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La proposta anticrisi di Confabitare: affitti a canoni concordati anche per i negozi.

by Chiara Bianchi
on Gennaio 27, 2014
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Sono 600 mila i negozi che, nel corso del 2013, sono rimasti sfitti. Ce ne accorgiamo ogni giorno, girando per le strade della nostra città, dove è sempre più facile imbattersi in cartelli con le scritte "Affittasi" o "Vendesi". Confabitare propone la sua ricetta contro la crisi: contratti a canone concordato anche per i negozi.


store chiusoLa crisi di questi anni ha mietuto le sue vittime anche nel settore commerciale, senza risparmiare alcuna categoria merceologica: fra negozi di abbigliamento e di accessori, bar, ristoranti ed esercizi alimentari, sono oltre 600 mila gli immobili destinati ad attività commerciali rimasti sfitti nel corso del 2013. Una moria che ha colpito un po' tutte le regioni, senza esclusione di colpi: l'incremento percentuale delle chiusure dal 1 gennaio 2013 al 31 dicembre 2013, rispetto allo stesso periodo del 2012, vede le città del nord prevalere, con Bologna capolista (+24,5%), seguita da Milano (+24,3%), Torino (+23,8%) Genova (+23,5%). Seguono le città del sud e del centro Italia, a partire da Napoli (+23%), Cagliari (+21,2%), Roma (+20,5%), Firenze (+19,3%), Catania (+18,5%), Palermo (+18%), Bari (+17,8%). Padova e Venezia le città che chiudono la trafila, rispettivamente con il +17,6% e +16,8% delle chiusure. E questo nonostante il rapporto Solo Affitti sulle locazioni in Italia rilevi come, nell'anno passato, i canoni dei negozi abbiano subito flessioni dell'ordine del 6,5% rispetto al 2012, per un costo medio di 827 euro mensili.

 


Secondo l'associazione dei proprietari immobiliari Confabitare, gennaio 2014 confermerebbe lo stesso andamento negativo; ma per cercare di invertire la tendenza una soluzione ci sarebbe. Basterebbe applicare ai negozi la legge 431/98 che istituisce il canone concordato, fino ad ora in vigore esclusivamente per le abitazioni. In sostanza, spiega il presidente di Confabitare Alberto Zanni, "il proprietario affitta il locale a canoni più bassi (mediamente il 20-30% in meno dei canoni liberi), in cambio di uno sgravio sull'Imu. Traducendo in cifre, l'imposta sugli immobili commerciali scenderebbe dall' attuale 9,8 per mille (media nazionale) al 7,6 per mille, che è l'aliquota media a livello nazionale per i canoni concordati relativi alle abitazioni. I Comuni avrebbero un mancato introito di poche decine di migliaia di euro all'anno, ma a trarne vantaggio sarebbe tutto il tessuto sociale. Avere negozi aperti significa posti di lavoro, più servizi e consumi, meno degrado. Con la nostra proposta dei canoni calmierati che presenteremo al Governo e a tutte le forze politiche presenti in Parlamento, vogliamo porre un freno alla moria dei negozi e alla desertificazione dei nostri centri urbani".


E voi cosa ne pensate?

Presentazione Autore
Chiara Bianchi
Author: Chiara Bianchi

Archeologa, guida turistica, formatrice. E poi esperta di social media e copywriter. Se si volesse cercare il filo rosso che collega queste esperienze, lo si potrebbe trovare in una sola parola: comunicazione. Che, in fondo, è più uno stile di vita. La sua missione in questo blog: censurare la prolissità magniloquente di Andrea Saporetti.


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