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Studenti universitari, oltre il 40% del budget se ne va per l’affitto. Qualche consiglio per i fuori sede

by Andrea Saporetti
on Agosto 09, 2016
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L'affitto, tra voce del bilancio dello studente fuori sede e fonte di interrogativi pratici e organizzativi

Facciamo i conti in tasca ai tantissimi studenti universitari che si stanno organizzando in vista dell’avvio dei corsi, dando qualche informazione sulle cose da sapere quando si prende in affitto una stanza.

 

Un esercito di 600 mila studenti universitari fuori sede sta per mettersi in moto, come ogni anno, per fronteggiare le più comuni esigenze: iscrizione al corso di laurea, pagamento delle tasse universitarie, eventuale test di ingresso. Ma bisogna pianificare anche la logistica: l’abbonamento ai mezzi pubblici e l’affitto della stanza o del posto letto, in primis. Ecco un’analisi di quanto incide mediamente il canone di affitto sul budget di uno studente fuori sede, oltre che una pratica guida sulle cose più importanti a cui prestare attenzione quando si va in affitto per motivi di studio.

 

Il budget dello studente universitario fuori sede: affitto oltre il 40%, seguono i pasti e le tasse universitarie

 

In vista dell’avvio delle lezioni, già da agosto i più veloci tra gli iscritti ai corsi di laurea iniziano generalmente a farsi i conti in tasca.
Se la facoltà è nella propria città poco male. E anche se si farà il pendolare il budget da tenere in considerazione rimane tutto sommato limitato.
Ma se fare quotidianamente “avanti e indietro” tra casa e facoltà non è un’ipotesi praticabile, il costo della vita da studente universitario può diventare un vero salasso. Le spese fisse da tenere in considerazione per chi studia fuori sede sono molte e, nelle città universitarie, il costo della vita è più alto che altrove, generalmente.


Il rapporto “Abitare”, del 2015, a cui hanno contribuito l’associazione degli inquilini collegata alla CGIL, ovvero il SUNIA, assieme all’UDU (Unione Degli Universitari), ci fornisce uno spaccato chiaro delle voci di spesa medie, minime e massime, cui il fuori sede deve fare fronte.


Studenti universitari oltre il 40 del budget se ne va per l affitto Qualche consiglio per i fuori sede img 1

 

Evidente come l’uscita più consistente sia quella legata all’alloggio. L’affitto di una stanza in un appartamento affittato a studenti universitari, che si tratti di singola, doppia o (per i più temerari) tripla può portare via complessivamente tra il 40% e il 50% del budget annuo.
2.000€ l’anno nelle città universitarie più economiche, ma con punte massime anche pari a tre volte tanto nelle zone universitarie delle città più care, come Roma e Milano, dove la stanza singola può significare una spesa anche di 6.000€ l’anno. Se non ci si adatta ad un posto letto in doppia, per una stanza indipendente si può arrivare a dover pagare anche 500€ al mese di affitto.

Secondo in classifica, dopo l’alloggio, il vitto. Tra il 20% e il 30% delle spese complessive, quelle incomprimibili del dover mettere qualcosa sotto ai denti a colazione, pranzo e cena. In tutto, tra i 1.500€ e i 3.000€ annui.
In linea generale basse, se paragonate alle altre spese; ma cresciute moltissimo negli ultimi anni (si parla di aumenti medi del 50% nel giro di dieci anni) e molto variabili da facoltà a facoltà. Sono le tasse universitarie, che si piazzano al terzo posto in questa non invidiabile graduatoria. Che, da un minimo di circa 500€ possono arrivare a gravare fino a quattro volte tanto (2.000€), secondo le stime dell’Unione Degli Universitari.
Meno impegnative, ma pur sempre da tenere in considerazione, le spese per trasporti (tra i 200€ e i 500€ all’anno) e le spese per la casa diverse dall’affitto, tra cui vanno senz’altro annoverate le utenze e le spese condominiali (tra i 300€ e i 500€ annui).

Non serve il pallottoliere per rendersi conto che le cifre, tutto compreso, si aggirano tra i 5.000€, bene che vada, ai 13.000€, nei casi peggiori. Un tetto massimo che una sistemazione in doppia o tripla può senz’altro scongiurare.

 

Le FAQ dello studente universitario fuori sede. Tutte le risposte alle domande che dovresti farti riguardo all’affitto della tua stanza

 

Cara stanza in affitto, quanto mi costi…
Ma non è solo il canone di locazione ad essere il grattacapo dello studente universitario fuori sede. Perché spesso una mano la dà la propria famiglia, dal punto di vista economico. E, grazie al contributo economico dei genitori, diversi nuovi inquilini hanno la fortuna di non doversi fare carico dell’affitto, dovendo al più provvedere alle spese “extra”.

Ma, nonostante ciò, non tutti i problemi con l’affitto della stanza sono risolti! Perché la normativa è complicata, le formule contrattuali sono tante e poco conosciute, non sempre i proprietari offrono gli immobili con un contratto in regola, spesso c’è un grande andirivieni di coinquilini in appartamento, sulle utenze non si sa mai bene cosa fare…
Mille sono i punti interrogativi per lo studente universitario fuori sede, nella sua nuova veste di inquilino.

I principali cerchiamo di chiarirli in questo breve, ma speriamo sufficientemente esaustivo, elenco di FAQ sull’affitto per studenti universitari fuori sede.

• Se mi propongono di fare un contratto in nero a me conviene?

A noi i contratti piacciono in nero su bianco. Anche perché avere tutto scritto, chiaro e registrato all’Agenzia delle Entrate è la prima e migliore forma di tutela. Per tutti, studente per primo (ma anche per il padrone di casa!).

Inoltre, avere un contratto di locazione registrato all’Agenzia delle Entrate permette di ottenere le detrazioni fiscali in dichiarazione dei redditi: il che significa risparmiare, a conti fatti! Solo con un contratto registrato i tuoi genitori potranno ottenere le agevolazioni fiscali previste per i contratti di locazione per motivi di studio del proprio figlio a carico.

Se trovi un proprietario che vuole fare le cose irregolarmente, continua a cercare: troverai un appartamento affittato da un locatore che vuole fare le cose come si deve. Non disperare.

 

• Esiste un contratto di affitto specifico per uno studente universitario fuori sede?


Sì, c’è proprio una forma di contratto pensata apposta per te!


Si tratta del contratto transitorio per studenti universitari fuori sede, di durata variabile da un minimo di 6 a un massimo 36 mesi (rinnovabili in automatico per lo stesso periodo: ad esempio, 6 mesi + 6 mesi). Durata contrattuale che deve essere comunque agganciata alla lunghezza del corso di laurea.
Può essere stipulato da uno o più studenti universitari che risultino residenti in altro Comune, distante almeno 100 km dalla città universitaria in cui si alloggia (oppure essere Comune limitrofo a quello sede della facoltà).

Offre grandi vantaggi all’inquilino-studente, ma anche vantaggi indiscutibili per il tuo padrone di casa.
Per te, studente univerisitario e inquilino, innanzitutto. Un canone di affitto più basso di quello che troveresti sul libero mercato, poiché concordato tra le associazioni di categoria degli inquilini e dei proprietari.
Per il padrone di casa, in secondo luogo. Sì, perché il proprietario è incentivato a concederti questo tipo di contratto, vantaggioso per te, grazie ad un trattamento fiscale molto agevolato: scegliendo il regime fiscale della cedolare secca, assai conveniente, pagherà di tasse sul reddito da locazione solo il 10% di ciò che guadagna.

Un accorgimento: prima di stipularlo fai bene i calcoli sul canone, controllando che sia in linea con i valori risultanti dall’accordo territoriale per le locazioni agevolate. È giusto che il costo dell’affitto sia in linea con quanto previsto dall’accordo territoriale, e che il locatore goda del dovuto sconto fiscale concedendoti però il canone agevolato di affitto che ti spetta!

 

• Possono propormi anche altri tipi di contratto di affitto?


Certamente. Due forme contrattuali sono le alternative che più frequentemente potrebbero venirti proposte:

1) Un contratto a canone libero. Il canone di affitto può essere fissato liberamente dal locatore e dal conduttore e prevede una durata non modificabile di 4 anni, rinnovabili automaticamente di altri 4. Rimane sempre la possibilità per l’inquilino di dare disdetta per gravi motivi prima della scadenza (e, tra i gravi motivi, sicuramente si può annoverare il termine del percorso di studi).
Con questa forma contrattuale il proprietario può fissare un canone più alto rispetto a quello a cui dovrebbe attendersi scegliendo il contratto transitorio per studenti universitari fuori sede; tuttavia dal punto di vista fiscale risulterà per lui meno conveniente (cedolare secca sui redditi al 21%, anziché al 10%).
Dove viene proposto più frequentemente? Nella città universitarie in cui non è mai stato stipulato alcun accordo territoriale per gli affitti agevolati, oppure in quelle in cui l’accordo territoriale è talmente vecchio da prevedere affitti così bassi che nessun proprietario li sceglierà mai, al giorno d’oggi. Fino al rinnovo del 2015 Milano e Napoli erano le classiche città in cui il contratto libero 4+4 era la regola. Oggi, però, a seguito dell’aggiornamento dei valori, non è più così univoca la preferenza per il contratto a canone libero.

2) Un contratto transitorio. Generalmente ai proprietari piace perché ha una durata molto breve e lo vedono come poco impegnativo: può avere durata dal minimo di 1 mese al massimo di 18 mesi.
Prevede, come quello per studenti universitari fuori sede, un canone agevolato, fissato dalle associazioni di categoria di proprietari e inquilini, ma non dà accesso a particolari agevolazioni per il padrone di casa, che deve pagare la cedolare secca al 21% anziché al 10%, così come nel contratto libero 4+4.
Anche in questo caso fai attenzione al canone di locazione: anche se ti propongono un transitorio “classico”, e non per studenti, verifica che il canone mensile sia in linea con i valori risultanti dall’accordo territoriale della tua città, eventualmente maggiorati secondo quanto previsto nel testo. Non accettare un canone fissato a piacimento dal proprietario: si tratta pur sempre anch’esso di un contratto agevolato.

 

• Devo trasferire la residenza nell’appartamento che prendo in affitto?


Dipende dalle tue esigenze, ovviamente. Ma, in linea generale, non dovrebbe essere la cosa più conveniente per te.
Anche e soprattutto se scegli un contratto transitorio per studenti universitari. Per avvalerti di questa (vantaggiosa) tipologia contrattuale devi infatti essere residente in un Comune diverso da quello sede della tua facoltà.
Anzi: per sfruttare i vantaggi fiscali di questa forma contrattuale è necessario che il Comune ove affitti l’appartamento per motivi di studio sia situato in una provincia diversa dal Comune ove risiedi e che da quest’ultimo disti non meno di 100 km. Solo a queste condizioni potrai ottenere le detrazioni (particolarmente sostanziose) spettanti grazie all’utilizzo del contratto per studenti fuori sede.

 

• Se affitto un appartamento con contratto per studenti universitari devo intestarmi anche le utenze?


Generalmente le utenze rimangono intestate al locatore, per ragioni di comodità. Spesso, infatti, gli immobili affittati a studenti universitari sono oggetto di un continuo andirivieni di inquilini subentranti a quelli uscenti.
Per evitare continue volture delle utenze, è ragionevole che il locatore le mantenga intestate a sé, chiedendo poi agli inquilini presenti di dividere il costo delle bollette.
Dato che fidarsi è bene, ma non fidarsi ciecamente è lecito, un consiglio è di richiedere sempre il giustificativo per gli importi richiesti dal padrone di casa: non è certo un eccesso di zelo voler controllare le bollette, prima di pagarle.

Una notazione importante è quella che riguarda la TARI (la tassa sui rifiuti): rispetto alle normali utenze (elettricità, gas, acqua ed eventualmente telefono), se la TARI possa essere intestata al proprietario o debba per forza di cosa essere attribuita direttamente agli inquilini è faccenda da verificare in Comune: ciascun regolamento comunale TARI può prevedere una specifica regolamentazione per casi particolari come quelli degli studenti universitari fuori sede o, comunque, per coloro che non risiedono nell’immobile.

 

• Cosa succede se il contratto di affitto è cointestato a più studenti e uno se ne va?

È molto frequente che negli appartamenti affittati a studenti ci sia un ricircolo di persone notevole.
Qualcuno arriva, qualcuno se ne va. Qualcuno inizia la carriera universitaria, qualcuno si laurea, qualcun altro si sposta per avvicinarsi a un amico o a un conoscente, qualchedun altro se ne va per la medesima ragione.
Ebbene, se il contratto è cointestato a più studenti e uno di loro dovesse recedere, rimangono intestatari i restanti co-conduttori. Dovendo, ovviamente, spartirsi tra loro la quota di canone di locazione lasciato in dote dall’inquilino che se ne è andato.

Come evitare questo aumento di spesa? Iniziare, in accordo con il proprietario, la ricerca di un nuovo inquilino che subentri al precedente come cointestatario del contratto di locazione. L’ingresso del nuovo coinquilino sarà possibile previo accordo del locatore sul subentro dello studente universitario interessato ad alloggiare nell’appartamento.

 

• L’appartamento è vecchio e in cattive condizioni, come mi devo comportare?

Si tratta di una situazione non così rara per gli appartamenti destinati ad essere affittati a studenti, purtroppo. Tanti, troppi immobili in condizioni fatiscenti popolano le zone universitarie delle nostre città.
Appartamenti mai ristrutturati dal padrone di casa, che anzi li arreda con tutto ciò che a lui non piace più o gli è arrivato dall’eredità di un parente passato a miglior vita. Ma anche, va detto, immobili destinati ad essere “di passaggio” per molti inquilini, che li trattano con poca cura ed attenzione.
Ovviamente, tenendo conto che in molte città questa è la media per il mercato delle case per studenti, chi cerca trova. Mettersi per tempo alla ricerca e vedere un po’ di alternative può fare la differenza: o permettendo di trovare una soluzione più confortevole a parità di prezzo, oppure consentendo di spendere il minimo, pur adattandosi ad un immobile in condizioni che lasciano un po’ a desiderare.

Altro, e fondamentale, accorgimento è fare un inventario accurato del mobilio presente, segnalando anche lo stato di conservazione di ciascun complemento d’arredo. Un verbale di consegna completo e preciso permetterà di non trovare troppo da ridire con il proprietario al momento della riconsegna. I padrone di casa potrà infatti trattenere tutto o parte del deposito cauzionale per le riparazioni ai danni lasciati dall’inquilino studente all’unità immobiliare, ma non potrà attaccarsi a danneggiamenti preesistenti.

 

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Presentazione Autore
Andrea Saporetti

Laureato in economia, da sempre interessato a qualsiasi cosa sia misurabile. L'innata passione per la statistica e lo stile descrittivo a metà tra il magniloquente ed il prolisso fanno di lui il blogger più alternativo dell'ultimo decennio. L'impegno nel volontariato e la passione per la letteratura russa completano la sua immagine giovane e dinamica.


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  • chiara

    gentile Andrea,
    ho letto con interesse le sue precisazioni sulle detrazioni spettanti al genitore che paga l'affitto al figlio studente universitario fuori sede. Le chiedo gentilmente se valgono anche per gli studenti universitari all'ESTERO? Quale documentazione produrre? e se il contratto è ovviamente in altra lingua? O sono sufficienti le ricevute di pagamento? La ringrazio anticipatamente per l'attenzione.

  • Andrea Saporetti

    Buongiorno Chiara,
    sono spiacente di doverle segnalare che per i contratti di locazione stipulati all'estero a studenti universitari italiani non è prevista alcuna detrazione, per i genitori, riferibile al costo dell'appartamento/stanza in affitto.
    Occorre valutare se nel paese estero sono previsti sgravi fiscali per i contratti di locazione a favore degli intestatari del contratto medesimo.
    Cordiali saluti

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