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Cane batte gatto per liti condominiali provocate. Cause in tribunale tre volte più frequenti

Gli animali sono una vera passione. Sempre più italiani non rinuncerebbero per nulla al mondo ad un piccolo amico da tenere sempre con sé, fuori casa ma anche dentro casa. Dopo la riforma del condominio del 2012 non è più possibile prevedere nel regolamento condominiale il divieto di detenere animali domestici, che quindi popolano sempre più le case degli italiani. Ma, di pari passo, anche le liti condominiali si moltiplicano: vediamo di quanto crescono e perché.

 

 

Immagini di gattini spopolano sui social: chi non ha mai pubblicato su facebook o twitter una foto dei suoi #gattini?

Disegni di legge pet-friendly vengono proposti da parlamentari alla ricerca di (facile) consenso: Vittoria Brambilla docet.

Associazioni animaliste, ambientaliste e antivivisezioniste si moltiplicano a vista d'occhio, facendo da sponda a un sempre maggior numero di sostenitori.

 

 

Una di queste, AIDA&A (Associazione Italiana Difesa Animali & Ambiente) ha di recente condotto un interessante studio sulle richieste giunte al tribunale degli animali.

Questo servizio di consulenza legale, offerto gratuitamente dall'associazione a coloro che sono incappati in liti condominiali aventi oggetto il proprio animale domestico, è stato analizzato; tutte le controversie per le quali AIDA&A ha offerto consulenza legale sono state ripartite per tipologia di amico a quattro zampe che ha provocato la controversia.

 

2015-04 Cane batte gatto per liti condominiali provocate Cause in tribunale tre volte più frequenti

L'immagine rappresenta in sintesi i risultati dell'indagine AIDA&A. Sono i cani a generare il maggiore malcontento in condominio: circa 21 mila cause (65,6%) su un totale di 32 mila nel 2014.

Facile immaginare come i latrati, soprattutto notturni, possano alla lunga indispettire i vicini di casa. Partendo dall'assunto che il rapporto di vicinato è la valvola di sfogo dei nervi di ciascuno di noi, una causa scatenante così evidente e rumorosa non può che determinare un elevato numero di rimostranze, diverse delle quali finiscono nelle aule di un tribunale.

 

 

Secondo posto i nostri amici felini, che con 7 mila controversie causate (21,9%), il cui minore volume del miagolio, rispetto all'abbaiare esasperato del cane, li preserva dall'ingrato ruolo di oggetto delle rimostranze del vicinato.

 

Chiudono questa speciale classifica gli animali di altro genere, con 4 mila lamentele della natura più disparata portate in tribunale dai condomini (12,5%).

Curiosi, in questo caso, i 12 casi di pappagalli colpevoli di aver insultato, probabilmente in vece del padrone, un permaloso vicino di casa. Certo, una contumelia è una contumelia, ma vedere un'intenzionalità nel verso del pennuto pare forse un tantino esagerato.

 

A torto o a ragione, comunque, il 2014 ha conosciuto una crescita del +7% delle cause legali originate da comportamenti degli animali da compagnia: un incremento di 2 mila unità, a fronte delle 30 mila cause del 2013. Perché questo notevole balzo in avanti?

Molto probabilmente, la "liberalizzazione" della detenzione in condominio di animali domestici, che la riforma del condominio emanata nel 2012 ha portato con sé, è uno dei motivi. Da giugno 2013, infatti, non è più possibile prevedere nel regolamento condominiale alcun divieto di tenere animali da compagnia in casa; viene invece fatto divieto esplicito per i condomini di detenere nel proprio appartamento animali considerati pericolosi.

 

Una riforma che ha rappresentato un passo in avanti culturale molto importante, riconoscendo nel quadro normativo quello che molti italiani di fatto già ritenevano normale e legittimo. Ma che, come ovvio, ha determinato una maggiore frequenza di casi di litigio più o meno inevitabili, visto che non è certo facile porre un freno ai latrati di un cane o al cattivo odore dei bisogni dei nostri amici a quattro zampe.

 

È una questione di rispetto del padrone dell'animale domestico e, per certi versi, di tolleranza dei condomini più ostili. Tanto che questa tendenza ad accettare gli animali in casa è sempre più importante e fonte di redditività.

Per chi ha casa in affitto non in condominio, ad esempio, la possibilità di tenere animali domestici e la presenza di spazi appositi può determinare un maggiore interesse dell'immobile rispetto ad altri simili, ma nei quali questa possibilità non vi sia.

Tipico è il caso delle case vacanza in affitto: l'esigenza sempre più sentita di portare in vacanza il proprio animale domestico ha spinto alcuni operatori a dedicare un'apposita offerta di case vacanze pet-friendly, adatte a chi vuole portare con sé il proprio cucciolo di cane o gatto.

 

 

 

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