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Il social network immobiliare e la Casa 2.0

by Carla Di Leonardo
on Marzo 07, 2016
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Il social network immobiliare funziona?

Prendete due inquilini, scelti attraverso un casting on line, metteteli per 10 giorni in una casa di vetro in centro a Milano ed osservateli mentre prendono lezioni di cucina, ballano il tango o fanno Crossfit…

Beh? Dov’è la novità, direte voi? Infatti, non c’è nessuna novità: il reality serve a lanciare quello che viene presentato come il primo social network immobiliare che promette di gestire, direttamente e senza agenzie, affitti e vendite a tempo di record, rendendo tutto semplice, veloce e sicuro.

Beh? Dov’è la novità, dico io? In fondo il fai da te è sempre esistito, cambia solo il modo di rappresentarlo spacciandolo per trovata geniale e portentosa.

 

Prendete un social network ed una piattaforma e-commerce…

Siamo tutti collegati o comunque collegabili: grazie ai social network possiamo interagire con chiunque, direttamente e senza intermediari mentre grazie al commercio elettronico possiamo fare acquisti senza uscire di casa. Guardiamo i prodotti che ci interessano, li confrontiamo, facciamo la nostra scelta e click: l’acquisto è fatto. Si può fare con i libri, perché non con le case?

… amalgamateli con qualche tutorial….

Ormai possiamo fare praticamente tutto da soli perché da qualche parte nel Web c’è un tutorial pronto a fornire le risposte alle nostre domande. Basta scegliere quello che ci piace di più e seguirne lezioni, consigli, aggiornamenti. Beh, ma allora se si può imparare a parlare cinese senza aver mai messo piede in Oriente perché non si potrebbe imparare a vendere o affittare casa on line?

…guarnite con un po' di homestaging…

Presentare al meglio una casa è un dovere, considerarla l’unica cosa da fare è riduttivo.

C’è un prima – confronto col proprietario, analisi delle esigenze, delineazione del rapporto contrattuale desiderato e marketing strategico per realizzarlo in concreto – e un dopo - confronto con l’inquilino, analisi delle sue esigenze, individuazione della migliore strategia per soddisfare le aspettative di entrambi - che non si possono ignorare. Nessuna foto perfetta, virtual tour, geolocalizzazione o rendering possono rimpiazzarli.

L’esasperazione dell’home staging e l’iper-rappresentazione della casa, che ormai occupa tutto lo spazio a disposizione, rischiano di distorcere la realtà: le paure, le aspettative, i comportamenti talvolta irrazionali delle persone in carne ed ossa che quelle case dovranno affittarle o abitarle sono, come la polvere, nascoste sotto il tappeto. 

… et voilà, l’Affitto virtuale è servito!

E’ tutto semplice, tutto controllabile, tutto standardizzato e asettico: tutto rigorosamente on line, dalla valutazione alla pubblicità, dall’organizzazione delle visite alla gestione delle trattative. Tutto perfetto, nessuna sbavatura. Tutto troppo perfetto, tutto troppo irreale.

 Quel che più mi colpisce di questa narrazione delle dinamiche immobiliari è l’assoluta ignoranza della materia, unita alla presunzione di chi garantisce la chiusura di trattative senza averne in realtà mai gestita una per davvero. Senza mai averne seguito le dinamiche, quelle vere e umane, non quelle virtuali. Senza conoscere le componenti piscologiche e a volte irrazionali che affiancano, sempre e comunque, la vendita o l’affitto di una casa. Possiamo ignorarle? Possiamo nascondere anche quelle sotto il tappeto? Temo proprio di no.

La realtà è imprevedibile e mai standardizzata, le interazioni umane sempre sorprendenti

Siete sicuri che per affittare un appartamento basta che due persone usino lo stesso network e chiudano un accordo da soli, senza nemmeno guardarsi in faccia o quasi? Pensate davvero che sia tutto così facile, asettico, senza problemi e intoppi? Standardizzare le procedure che conducono alla stipula di un contratto rendendole asettiche e meccaniche non ci semplifica la vita ma solo la narrazione di essa, presentandoci una realtà virtuale che però non ha nulla a che vedere con il mondo reale.

Ogni trattativa è un mondo a sé, ogni cliente ragiona e si comporta in maniera specifica e sebbene possiamo incasellarlo in qualche categoria generale, per comprenderlo appieno dobbiamo necessariamente guardarlo nella sua specificità. Chi non racconta questo e presenta le trattative immobiliari come procedure schematiche dimostra, ancora una volta, di ignorare la materia. 

“Chi non sa, non vede”

  Oltre 15 anni fa, quando ho iniziato a fare questo lavoro, una proprietaria di casa ha rifiutato la proposta a prezzo pieno da parte di una conduttrice che aveva tutte le referenze richieste. La motivazione? Dopo una serie di risposte irrazionali e poco convincenti siamo arrivate al nocciolo della questione: l’inquilina non le era simpatica a pelle e lei, giustamente, non voleva averci nulla a che fare! Scene come queste capitano di frequente, le sfumature e le declinazioni possono essere diverse ma la sostanza è la stessa. Chi si occupa di affitti a tempo pieno e non nei ritagli di tempo, chi gestisce trattative occhi negli occhi e non attraverso uno schermo ha imparato che in esse entrano in gioco componenti umane e psicologiche, paure, aspettative, ansie e irrazionalità.

Un rapporto di locazione non è fatto solo di elementi oggettivi e quantificabili -  canone, durata, entità del deposito – ma anche di elementi immateriali e talvolta imponderabili: diffidenza, aspettative, timori, pregiudizi e talvolta pretese assurde da parte di proprietari e inquilini.

Né il proprietario né l’inquilino, pur concordando su tutte le questioni oggettive, sarebbero disposti a chiudere un affare senza aver “annusato” la controparte; non si spiegherebbe perché Mario non affitta a prezzo pieno la sua casa ad Andrea mentre affitta di buon grado e ad un prezzo più basso a Giovanni. Non si capirebbe perché Luca, pur avendo trovato la casa che cercava e ad un prezzo interessante, decide di rinunciare dopo aver scoperto che il proprietario invadente abita nello stesso palazzo. E’ la realtà in tutta la sua imprevedibile e talvolta illogica manifestazione, cari miei: non esiste app, piattaforma o procedura meccanizzata che possano governarla. Cambia solo il modo in cui la immaginiamo e raccontiamo, consapevoli però che una errata rappresentazione, per quanto semplice ed affascinante, resta comunque una rappresentazione errata.

Si può non negoziare?

Mi ha molto colpito leggere “nessuna estenuante negoziazione” per descrivere il valore aggiunto del social marketing immobiliare tra privati. Comprare casa è come fare acquisti su Amazon? Basta un click? E soprattutto, si può instaurare una relazione – commerciale, giuridica o umana – senza negoziare?

La negoziazione è un dato di fatto, riguarda tutti gli aspetti della nostra vita e non significa solo contrattare sul prezzo ma rappresenta l’insieme delle attività che quotidianamente svolgiamo per raggiungere un accordo con la nostra controparte, chiunque essa sia, ed in qualsiasi ambito umano: relazioni sociali, commerciali, familiari o di lavoro.

Siete disposti ad ignorarla?

Presentazione Autore
Carla Di Leonardo

Da studentessa fuori sede in cerca di casa a Bologna ad imprenditrice a Roma, composta ed imperturbabile al lavoro ma Agente Irriverente sul Blog, l’eclettismo è il suo mestiere, il nonprendersitropposulserio una professione di fede, perché se l’ironia non può salvare il mondo almeno l’autoironia può salvare noi stessi. Sedotta dallo yoga e dalla saggezza popolare è convinta che i problemi vadano affrontati dopo un respiro profondo ed una sana dormita, perché si sa, “la notte porta consiglio”…


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