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Due appartamenti, un contratto, quante agevolazioni?

Le variabili dell’affitto a canone concordato.

 

Il contratto a canone concordato incontra sempre più spesso i favori dei proprietari, disposti ad abbassare un po’ il canone d’affitto richiesto pur di pagare meno tasse e avere i requisiti per applicare la cedolare secca al 10% e l’aliquota Imu agevolata. Piccole soddisfazione per contribuenti che ritengono di essere vittime di un fisco particolarmente severo nei loro confronti. Proprio come avviene solitamente quando si concede un’agevolazione (il più evidente è il caso delle agevolazioni sulla prima casa) non si è disposti a perderla per nessuna ragione.
E così si prova a trovare sempre un metodo per usufruirne, magari adattando, con molta personalità, una regola. Andiamo ad aiutare, allora, un nostro lettore, a trovare il bandolo di una matassa di un caso di agevolazione e canone concordato alquanto complesso e particolare.

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Contratto a canone concordato in un comune non ad alta densità abitativa: possibile?

I contratti agevolati prevedono sempre le agevolazioni fiscali?


L’introduzione della cedolare secca agevolata al 10% ha alimentato l’interesse intorno al contratto agevolato di 3 anni + 2. Un contratto agevolato che, da una parte obbliga la proprietà a chiedere un canone d’affitto concordato, ovvero calcolato sulla base degli accordi territoriali stipulati dalle associazioni di categoria di inquilini e proprietari, dall’altra garantisce una durata più breve e soprattutto un ottimo sconto fiscale. Tale contratto, a canone concordato, può essere stipulato anche in comuni che non rientrano all’interno dell’elenco dei comuni ad alta densità abitativa, ma garantiscono gli stessi vantaggi?

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