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Come può un agente immobiliare affrontare un terremoto?

by Alberto Bombarda
on Settembre 06, 2016
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Ecco l’esperienza, le reazioni e i consigli di chi ha vissuto, combattuto e superato il sisma emiliano del 2012

Il terremoto, un episodio che prima di tutto turba per sempre le vite e le anime delle persone coinvolte. Ma come si può lavorare da parte di un agente immobiliare in un territorio e in un tessuto sociale assolutamente compromesso da un evento tellurico distruttivo? Ecco l’esperienza vissuta dal sottoscritto, titolare dell’agenzia Solo Affitti di Mirandola, in provincia di Modena

La memoria di chi ha vissuto situazioni di assoluto terrore non può che risvegliarsi in un nanosecondo di fronte a sciagure come quella del devastante sisma nel centro Italia dello scorso 24 agosto. Ho vissuto in prima persona gli effetti di due terremoti di uguale magnitudo nel maggio 2012, che hanno provocato meno vittime ma tantissimi sfollati in più, causa maggiore densità abitativa e enorme vastità del cratere sismico coinvolto (circa 70 km quadrati). Premesso che ci sarebbe davvero da scrivere il proverbiale libro per raccontare con completezza l’accaduto, cercherò di essere il più sintetico ed esaustivo possibile.

 

L’immediato post-terremoto.

 

Il terrore di aver provato una magnitudo 6 sotto i piedi non può essere spiegato. Così come gli effetti che subisce una persona “terremotata” non possono essere generalizzati. C’è chi riesce a reagire da subito, convinto di superare un evento che ti costringe comunque a dover rivoluzionare e stravolgere la tua vita in pochi minuti. C’è chi si fa sopraffare e purtroppo sarà vittima di malessere e depressione, soprattutto tra le persone più anziane, per aver perso qualsiasi punto di riferimento quotidiano, oltre a vedersi cancellati in pochi secondi i sacrifici di una vita come una o più case di proprietà.
Ma scendendo nei particolari che vuole affrontare questo articolo, cosa deve fare un agente immobiliare che perde all’improvviso la gran parte della propria materia prima, ovvero gli immobili da vendere o affittare, compresa la propria sede di lavoro? Il dilemma è sempre quello: mi arrendo o provo ad affrontare l’ignoto?
Noi a Mirandola scegliemmo di ripartire. Convinti fin da subito di voler riuscire nell’impresa, inconsapevoli però di quanto fosse alta e impervia la montagna da scalare. Quello l’abbiamo capito solo cammin facendo. E tra dubbi e debolezze che sopraggiungono naturalmente ogni giorno, quello che posso testimoniare è che la forza e l'adrenalina sgorgano naturali se si è convinti fin da subito di farcela, di diventare più forti di prima, di trasformare il dramma in esperienza positiva. Di essere resilienti, come si dice in gergo. Occorrono forza e coraggio in dosi industriali e quella essenza di sfrontatezza che deve contraddistinguere qualsiasi imprenditore.

 

Le prime fasi di una ripartenza.

 

Come tanti altri commercianti e professionisti della zona, affittammo un container di plastica per poter svolgere di nuovo la nostra attività. Trasloco del nostro ufficio di 30 mq inagibile nella cosiddetta "zona rossa", assistiti dai Vigili del fuoco mentre lo sciame sismico ogni 5-10 minuti faceva riscorrere il terrore nelle vene. Per trasferirci in 12 mq, a tre km di distanza dal centro storico, in un’area individuata come non pericolosa per l’assenza di edifici che potessero crollare, insieme a farmacie, agenzie viaggi, aziende varie, negozi tutti delocalizzati rispetto al nostro centro devastato.

Perso il telefono fisso, riaprimmo in due addetti e non più in tre come prima, per forza di cose. Con un cellulare, due scrivanie e una smisurata voglia di riprendere il nostro lavoro e aiutare i tantissimi nostri compaesani bisognosi di un tetto. Ma come far sapere che c'eravamo ancora e dove ci eravamo spostati? Si sfruttava la notte, tanto non dormivi per la paura, per tappezzare di cartelli informativi la città... E poi il tam tam su Facebook (strumento davvero utilissimo in queste circostanze) con raffiche di post , la continua presenza nei pochissimi luoghi pubblici rimasti aperti, le telefonate a tutti i tuoi clienti chiedendo un passa-parola, ecc. E cominci quella che è da ritenersi una vera e propria missione. I primi giorni confesso che mettevo il caschetto protettivo nel fare le visite agli appartamenti rimasti agibili. La paura ce l’hai dentro e non riesci a razionalizzarla. Poi ti accorgi che il metodo di lavoro affinato con grande impegno fino al momento del sisma, non va più bene. Perchè, vi chiederete?

 

Complicazioni continue.

 

Innanzitutto ti arrivano solo richieste di clienti che vogliono abitare a piano terra o al massimo al primo piano, non si va più in alto. Motivo? In questi frangenti la scelta di una casa viene effettuata esclusivamente in base al minor tempo che ci si può impiegare a scappare fuori nel caso di scosse per salvarsi… Poi non hai più modo di ragionare per associare richiesta e offerta: troppe domande arrivano e sempre meno case disponibili ci sono. Poi in realtà come la nostra di 25mila abitanti, tutti si conoscono e il passa-parola tra le persone che cercano e offrono casa fa sì che l’agenzia serva sempre meno. E vuoi mettere l’anarchia e l’irrazionalità che si sviluppa dopo eventi di questo genere? Impensabile ma reale. Più volte mi è capitato di entrare in appartamenti dei quali avevo le chiavi e ritrovarmi già inquilini che vi abitavano... Ma come, non erano vuote?! I proprietari tutto avevano pensato meno che avvisare l’agenzia del fatto che avevano già piazzato amici o parenti nel loro immobile. Situazione di precarietà sempre più palpabile.

E poi cominciano ad uscire le ordinanze regionali su come si deve affrontare il terremoto, sia per la ricostruzione che per l’emergenza abitativa. Ad oggi non esiste ancora una legge nazionale sulle calamità naturali che aiuterebbe a comportarsi fin da subito seguendo linee guida precise. Pertanto è sempre tutta una sorpresa, spesso difficilmente interpretabile. E ad esempio, nel nostro campo, ti accorgi che le normative prevedono che una volta ristrutturate o ricostruite le case, devono essere affittate ai terremotati, con la regìa del Comune di riferimento che nel frattempo ha compilato le liste degli aventi diritto. E nel frattempo sono stati predisposti centinaia di moduli abitativi per chi non è riuscito a trovare casa alternativa. E quindi pensi: ma io che ci sto a fare in questo marasma che ormai ci penalizza costantemente e ci sconvolge quotidianamente la vita? E poi naturalmente aggiungi anche il lato etico: ad un amico o conoscente che ha bisogno di una casa riesci a chiedere una provvigione? Spesso no, in questi casi diventa più un ruolo sociale che altro, quello dell’agente immobiliare.

 

Un nuovo metodo di lavoro in un mercato ormai saturo.

 

Ok, allora lavoriamo col metodo "random", non puoi più pensare, devi muoverti sempre e solo in base all’improvvisazione, diversamente non puoi fare. E comunque proviamo a crederci ancora! Nel frattempo la nostra sede di Cesena ci aiuta davvero tanto e ci sostiene, così come tutti i colleghi della rete riescono a fare una raccolta e a donarci un aiuto economico apprezzatissimo. Dopo 4mesi facciamo un bilancio dell'attività svolta, dal 18 giugno al 15 ottobre 2012.
Oltre 2000 scosse subite, 96 giorni lavorativi in container, 158 visite, 61 contratti stipulati, circa 8000 telefonate gestite in uscita/entrata (media di 80 al giorno), circa 2500 mail ricevute/spedite, circa 1500 clienti ricevuti direttamente in agenzia (media di 15 al giorno), 118 immobili “spariti” dalla nostra gestione tra inagibilità e affitto fai da te per l’emergenza, 14 acquisizioni. Ma il dato più scioccante è che ci sono rimasti solo 8 immobili disponibili.

Quattro mesi di un’intensità e una difficoltà che si possono comprendere solo avendoli vissuti. E sta per arrivare l’inverno mentre tu sei dentro una scatola di plastica che comincia a produrre umidità e condizioni disagevoli per i clienti che arrivano, in un luogo senza asfalto e poco illuminato. Quindi, con soddisfazione davvero entusiastica, troviamo un ufficio vero, al primo piano sopra un capannone, a due passi dall’area container. Merce rara, garantisco. Ma il mercato nel frattempo si è saturato: le case rimaste disponibili ormai sono tutte occupate. E non c'è più turn-over: la ristrutturazione-ricostruzione non parte, la burocrazia posta dalle ordinanze per accedere ai contributi pubblici rallenta enormemente il processo. E noi in queste condizioni, da quel momento in avanti e per due anni ancora fatichiamo a raggiungere un terzo dei contratti rispetto ai numeri pre-sisma... E con fatica moltiplicata all'ennesima potenza, l'obiettivo è galleggiare, sopravvivere. Facciamo solo affitti, altri colleghi della zona attraverso le vendite soprattutto di case nuove anti-sismiche sono riusciti a guadagnarsi qualcosa di più oltre al pane. E tuttavia chiudono 4 agenzie su 12 esistenti.

 

Lavorare bene ripaga.

 

Però c'è voglia di riuscire, c'è solidarietà, si prova ad essere positivi trovando forze nuove ogni giorno, non si sa come. E dopo due anni e mezzo, dal 2015 in poi si è ricominciata a respirare un'aria un po' più ottimistica: qualche casa torna agibile, i cantieri cominciano a fiorire. Siamo ancora lontani da una normalità, ma è sempre meglio di prima. Una regola però in tutto ciò l'ho imparata. Le riflessioni sono state migliaia e in questa situazione ho capito che siamo riusciti a resistere anche e soprattutto grazie al fatto che nei tre anni di nostra esistenza pre-sisma abbiamo lavorato con grandissima attenzione al cliente, professionalità, serietà, dedizione. E il nostro target proprietari non ci ha abbandonati, anzi. Ha continuato col passa-parola a darci referenze auto-motivate che ci hanno portato ad acquisire sempre più clienti. E così oggi, dopo più di quattro anni dal sisma, abbiamo trovato una sede di lavoro più adatta, tornando dalle parti del centro e possiamo certamente dire di aver superato la fase più critica. Ma i numeri dicono che ci sono ancora qualche migliaio di persone che abitano fuori casa, in tutta l'area, ormai però non più nei moduli abitativi che nel giro di qualche mese verranno definitivamente smantellati. Ma il percorso è ancora lungo. Siamo senza le chiese originarie, senza vere scuole in muratura, senza l’originale municipio, senza un teatro, senza un cinema: ancora molte attività avvengono e sono esercitate in strutture temporanee.
Chi ha avuto esperienza di terremoti precedenti, mi riferisco al 1997 in Umbria, parla di 15 anni prima di tornare a un regime normale. Di strada da fare ce n'è ancora tantissima, nemmeno noi siamo ancora rientrati nella nostra sede storica causa inagibilità persistente.

Ma quando sai di aver scalato l'Everest senza avere la minima esperienza di sopravvivenza in montagna, chi ti ferma più?

Presentazione Autore
Alberto Bombarda

Una vita da giornalista e comunicatore e adesso affitto case... Da quel lontano 31 agosto 1966 quando vidi la luce a Modena, sotto i ponti della mia vita, in sintesi, è passata una laurea in Scienze politiche nel 1993, un master in Comunicazione d'azienda nel 1995, un esame da giornalista professionista a Roma nel 2000, migliaia di firme tra Il Resto del Carlino, Gazzetta di Modena e anche Gazzetta dello Sport, una moglie, due figli e un'agenzia immobiliare. Un vero globe-blogger...


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