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Fabbricati rurali: nuove disposizioni anche per l'Imu?

Con l'obbligo di accatastamento di tutti i fabbricati rurali, da cui consegue l'attribuzione della rendita catastale anche per immobili che finora non producevano reddito, i proprietari si ritrovano oggi a dover fare i conti anche su IMU e reddito da locazione. Cosa cambia?

 

Gentile redazione,
in questi giorni ho sentito parlare tanto e a lungo di fabbricati rurali, delle file al Catasto per la loro classificazione e di nuove tasse da pagare. A questo proposito sono preoccupato per il mio immobile. Qualche anno fa ho ereditato un capannone e dei terreni per i quali c'era e c'è tuttora in corso un contratto di affitto con un coltivatore diretto. Il mio geometra si è occupato dell'iscrizione del fabbricato al Catasto Fabbricati con procedura Docfa (come da obbligo introdotto a seguito dell'entrata in vigore dell'Imu?). Di conseguenza il mio fabbricato ora risulta iscritto alla categoria D/10 ed è stata attribuita una relativa rendita catastale. Su questa il mio commercialista mi ha calcolato l'Imu che ho appena provveduto a pagare. Parlando con altri proprietari di terreni, però, mi sono sorti alcuni dubbi, pertanto avrei bisogno di rassicurazioni.. Insomma, devo preoccuparmi o è tutto ok? Grazie,
Francesco

Caro Francesco,
innanzitutto complimenti per la chiarezza con cui ha riportato il suo caso, che credo possa essere simile a quello di molti altri lettori. In effetti, il Decreto Salva Italia ha stabilito che anche i fabbricati rurali fossero soggetti al pagamento dell'imposta IMU e pertanto ha reso obbligatoria (entro il 30 novembre 2012) l'iscrizione degli stessi al Catasto edilizio urbano (invece di quello terreni) con l'obiettivo di non far sfuggire alcun immobile al pagamento dell'IMU.
Per il calcolo esatto della tassazione IMU che ha dovuto pagare entro il 17 dicembre, il suo commercialista avrà fatto riferimento alle aliquote stabilite dal suo comune per questa specifica tipologia. La legge nazionale aveva agevolato gli immobili rurali strumentali (ovvero depositi, fienili, stalle con categoria D/10, se utilizzati direttamente o come nel suo caso concessi in affitto a chi svolge l'attività di agricoltore) prevedendo un'aliquota dello 0,2%, che i Comuni potevano anche ridurre allo 0,1% (aliquota dello 0,0% per i comuni facente parte delle Comunità Montane). La condizione essenziale, quindi per usufruire dell'agevolazione, è quella di un utilizzo del capannone e dei terreni per attività agricola. Pertanto, se al suo immobile fosse stata attribuita una rendita di 250 euro, si sarebbe ritrovato a pagare tra i 44 ed i 22 euro a seconda della generosità del suo comune.
Derivante dal seguente calcolo:
367,50 x(rendita + rivalutazione del 5%)
60 (coefficiente relativo alla categoria catastale D) =
____________________________________
22.050 (base imponibile) x 0,2% = 44
22.050 (base imponibile) x 0,1% = 22

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