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Sfratto per morosità, fenomeno in crescita. La mappa di un’Italia che non ce la fa a pagare l’affitto

by Andrea Saporetti
on Giugno 23, 2015
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In questi ultimi anni crisi economica ha significato, per molti italiani, perdita o riduzione del reddito. Una situazione che spesso mette in grave difficoltà la famiglia coinvolta, soprattutto per le spese fisse, come il canone d'affitto. Da qui la forte ondata di nuovi sfratti registrata negli ultimi anni, aumentati di oltre il 75% nel giro di soli 7 anni. Le statistiche del Ministero degli Interni permettono di delineare una mappa degli sfratti in Italia e individuare le province dove questa piaga sociale risulta più preoccupante.

 

 

 

Sono passati da 43.869 nel 2007 a ben 77.278 lo scorso anno: +76% in sette anni appena. Un aumento che dovrebbe far rizzare le orecchie a qualsiasi governo, trattandosi del triste fenomeno degli sfratti.

 

 

 

Alle origini del boom di provvedimenti di sfratto dovuti a morosità dell'inquilino

 

Tra le cause, come evidente, una crisi economica di durata senza precedenti e un contesto di progressivo impoverimento di significativi strati della popolazione italiana.

È infatti per la gran parte riconducibile alla morosità dell'inquilino questo forte incremento. Le statistiche registrano una vera e propria impennata, in questo caso: dai 33.959 sfratti per morosità del 2007 ai 69.015 del 2014, più che raddoppiati in un lasso temporale tanto breve (+103%).

 

In aumento anche gli sfratti per necessità del locatore (da fenomeno residuale all'inizio del periodo, con 674 provvedimenti emessi, a situazione non irrilevante lo scorso anno, con 3.433 sfratti), che si compensano però con i meno frequenti sfratti per finita locazione (da 9.236 a 4.830). Le motivazioni di queste due tipologie, diverse dal punto di vista giuridico, hanno però un unico comun denominatore causale: sono sfratti originati dal mancato rilascio dell'immobile da parte del conduttore una volta ricevuta disdetta (alla prima o alla seconda scadenza contrattuale) da parte del locatore. Ben diversi, quindi, rispetto a quelli dovuti a mancato pagamento di canoni di affitto, come nel caso della morosità.

 

Allo stesso modo degli sfratti emessi dal giudice, l'aumento ha inoltre coinvolto le richieste di esecuzione di sfratto presentate all'Ufficiale Giudiziario (dalle 109.446 del 2007 alle 150.076 del 2014: +37%) e le esecuzioni di sfratto effettivamente poste in essere con intervento dell'Ufficiale Giudiziario (dalle 22.468 del 2007 alle 36.083 dello scorso anno, con un significativo +61%).

 

 

Aumento degli sfratti: le province più colpite

 

È necessario fare un'attenta analisi del fenomeno sfratti: la crisi ha colpito diversamente le diverse aree del paese e le criticità non sono omogenee in ogni zona della penisola.

 

2015-06 Sfratto per morosita fenomeno in crescita La mappa di un Italia che non ce la fa a pagare l affitto -newPer questo, assume un'importanza notevole la dettagliata analisi del Ministero degli Interni, relativamente alla quale l'Ufficio Studi del franchising Solo Affitti ha fornito un riassunto grafico di sintesi. Nella mappa è infatti possibile distinguere, con le diverse intensità segnalate in legenda, le differenze tra provincia e provincia del tasso di incidenza degli sfratti sulla popolazione residente.

Se la media italiana parla di 1 sfratto emesso ogni 334 famiglie residenti, si passa da zone (di colore rosso intenso) con un'incidenza molto più forte, a zone (di colore verde intenso) ove il rapporto tra sfratti e famiglie residenti è invece particolarmente basso e la situazione appare statisticamente meno grave.

 

Il record negativo spetta alla provincia di Barletta-Andria-Trani, con 1 sfratto ogni 133 abitanti: un dato ben del 60% più negativo rispetto al dato nazionale. Seguono, a breve distanza, le province di Prato (rapporto 1/151, che differisce del -55% rispetto alla media italiana) e di Savona (1/165, -51% se confrontato al dato nazionale).

Altre province dove comunque questo indicatore risulta piuttosto elevato sono: Asti (-48%), Monza e Brianza (-42%), Bari (-41%, tra l'altro a fronte di un dato sugli sfratti emessi incompleto), Imperia e Novara (-39%), Cosenza (-36%), Pistoia (-35%), Rimini (-34%), Torino, Avellino e Varese (-32%), Parma (-30%), Brescia e Pavia (-29%), Roma, Modena e Taranto (-28%, con la capitale che presenta dati parziali), Biella (-27%) e Vercelli (-26%). Sono queste le città ove l'indicatore "1 sfratto ogni n° famiglie" si discosta di oltre un quarto dalla media italiana.

 

Dall'altra parte di questa preoccupante statistica, molte città del Sud (Abruzzo, Calabria, Sicilia, Molise, Sardegna, Basilicata) e del Nord-Est (Veneto, Friuli Venezia Giulia e Trentino Alto Adige). Perché queste differenze, in certi casi molto marcate?

 

 

Diffusione degli sfratti e differenze territoriali: dai fattori demografici alle diverse politiche sociali

 

Incidono molto, nella differenziazione delle situazioni, la densità demografica e la cosiddetta "tensione abitativa" delle diverse aree geografiche. In particolare, è rilevante distinguere tra zone con più alto tasso di popolazione residente in affitto e zone dove la locazione è meno diffusa.

Proprio in questa minore incidenza nel rapporto "affitto/popolazione residente" sta una parte della motivazione per la quale queste zone (tra l'altro tra le più colpite dalla crisi economica) non registrino una altrettanto forte incidenza nel rapporto "sfratti/famiglie".

 

Ovviamente, al di là di questa indicazione di carattere generale, senz'altro necessaria, occorre analizzare caso per caso per verificare le diverse politiche sociali adottate dai Comuni nelle varie province, per monitorare l'impatto delle diverse politiche di sostegno all'affitto messe in campo dalle amministrazioni locali per la prevenzione degli sfratti o la loro gestione, una volta che si siano verificati.

 

Rilevanza cruciale, in questo, hanno (e dovranno avere anche per i prossimi anni, visto il trend del fenomeno):

- le misure di sostegno al reddito per chi perde il lavoro;
- la lungimiranza nella predisposizione di case popolari, per garantire un alloggio sociale a canone di locazione calmierato a chi non è in grado di sostenere l'affitto a prezzi di mercato;
- la capacità di utilizzo efficiente ed efficace dei diversi fondi che il governo ha dedicato agli inquilini (solo per citare quelli più di recente stanziati, il fondo per la morosità incolpevole e il fondo per il sostegno alla locazione);
- l'azione di stimolo nei confronti delle associazioni di categoria di proprietari e inquilini per il continuo aggiornamento degli accordi territoriali per le locazioni a canone concordato (che, calmierando i canoni di affitto, contribuiscono a rendere meno gravoso quest'onere per il conduttore).

 

Come già in passato abbiamo analizzato su Blogaffitto il fenomeno degli sfratti e le più recenti forme di garanzia che si stanno diffondendo sul mercato per farvi fronte in maniera efficace e tutelante per il proprietario (ricordiamo solo un articolo dedicato alla polizza Affittosicuro), così faremo anche sicuramente seguito a questa prima analisi dell'aumento degli sfratti con ulteriori approfondimenti.

 

Presentazione Autore
Andrea Saporetti

Laureato in economia, da sempre interessato a qualsiasi cosa sia misurabile. L'innata passione per la statistica e lo stile descrittivo a metà tra il magniloquente ed il prolisso fanno di lui il blogger più alternativo dell'ultimo decennio. L'impegno nel volontariato e la passione per la letteratura russa completano la sua immagine giovane e dinamica.


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  • LINO

    Buonasera,
    scusi il disturbo ma vorrei avere delucidazioni in merito al mio caso. A Novembre ho preso in affitto un' immobile con contratto locazione 4+4 di cui sul contratto stipulato avevo solo tre alternative per l' affitto anticipato ( trimestrale, semestrale o annuale). Chiaramente ho accettato quello trimestrale di cui ho pagato a Novembre 1.800,00€
    ( novembre, dicembre e gennaio).
    Per problema di crisi essendo che mia moglie è in cassa integrazione anche volendo non riesco a pagare trimestralmente l' affitto. Premetto che non sono moroso in quanto riesco a pagare l' affitto mese x mese e non più trimestralmente come vuole la proprietaria. Anche perchè cercando di metterli da parte per pagare trimestralmente ogni volta vengono fuori delle spese impreviste come tutte le famiglie. Volevo chiederle cosa mi potrebbe dire o fare la proprietaria visto che non riesco a pagare trimestralmente ma pago puntualmente mensilmente?
    Ho fatto presente alla proprietaria il tutto, facendogli presente che la questione è momentanea, la proprietaria mi ha risposto " PERO' COSI NON VA BENE ANCHE IO HO BISOGNO DEI SOLDI".
    Chiedo cortesemente delucidazioni in merito, nel senso cosa potrebbe farmi la proprietaria?
    Grazie per eventuale risposta.
    LINO

  • Buongiorno Lino,
    è comunque suo obbligo pagare puntualmente, con la scadenza trimestrale anticipata pattuita: il proprietario potrebbe richiedere ad un giudice la risoluzione di diritto del contratto per grave inadempienza.
    Nel definire la controversia, ad ogni modo, il giudice senza alcun dubbio valuterebbe positivamente il suo costante pagamento del canone di locazione, pur se su base mensile anzichè trimestrale.
    Cordiali saluti

  • LINO

    Buongiorno Andrea.
    grazie per la risposta, comunque questa è una situazione momentanea non sarà sempre così.
    Cordiali Saluti

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