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Affitto in crescita da oltre 10 anni: cosa sta cambiando?

by Andrea Saporetti
on Maggio 21, 2019
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Una società più mobile, una famiglia più liquida, più tempo prima di acquistare casa, affitto come alternativa all'hotel: tutte le ragioni che stanno facendo aumentare il ricorso all'affitto nel nostro paese

Una società più flessibile e dinamica sta rivoluzionando il rapporto tra gli italiani e la casa. 4 ragioni per cui l’affitto è in crescita costante nel nostro paese.

Secondo i dati del Centro Studi FIAIP, la maggiore associazione di categoria degli agenti immobiliari, anche lo scorso anno le locazioni sono cresciute: +2,4% rispetto all’anno precedente. Non è una novità: dal 2008 a oggi la variazione del numero di nuovi contratti di affitto stipulati nel nostro paese è sempre stata positiva, con aumenti che oscillano dal +1,7% al +15,3% annuo. Perché una crescita così costante e di lungo periodo? Cosa è cambiato nelle abitudini di vita e nelle esigenze abitative degli italiani? Le evoluzioni del mercato analizzate dal franchising leader in Italia della locazione, Solo Affitti.

affitto crescita mercato locazione img

 

 

Cambi di residenza, trasferimenti per lavoro, immigrazione: una società più mobile richiede soluzioni abitative flessibili

 

I nostri nonni nascevano, crescevano e vivevano tutta la propria vita nella stessa città. Spesso nella stessa casa. Le cose sono profondamente cambiate negli ultimi decenni: oggi è sempre più frequente trasferirsi di città, e ancor più di casa, un numero significativo di volte. Perché?

Innanzitutto gli italiani si spostano sempre più di frequente per scelta di vita. Nel rapporto “Iscritti e cancellati per trasferimento di residenza tra Comuni italiani, per regione”, l’Istat rileva un aumento di cambi di residenza da 1,109 milioni nel 1995 a 1,331 milioni nel 2016. In vent’anni una crescita sensibile.
Ci si trasferisce per inseguire i propri sogni, le proprie inclinazioni, ma soprattutto le opportunità di lavoro migliori. Eurostat, nella propria ricerca “Young people on the labour market in 2016”, evidenzia una percentuale di giovani disoccupati italiani disposti a muoversi sul territorio nazionale alla ricerca di un lavoro pari al 20%. Un fenomeno destinato a crescere ulteriormente nei prossimi anni.

Sensibile è anche l’incremento dei cittadini stranieri residenti nel nostro paese, che, sempre secondo l’Istat, nel rapporto “Popolazione straniera residente in Italia 2002 – 2016, in milioni di persone”, sono passati dagli 1,3 milioni del 2002 ai 5 milioni del 2016.
Tantissime persone che, generalmente, vivono in affitto per diversi anni prima di acquistare casa. La locazione è in parte una scelta obbligata: vi si ricorre in attesa di raggiungere i livelli patrimoniali e reddituali necessari ad accendere un mutuo e comprare casa. In parte, poi, neppure si desidera comprare casa e radicarsi nel nostro paese: in questi casi, l’affitto ben si concilia con la transitorietà della permanenza nel nostro paese.

 

Convivenze, separazioni e divorzi: la casa si deve adattare ai più veloci cambiamenti delle famiglie italiane

 

La famiglia cambia e, con essa, cambiano le esigenze abitative delle persone.

Fino a qualche generazione fa il percorso di vita comune era piuttosto lineare. Si cresceva nella casa dei genitori, la si lasciava solo quando ci si sposava e si comprava – di solito contestualmente – una propria abitazione, nella quale si viveva spesso per tutta la vita assieme ai figli (al più trasferendosi per trovare una soluzione abitativa più spaziosa, qualora la famiglia diventasse molto numerosa). Questa non era certo l’unico percorso di vita, ma senza dubbio il più comune fino ad alcuni decenni fa. La situazione è radicalmente cambiata negli ultimi 20-30 anni. Ma cosa è cambiato, in particolare?

Innanzitutto, le famiglie si costituiscono con un percorso più lento e sperimentale. Se prima si passava dal celibato / nubilato allo status di coniugato in maniera piuttosto veloce e contestuale, oggi il percorso passa, sempre più di frequente, per lunghi periodi di convivenza. Un dato su tutti: secondo il rapporto Istat “Matrimoni, separazioni e divorzi” il numero di persone celibi e nubili che vivono in unioni «more uxorio» sono praticamente decuplicate (x 9,5) dal 1993 al 2011.
Segno del cambiamento profondo della famiglia e della maggiore gradualità con cui i single si apprestano al matrimonio. Matrimonio che, peraltro, non è ormai più sentito come punto di arrivo obbligato dalle coppie.
Ci si sperimenta come coppia, dunque, e lo si fa evitando di fare il passo più lungo della gamba, sul fronte del tetto coniugale: l’affitto è una soluzione abitativa in grado di accompagnare la nuova coppia nel suo percorso di crescita, ma anche di garantire l’adeguata flessibilità qualora le cose non andassero come sperato.

Purtroppo, la maggiore flessibilità delle famiglie è sempre più presente anche “in uscita”. Secondo il rapporto “Matrimoni, separazioni e divorzi” sopra citato, nell’arco temporale 1995-2015 sono raddoppiate le separazioni (da 158 ogni 1.000 matrimoni a quasi 340) e sono quasi quadruplicati i divorzi (da 80 ogni 1.000 matrimoni a 297). Coppie che finiscono, che richiedono di frequente una nuova collazione per almeno uno dei coniugi in una nuova abitazione. Quantomeno provvisoriamente, vista la fase complessa e a volte brusca, la nuova abitazione è presa in affitto: soluzione più veloce e adatta ad una fase di transizione.

 

Con l’università e un lavoro sempre più flessibile il momento di comprare casa arriva più tardi

 

Comprare casa è un passo importante nella vita di tutti (o quasi) noi. Un passo, però, che viene fatto sempre più in là nel tempo. Un’indagine del portale immobiliare Idealista.it “Età media acquirenti casa, come è cambiata dal 2012 al 2017” evidenzia un consistente balzo in avanti. Nel giro di soli 5 anni, infatti, l’età media del mutuatario è passata da 39,4 anni a ben 41,6 anni.
Questi sono solamente gli sviluppi più recenti di un trend che prosegue da anni, accompagnando lo sviluppo delle famiglie italiane. Gli italiani comprano casa sempre più in là con gli anni, insomma. Rimane da chiedersi: perché?

Una prima risposta è rappresentata dal livello medio di scolarizzazione più elevato raggiunto dalla popolazione: se un tempo l’università era questione per pochi, oggi gli studi universitari sono un passaggio comune ad una fetta importante delle giovani generazioni. È chiaro che finire di studiare più tardi significa ottenere un reddito stabile più avanti nel tempo e dover posticipare il momento fatidico di comprare una casa tutta per sé.

Non solo lo studio. Anche il lavoro contribuisce a ritardare i progetti di casa dei giovani italiani. Sì, perché rispetto agli anni ’70-’80 i giovani d’oggi si sono ormai dovuti adattare ad un mercato del lavoro più flessibile.
I dati Eurostat contenuti nel report “Temporary employees as a percentage of the total number of employees, by sex and age (%)” lo testimoniano: se la quota di lavoratori precari si attestava in Italia al 9,0% nel 1998, questa cifra nel 2017 era arrivata al 16,2%.
È una realtà ben nota ai giovani del nostro paese: servono diversi anni di lavoro precario prima di riuscire a trovare un’occupazione stabile, condizione necessaria a ottenere un mutuo per comprare casa.

 

La casa come alternativa all’hotel o al b&b: l’affitto breve come nuova forma di ricettività

 

Cosa c’entra l’affitto con il turismo e la ricettività?

La casa vacanza in affitto non è certo una novità, in Italia in particolare. Ma è evidente: l'avvento di internet ha letteralmente scardinato il funzionamento del settore turistico.
Hotel, pensioni, b&b hanno visto consistenti quote di mercato spostarsi verso abitazioni in affitto. La possibilità, fino a pochi anni fa neppure immaginabile, di prenotare una casa o stanza in affitto comodamente su Booking.com, Airbnb o altri portali di settore ha reso l’affitto breve il segmento più dinamico del mercato immobiliare.

La locazione di un’abitazione per finalità di vacanza, trasferta di lavoro o altre esigenze temporanee è letteralmente esplosa negli ultimi anni, come testimoniano le rielaborazioni Sidief su dati Agenzia delle Entrate: nel giro di soli tre anni il numero di affitti brevi registrati è più che raddoppiato, passando dai 320mila del 2015 ai 730mila del 2017.
La ricettività extra-alberghiera sta quindi godendo di un momento di grande successo, dimostrando che l’affitto è un modo non solo di abitare, ma anche di soggiornare, decisamente pratico, economico e flessibile.

 

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Presentazione Autore
Andrea Saporetti
Author: Andrea Saporetti

Laureato in economia, da sempre interessato a qualsiasi cosa sia misurabile. L'innata passione per la statistica e lo stile descrittivo a metà tra il magniloquente ed il prolisso fanno di lui il blogger più alternativo dell'ultimo decennio. L'impegno nel volontariato e la passione per la letteratura russa completano la sua immagine giovane e dinamica.


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