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L'Italia non è un Paese per giovani

by Chiara Bianchi
on Marzo 11, 2013
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Il dossier di Bankitalia sul risparmio e la ricchezza delle famiglie italiane durante la crisi mette in luce una situazione di disagio destinata a peggiorare senza politiche di sostegno. A farne le spese sono soprattutto le famiglie giovani e con case in affitto.

 

giovaniLa crisi finanziaria internazionale, iniziata nell'agosto del 2007 e acuitasi nell'autunno del 2008, ha colpito duramente tutti gli italiani, e in modo particolare le famiglie giovani e gli affittuari. L'analisi di Bankitalia "Il risparmio e le ricchezza delle famiglie italiane durante la crisi", evidenzia la maggiore difficoltà di queste categorie rispetto alle altre: tra le famiglie giovani, l'incidenza della povertà è aumentata, tra il 2008 e il 2010, fino a raggiungere quota 15,2%. Un valore ben più elevato di quello della popolazione nel suo complesso, che si ferma all'8,8%.

 

Chi vive in affitto non se la passa meglio: la percentuale di povertà si alza ulteriormente, fino a raggiungere il 26,1%. La corrispondenza tra l'assenza di abitazione di proprietà e il reddito basso è infatti aumentata negli ultimi vent'anni: nel 1991 apparteneva al primo step di reddito solo il 35% degli affittuari, mentre nel 2010 questa quota era salita al 55%. E la crisi non ha fatto che accentuare il fenomeno.

 

La percentuale di giovani che scelgono l'affitto, intanto, continua ad aumentare, spesso anche per motivi contingenti, legati alle crescenti difficoltà nell'acquisto di un'abitazione. La tendenza può essere spiegata, oltre che da una dinamica reddituale particolarmente sfavorevole per i giovani, con il peggioramento delle condizioni del mondo del lavoro, il crescente ricorso a forme di precariato e i salari più bassi rispetto al passato.

Presentazione Autore
Chiara Bianchi

Archeologa, guida turistica, formatrice. E poi esperta di social media e copywriter. Se si volesse cercare il filo rosso che collega queste esperienze, lo si potrebbe trovare in una sola parola: comunicazione. Che, in fondo, è più uno stile di vita. La sua missione in questo blog: censurare la prolissità magniloquente di Andrea Saporetti.


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