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Cedolare secca 2018: sì, no, quanto?

by Isabella Tulipano
on Ottobre 24, 2017
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cedolare al 10% sarà così anche nel 2018

Cedolare secca al centro dell’interesse e dei dubbi dei contribuenti.

Sale l’attesa rispetto alla Legge di Stabilità che dovrebbe finalmente dire se la cedolare secca sui contratti concordati verrà prorogata al 10% (l’attuale termine è fissato al 31/12/2017), diventerà una misura fissa per sempre o tornerà alla misura del 15% prevista in precedenza. C’è qualcuno che teme addirittura un passo indietro e il ritorno ad una solo aliquota, quella del 21% indifferentemente per contratti liberi o concordati. Se qualcuno scrive già di una bozza della legge che contiene l’introduzione definitiva della cedolare secca al 10% per i contratti a canone concordato, qualcun altro scrive, invece, che la legge di stabilità 2018 non prevede nulla a proposito di cedolare. Insomma non ci resta che aspettare!

Aspettando di conoscere quale sarà la sorte definitiva della cedolare secca sui contratti a canone concordato, proviamo a chiarire alcuni concetti fondamentali, rispondendo a quelle che crediamo possano essere


Le principali domande sulla cedolare secca.


Cos’è la cedolare secca?


In parole semplici è un modo alternativo a quello classico Irpef, attraverso cui vengono tassati i redditi da locazione. Quindi, il canone di affitto che il proprietario percepisce ogni mese rappresenta un’entrata che va inserita in dichiarazione dei redditi e che pertanto può essere tassata tramite irpef come per gli altri redditi percepiti, con un sistema di aliquote che aumentano progressivamente all’aumentare dei guadagni, oppure essere tassata con la cedolare ad un’aliquota fissa.


La cedolare secca si applica su tutti i contratti?


Il regime fiscale della cedolare secca può essere applicato in caso di affitto di immobili abitativi posseduti da privati, ovvero persone fisiche, e affittati sempre e solo a persone fisiche, per scopo abitativo.
Ci sono sempre più associazioni che chiedono a gran voce l’estensione del regime anche ai contratti commerciali, negozi, uffici, capannoni e sembra che il governo stesso non abbia escluso tale possibilità.
Al momento, però, sembrano non esserci ancora le sufficienti coperture economiche per la sua introduzione anche nel caso di redditi da locazione commerciale, o per lo meno non per tutti i redditi. Infatti, il vice ministro dell’Economia Enrico Morando, dichiarando che la cedolare secca sugli affitti commerciali oggi sarebbe troppo costosa per lo stato, ha anche avanzato l’ipotesi di una prima introduzione della stessa in maniera sperimentale, limitandola agli affitti commerciali concessi a giovani imprenditori o per l’avviamento di nuove attività.


La cedolare secca conviene?


Questa è la domanda delle domande!! Ormai i nostri lettori conosceranno anche la risposta! La questione è che l’applicazione della cedolare secca implica una minore pressione fiscale, pertanto con la cedolare secca si pagano meno imposte, ma la convenienza di uno o dell’altro regime dipende da molti fattori, legati innanzitutto alle possibili detrazioni fiscali a cui si ha diritto e in generale alla situazione patrimoniale generale. Da non dimenticare, poi, che con il regime fiscale della cedolare secca si risparmiano anche le imposte per la registrazione del contratto, nonché per la sua eventuale risoluzione anticipata; le spese di bollo e le addizionali Irpef comunali e regionali.


Per chi vale l’agevolazione della cedolare al 10%?


L’aliquota fissa della cedolare secca è del 21%, che è stata ridotta per il triennio dal 2014 al 2017 al 10% per queste tipologie contrattuali:
• I contratti di affitto a canone concordato
• i contratti d’affitto per studenti universitari fuori sede
• i contratti transitori


La cedolare secca con l’aliquota ordinaria del 21% si applica in caso di:


• contratti di affitto a canone libero
• affitti brevi
• contratti completamente liberi (turistici o posto letto ad esempio).


Intanto le ultimissime news confermano che nella bozza della legge di stabilità sia stata inserita la stabilizzazione della cedolare secca al 10% per gli affitti abitativi a canone concordato, quindi una condizione di aliquota agevolata che sarebbe sempre valida per questa tipologia contrattuale.
Attendiamo il testo definitivo per capire.


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Presentazione Autore
Isabella Tulipano
Author: Isabella Tulipano

Donna, per designazione naturale, accettata con orgoglio e vanto. Mamma, per scelta consapevole: impegnativa quanto appagante. Esperta in questioni tecniche, fiscali, legali sul mondo delle locazioni, per lavoro, ma soprattutto per passione e per deformazione filosofica: l'eccellenza non è un atto, ma un'abitudine.


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  • Andrea Putzulu

    È possibie registrare a febbraio un contratto di locazione che decorrerà da maggio?

  • Buongiorno è possibile; inoltre il contratto andrebbe registrato entro 30 giorni dalla stipula.

  • Anna Maria

    Leggo su diversi siti che una delle novità per il canone concordato 2017 riguarda la possibilità di stipulare contratti di locazione a tassazione agevolata in tutti i comuni d’Italia; si tratta di una delle agevolazioni introdotte dal Decreto Ministeriale del 16 gennaio 2017, con la quale viene esteso l’ambito di applicazione del canone concordato con cedolare secca al 10 per cento, precedentemente ammesso soltanto nei comuni ad alta tensione abitativa. E' vera questa informazione? e dove posso trovarla ufficialmente visto che l'Ufficio dell'Agenzia delle Entrate, dove mi sono rivolta per registrare il contratto un paio di settimane fa, non ne sapeva niente e mi hanno chiesto di portar loro i riferimenti del decereto legge? Grazie

  • Gentile Anna Maria, diciamo che il decreto Ministeriale del 15 marzo 2017 conteneva importanti novità che estendevano la possibilità di stipulare i contratti a canone concordato a tutti i comuni; ma di fatto la recente estensione dell'aliquota agevolata al 10% fino al 2019 chiarisce che tale agevolazione riguarda i proprietari di immobili ad uso abitativo situati nei comuni ad alta densità abitativa o nei comuni dichiarati in stato di emergenza.

  • Nadia

    Buongiorno sull'intestazione di un contratto di locazione a canone concordato di natura transitoria, posso riportare gli art.2 comma 3 e art. 5 comma 1 che si riferiscono appunto a contratto transitorio poiché di 12 mesi? Grazie

  • Buongiorno Nadia, il contratto transitorio prevede una durata da 1 a 18 mesi, quindi per un contratto di 12 mesi è corretta l'intestazione come transitorio.

  • GIOVANNI CORTESE

    è obbligatorio stipulare i contratti a canone concordato (3+2) con l'intervento delle organizzazioni sindacali di categoria oppure si può stipulare richiamando in atti gli accordi tra Comune e OO.SS e praticare un canone infra i valori minimi e massimi di tali accordi, e conservare i benefici fiscali della cedolare secca per inquilini e proprietari ? è vero che esiste un decreto legge che obbliga i contraenti a stipulare con l'esclusivo intervento delle OO.SS. a pena di non vedere riconosciuti dall'Agenzia delle Entrate i benefici fiscali della cedolare secca, della no tax di registro etc ?

  • Buongiorno Giovanni, al momento, se il suo comune non ha recepito le indicazioni del decreto che cita, il contratto può essere regolarmente stipulato senza l'intervento delle associazioni categorie; e avere naturalmente valore rispetto alle agevolazioni. il nuovo decreto stabilisce che gli accordi territoriali andranno rivisti e dovranno contenere diverse misure, tra cui quella per cui i nuovi contratti andranno vidimati dalle associazioni firmatarie dell'accordo.

  • GIOVANNI CORTESE

    la stipula del contratto a canone concordato deve essere obbligatoriamente fatta col ricorso ad una associazione sindacale ? nel caso di una stipula avvenuta al di fuori dell'intervento di una associazione sindacale ma con riferimento ai valori economici concordati tra Comuni ed associazioni di tutela degli inquilini e cioè canoni ridotti infra i valori minimi e massimi derivanti dagli accordi richiamati, i benefici fiscali (aliquota ridotta, detrazioni, annullamento tasse registro etc) verrano comunque applicati ai proprietari e agli inquilini ?

  • UBALDO LONGO

    Buongiorno, mia moglie è proprietaria di 1/3 della casa dei suoi genitori e vorrebbe acquistare le altre 2 quote,
    per lasciare un domani ai propri figli, inoltre è proprietaria al 50% della casa dove noi abitiamo. Noi abbiamo pensato di fare una donazione del 50% a me in modo da poter acquistare la casa dei suoi genitori come 1°ma.
    quindi fare la residenza. Le chiedo per far questo bisogna necessariamente intestare le utenze e se volessimo
    successivamente affittarla e possibile e a quali condizioni ? Grazie

    ato

  • Gentile Ubaldo, per le agevolazioni sull'acquisto, quindi quelle sulle imposte, non è necessario prenderci la residenza, ma solo avere la residenza nel comune dove si compra. é anche vero che non utilizzandola come propria abitazione principale, non avrete l'agevolazione Imu, ma potrete tranquillamente affittarla.

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