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TASI, molti Comuni graziano gli inquilini. Ma per qualcuno il 16 ottobre sarà giornata di F24

by Andrea Saporetti
on Settembre 30, 2014
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Con la TASI, la tassazione immobiliare non coinvolge più solo chi è proprietario di una casa. Anche l'inquilino, negli ultimi anni sempre più sgravato da imposte e balzelli, il passo indietro è significativo. Per fortuna, molti Comuni sono riusciti a esentare il conduttore di immobile in affitto dal pagamento della TASI. Ma non è così dappertutto: vediamo chi saranno gli sfortunati inquilini a dover contribuire a questa nuova tassa.

 

 

TASI, ovvero Tassa sui Servizi Indivisibili. È il nuovo arrivo di quest'anno: assieme all'IMU, va a coprire quanto lo scorso anno era...l'IMU. Che, fino allo scorso anno, in tutto o in parte, ha sempre visto abolita la quota di imposizione fiscale sulla prima casa.

La TASI, sostanzialmente, costituisce una forma di imposizione fiscale sulla casa che va a coprire dal punto di vista finanziario tutti quei servizi che i Comuni erogano a favore del cittadino e che vengono parametrati, per semplicità, sulla base della disponibilità di un immobile.

 

Però, c'è una bella differenza tra la vecchia IMU e la nuova IMU+TASI. Quale?

Mentre l'IMU era unicamente a carico dei proprietari di casa, che erano quindi individuati come coloro il cui contributo era l'unico richiesto per il mantenimento in equilibrio della fiscalità locale, oggi così non può dirsi per la IUC (composta da TASI, TARI e IMU).

La componente IMU può certo ancora richiamarsi all'originaria Imposta Municipale Unica, che gravava su chi risulta proprietario dell'unità immobiliare. Ma che, fin dalla sua introduzione, non ha mai visto sinora riversare il proprio carico sulle prime abitazioni L'IMU oggi continua invece a gravare sostanzialmente solo sui proprietari di unità immobiliari residenziali che non siano classificate come abitazione principale, oltre che su tutti i proprietari degli immobili ad uso diverso dall'abitazione (pensiamo a chi disponga di un negozio, un ufficio, un laboratorio artigianale, un capannone, etc) e sulle case di lusso.

La TASI, invece, pur nascendo per fare in modo che anche il proprietario di un immobile prima casa torni a contribuire alle spese comunali sui servizi indivisibili, è stata estesa anche a chi risulti occupare l'unità immobiliare. Distinzione che, pur sembrano questione da azzeccagarbugli, non è di poco conto per gli effetti pratici.

Sì, perché, ad esempio, ci vanno di mezzo, come ben spiegato in questo articolo, anche coloro che risultano occupanti di un immobile in virtù di un contratto di comodato d'uso gratuito, oppure di un contratto di locazione.

E qui casca l'asino. Perché se è vero –come è vero– che l'inquilino che sta in affitto fruisce, tanto quanto il proprietario di prima casa, dei servizi indivisibili del Comune (illuminazione, strade, verde pubblico, etc), è altrettanto vero che in un momento di crisi, scaricare parte della fiscalità locale sulle spalle degli inquilini non sembra una grande idea. Già il canone è sufficientemente difficile da far quadrare nel bilancio familiare, ci mancava solo una nuova tassa!

 

Lo Stato, finora, era stato giudizioso nel tenere conto della difficoltà di sempre più inquilini a sostenere l'affitto, anche e soprattutto in caso di perdita del posto di lavoro o di riduzione dello stipendio (pensiamo ai tanti in cassa integrazione o mobilità). In particolare, a vantaggio dell'inquilino sono da annoverare, negli ultimi anni, almeno cinque previsioni di legge (le prime tre delle quali riconducibili al regime di cedolare secca):

1) l'esenzione dall'imposta di registro e di bollo per i contratti di affitto in relazione ai quali il proprietario abbia optato per la cedolare secca;

2) l'impossibilità per il proprietario che abbia scelto la cedolare secca di adeguare annualmente il canone di affitto all'indice ISTAT;

3) la sempre maggiore probabilità che il proprietario accetti un canone di affitto concordato -e quindi più vantaggioso per l'inquilino rispetto a quello di mercato- grazie alle agevolazioni fiscali di cui il proprietario gode con un contratto 3+2 (cedolare secca al 10%);

4) fondi statali messi a disposizione dei Comuni per il sostegno alla morosità incolpevole, ovvero per il supporto a tutti quegli inquilini che non riescano a pagare l'affitto a causa di motivazioni comprovate di difficoltà (es: perdita del posto di lavoro);

5) la recentissima esenzione dall'imposta di registro e di bollo per le scritture private di riduzione consensuale del canone di affitto su contratti di locazione in essere, al momento del deposito presso l'Agenzia delle Entrate.

 

Imputare invece ora al conduttore una quota compresa tra il 10% e il 30% della TASI per gli immobili affittati segna quindi un clamoroso (e grave) passo indietro del Governo nell'ottica del sostegno a chi mensilmente deve far fronte all'affitto, oltre a tutte le altre spese quotidiane.

Governo che, però, ha lasciato nelle mani dei Comuni la possibilità di modulare questa tassa in maniera sostanzialmente autonoma, pur nei limiti di legge. Lasciando così che le amministrazioni più virtuose, o semplicemente quelle che decidano di scaricare la quota di onere in capo all'inquilino su altri soggetti contribuenti, possano prevedere detrazioni a favore di chi è in affitto. Se non, addirittura, un'esenzione completa.

 

2014-09 TASI molti Comuni graziano gli inquilini Ma per qualcuno il 16 ottobre sarà giornata di F24L'Ufficio Studi Solo Affitti ha elaborato una mappa del carico TASI a cui sono assoggettati gli inquilini, prendendo a campione 31 grandi città che hanno provveduto a deliberare le aliquote TASI (delibere verificabili sul sito di ciascun Comune o, più semplicemente, consultando il sito internet del Dipartimento delle Finanze del Ministero dell'Economia).

Ne emerge un quadro di complessiva attenzione nei confronti dei conduttori: esenzioni previste dalla gran parte dei Comuni presi in esame. Da segnalare, tra le principali città, i casi di Napoli, Venezia, Firenze, Torino, Genova, Palermo, Bari e Bologna, solo per citarne alcune.

Ci sono casi, invece, dove il mix tra canone di affitto cittadino molto elevato, costo della vita notevole e ulteriore imposizione TASI prevista a carico dell'inquilino risulta preoccupante. Roma e Milano, le due città principali del nostro Paese, hanno scelto di non sgravare l'inquilino dall'obbligo di pagamento della Tassa sui Servizi Indivisibili (statuendo, addirittura, nel caso della capitale, una quota pari al 20%, contro il solo 10% di Milano).

Anche Brescia, Potenza e Lecce non hanno salvato gli inquilini dalla tassazione sulla casa. Sono però Sassari e Aosta le più accanite nei confronti del conduttore, con percentuali di carico TASI pari al 30%. Interessante il caso di Cagliari, città ove è stata sì attribuita una quota pari al 15% all'inquilino, ma è stata prevista una esenzione a favore di quei conduttori che usufruiscono di contratti a canone concordato: segno che si vuole spingere i proprietari e gli inquilini a scegliere sempre più questa forma di contratto, socialmente utile perché efficace nel calmierare il costo degli affitti.

 

Ad ogni modo, per tutti questi Comuni, l'appuntamento per gli inquilini per il versamento dell'acconto TASI è fissato al 16 ottobre prossimo (saldo entro il 16 dicembre). F24 e portafoglio alla mano, purtroppo.

 

Presentazione Autore
Andrea Saporetti

Laureato in economia, da sempre interessato a qualsiasi cosa sia misurabile. L'innata passione per la statistica e lo stile descrittivo a metà tra il magniloquente ed il prolisso fanno di lui il blogger più alternativo dell'ultimo decennio. L'impegno nel volontariato e la passione per la letteratura russa completano la sua immagine giovane e dinamica.


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  • Alfredo S.

    Buongiorno Isabella,
    le pongo una domanda simile alla precedente effettuata da Michaela.
    Non sono proprietario di alcun immobile e sono residente in un appartamento in una città (Ancona) che esenta l'inquilino dal pagamento della TASI. Da alcuni mesi però ho domicilio presso un altro appartamento, con regolare contratto di affitto, in una città (Milano) che prevede il pagamento dell'imposta anche per gli inquilini.
    La domanda pertanto è: devo pagare la TASI oppure no?
    Grazie in anticipo per la sua preziosa risposta.
    Saluti,
    Alfredo

  • Gentile Alfredo, la Tasi grava sugli inquilini indipendentemente dalla residenza o meno, quindi per l'immobile a Milano deve versare il 10%.

  • michaela

    Buongiorno Isabella,
    Le scrivo per avere delle delucidazioni sulla mia situazione: ho un appartamento di proprietà in locazione (anche se parzialmente). Da qualche anno però, per motivi di lavoro, vivo in altra città, e solo di recente mi è stato fatto un contratto di locazione. L'appartamento iniziale, in cui ho la residenza, deve essere considerato prima o seconda casa? La ringrazio per l'attenzione e per la risposta! Buona giornata :)

  • Gentile Michaela se ha la residenza lì potrebbe anche figurrare come sua prima casa, sebbene non corrisponda nella realtà con la sua abitazione principale. Quindi formalemtne potrebbe calcolare la sua quota su prima casa. Com ecalcolava l'Imu?

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