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Coppie di fatto, come si regolano le questioni legate all’abitazione?

by Chiara Bianchi
on Giugno 26, 2014
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Come si regolano i rapporti abitativi di chi convive senza essere sposato? Quali documenti attestano l'effettiva convivenza? E in caso di separazione, cosa fare dell'immobile adibito a residenza comune? A queste e altre domande ha cercato di rispondere il Consiglio Nazionale del Notariato attraverso la guida per il cittadino "La convivenza: regole e tutela della vita insieme".


27DD1A48C2F72C4111E9A1BA55384 h498 w598 m2Anche in Italia, come nel resto del mondo, sono sempre più numerose le coppie che decidono di andare a convivere senza sposarsi. Secondo gli ultimi dati Istat, le coppie di fatto nel 2011 erano circa un milione: una quantità pressoché quadrupla rispetto a quella calcolata nel 2007. Contemporaneamente, i matrimoni sono calati del 5% all'anno. Per questo il Consiglio del Notariato ha voluto far chiarezza con una guida sulle regole di convivenza, dal momento che nel nostro ordinamento giuridico manca una disciplina organica che codifichi tale tipo di rapporto. E' vero che il Decreto n. 223 art. 4 del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989 stabilisce che: "per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune", ma questo non basta per riconoscere uno specifico diritto a favore del convivente, e a volte neanche il certificato di stato di famiglia, documento che dimostra la convivenza, risulta sufficiente, soprattutto nel caso in cui diventi necessario dimostrare la stabilità della coabitazione e la reciproca solidarietà tra i conviventi.

 
E allora come regolare le questioni relative all'abitazione in caso di convivenza?


Diritti: al contrario di quanto avviene per le coppie sposate, per quelle di fatto non esistono obblighi di coabitazione. Dunque il convivente non si vede riconosciuto alcun diritto sulla casa adibita a residenza comune, sia essa di proprietà del partner o sia da lui detenuta a titolo di locazione, e nel caso la coppia dovesse rompersi rischia di rimanere senza un tetto. Ci sono però alcune situazioni in cui la Corte Costituzionale ha riconosciuto alcuni diritti al convivente non proprietario, come nel caso di decesso del conduttore o nel caso in cui abbia in affidamento i figli e la coppia cessi la convivenza: in queste ipotesi il convivente può ad esempio subentrare nel contratto di locazione. In ogni buon conto, in presenza di figli il godimento della casa di residenza comune è attribuito dal giudice tenendo prioritariamente conto dell'interesse della prole. Si può ovviare alla situazione di debolezza del convivente anche attribuendo all'altro un diritto di comproprietà sulla casa, oppure un diritto reale di godimento (usufrutto o abitazione) sulla casa stessa, attraverso gli stessi strumenti utilizzati per regolare i rapporti patrimoniali (la donazione, la cessione, l'adempimento di obbligo naturale).


Divisione spese: esiste la possibilità di stipulare un contratto di convivenza, redatto con atto pubblico o con scrittura privata autenticata, che regoli la disciplina patrimoniale nel rapporto di vita in comune ad esempio relativamente alla suddivisione delle spese per la casa, come il pagamento dei canoni di affitto qualora la casa di residenza comune risulti acquisita tramite locazione, le spese condominiali ordinarie, quelle per acqua, gas, elettricità, riscaldamento, telefono, per la pulizia e le riparazioni. Il contratto può inoltre regolare le modalità d'uso della casa adibita a residenza comune, che sia in affitto o di proprietà di uno o entrambi i conviventi: ad esempio nel caso si dovesse decidere se le parti possano usare l'abitazione gratuitamente o meno. Inoltre disciplina i criteri di attribuzione della proprietà dei beni acquistati durante la convivenza, introducendo una sorta di regime di comunione o pattuendo al contrario che ogni convivente resti proprietario dei beni acquistati. Se, poniamo caso, è previsto che i beni acquistati siano di proprietà comune, e dopo aver comprato casa la coppia si separa senza che una parte abbia trasferito metà quota all'altra, quest'ultima potrebbe ricorrere al giudice per chiedere la cosiddetta esecuzione in forma specifica, una sentenza che produca gli stessi effetti dell'atto traslativo non stipulato.


Separazione o decesso: il contratto aiuta anche a definire i reciproci rapporti patrimoniali in caso di separazione, per evitare litigi e rivendicazioni. In caso di decesso, invece, la legge non riconosce al convivente alcun diritto successorio, perché in Italia c'è il divieto dei patti in materia, e quindi neppure diritti sulla casa destinata a residenza comune. Si può però disporre dei propri beni attraverso il testamento inserendo eventuali clausole a favore del convivente more uxorio: ad esempio, istituzione di erede del convivente, diritto di abitazione in favore del convivente e diritto di prelazione.

Presentazione Autore
Chiara Bianchi

Archeologa, guida turistica, formatrice. E poi esperta di social media e copywriter. Se si volesse cercare il filo rosso che collega queste esperienze, lo si potrebbe trovare in una sola parola: comunicazione. Che, in fondo, è più uno stile di vita. La sua missione in questo blog: censurare la prolissità magniloquente di Andrea Saporetti.


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  • Roberti

    sto x andare a convivere con la mia compagna essendo vedovo non voglio perdere la pensione di reversibilita' della mia moglie che contratto devo stipulare x il cambio indirizzo

  • Buongiorno, prendendo un immobile in affitto non ci sono conseguenze sul suo reddito; se la preoccupazione è di non spostare la sua residenza, non è costretto a cambiarla anche se è intestatario di un contratto di affitto.

  • Giorgio

    Buonasera, nella convivenza con la mia attuale moglie abbiamo comprato un immobile pagato totalmente da me ma messo a nome suo poi 2 anni fa ci siamo sposati in regime di separazione adesso ha abbandonato il tetto coniugale e dobbiamo separarci posso richiedere l'immobile? preciso in quell'immobile non abbiamo mai abitato noi abitiamo in una casa che avevo io prima di conoscerci ed in quell'immobile abitano i genitori di lei e sono in possesso di tutti i documenti comprovanti il pagamento circa 600 mila euro.

  • Buongiorno Giorgio, la situazione sembra alquanto complessa; formalmente lei non risulta proprietario del bene; ora se non trovate un accordo potrebbe rivolgersi ad un legale per provare a capire se si trovano testimonianza del fatto che avesse comprato l'immobile per sè.

  • Vittoria

    Convivo con il mio fidanzato (e miei genitori) in un appartamento acquistato due anni fa con un contratto in cui io e lui siamo nudi proprietari mentre i miei genitori usufruttuari. Le rate sono sempre state pagate per metà da mio padre e per l'altra metà dal mio fidanzato (dato che io studiavo e non avevo un reddito), ma il prelevamento veniva effettuato dal c/c cointestato a me e mio fidanzato. Nel contratto di mutuo viene specificato che il 25% è stato concesso a mio fidanzato mentre il restante 75% a mio padre. Ultimamente non andiamo più d'accordo e vorrei interrompere la convivenza. Vorrei sapere come potrò risolvere la questione dell'appartamento. Grazie!

  • Gentile Vittoria, dovrà offrire al suo fidanzato una sorta di liquidazione, che sicuramente prevederà la restituzione di quanto da lui pagato e una rivalutazione dell'investimento stesso.

  • Marco

    Salve vorrei porre una domanda
    Ho acquistato un immobile Connie ricavato di una eredità dei miei genitori defunti
    Quando ho acquistato ho dovuto accedere a un mutuo
    Purtroppo la banca mi ha chiesto un garante e purtroppo non avendo nessuno ho chiesto alla mia compagna se poteva
    Il mutuo è andato a buon fine ma purtoppo è stato fatto un copia e incolla anche con l'atto di proprietà
    La mia compagna all'inizio mi aiutava a pagare la quota mensile del mutuo ma senza alcuna ricevuta da me emessa nei suoi confronti (nulla di dimostrabile)
    Attualmente da circa 6 anni sono io che pago la rata mensile del mutuo con addebito sul mio conto corrente
    Ora tra me e lei la convivenza e finita ci siamo lasciati ma lei ancora vive sotto il mio stesso tetto e non contribuisce a nessuna spesa luc'è acqua gas e condominio
    Lei pretende una cifra x lasciare l'immobile ma io non sono disposto a nessuna sua richiesta
    Vorrei sapere come mi devo comportare in questi casi premesso che ogni volta che cerco di parlare da persona umana arriviamo a litigare aspetto una risposta Grazie

  • Gentile Marco, da quello che dice sembra che la sua ex compagna risulti oltre che garante del mutuo anche comproprietaria del bene e quindi questo complicherebbe la situazione rispetto al fatto di poterla mandare via. Può provare a capire con un legale come potersi muovere per "estrometterla" dall'atto di acquisto e quindi poi dalla sua casa.

  • ALESSANDRA

    Convivevo in una casa di proprietà al 50% con il mio ex, ora mi sono trasferita in altro comune mentre lui continua avere la residenza nella stessa casa, avendo la dimora in altra abitazione dello stesso comune. Io sono tenuta a pagare IMU e TASI SUL 50% della mia proprietà? Grazie Saluti

  • Gentile Alessandra dovrà pagare la suo quota come seconda casa non utilizzandola direttamente.

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