno saldati dall’inquilino.

La verità? Prevenire, come al solito, è meglio che curare. Dato che le due-tre mensilità di deposito cauzionale che il proprietario ha a disposizione sono insufficienti a coprire le mensilità che l’inquilino dovesse lasciare scoperte durante uno sfratto, l’ideale è proteggersi.
Importante stipulare, assieme al contratto di locazione, una garanzia sull’affitto che copra le eventuali morosità dell’inquilino per una durata sufficiente, in linea con quella dell’eventuale, ipotetico procedimento di sfratto. Fidarsi è bene, ma assicurarsi è meglio!

 

Spese condominiali: non solo l’affitto rimane tra le spese ancora da saldare a fine mese

Non solo canoni di affitto. Anche le rate del condominio sono vittima del contesto di crisi economica, o in certi casi del malcostume tutto italiano di farsi inseguire dall’amministratore prima di saldare il proprio debito.
Il fenomeno della morosità nelle spese condominiali arriva a toccare, nelle grandi città, una media del 27% di condomini morosi. Un livello inferiore rispetto alla morosità legata agli affitti, ma con cifre comunque preoccupanti.

Soprattutto se si pensa che le rate da pagare all’amministratore sono, in alcune città, particolarmente onerose e cumulare un debito significativo non è poi così difficile. Si faccia il caso di Milano, dove il ritardo è limitato al 14% dei casi, ma con arretrati che arrivano ad assommare importi considerevoli: in media tra i 2.500 e i 3.500€. Più elevata la percentuale di romani che evadono le spese condominiali: ci si aggira attorno al 19% dei condomini. Torino registra un livello più preoccupante: 30%.
A guidare la classifica, proprio come per la morosità locatizia, è il sud Italia, con Napoli che arriva al 37% di proprietari di casa in debito nei confronti del proprio condominio.

Presentazione Autore
Andrea Saporetti

Laureato in economia, da sempre interessato a qualsiasi cosa sia misurabile. L'innata passione per la statistica e lo stile descrittivo a metà tra il magniloquente ed il prolisso fanno di lui il blogger più alternativo dell'ultimo decennio. L'impegno nel volontariato e la passione per la letteratura russa completano la sua immagine giovane e dinamica.


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