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Sfratti per morosità: quali nuove misure per prevenire, o almeno curare, questa piaga sociale?

Il mancato rinnovo del blocco sfratti, che il Ministro Lupi ha comunicato non verrà riproposto a causa dei più che sufficienti fondi stanziati per l'affitto, ha sollevato un gran polverone. I Comuni, da una parte, dichiarano insufficienti le risorse; le associazioni degli inquilini, dall'altra, temono un impatto sociale notevole. Per di più, dopo una serie di anni di forte aumento degli sfratti in Italia. Quali potrebbero essere altre utili azioni per prevenire lo sfratto per morosità, o quantomeno per porvi rimedio prima della convalida da parte del giudice?

 

 

 

È stato un (piccolo) fulmine a ciel sereno. Nessuno si attendeva il mancato rinnovo del blocco degli sfratti, dopo oltre trent'anni di proroghe senza soluzione di continuità.

 

La mancata proroga del blocco sfratti: la posizione di Governo, Comuni e associazioni degli inquilini

Il Ministro delle Infrastrutture, Maurizio Lupi, ha giustificato la decisione segnalando che sono stati di recente rifinanziati in maniera adeguata i fondi a favore della morosità incolpevole e a favore dell'affitto, cui i Comuni possono attingere per far fronte all'emergenza abitativa a livello locale. A suo avviso, dunque, non sarebbe stato più il caso di addossare sulle spalle dei locatori la soluzione alla problematica sociale degli sfratti, essendo gli enti locali in grado di farvi fronte.

Pur coinvolgendo un numero tutto sommato modesto di inquilini sfrattati, dato che si tratta dei soli sfratti nei confronti di locatari che risultano in regola con i pagamenti ma che non rilasciano l'immobile nonostante sia già intervenuta la scadenza del contratto, alcune preoccupazioni nel mondo immobiliare e tra gli enti locali sono comunque sorte, a dispetto delle rassicurazioni del Ministro.

Si tratta infatti di una netta minoranza (meno del 10%) tra i complessivi circa 70.000 sfratti che annualmente si verificano in Italia. Ma sono pur sempre famiglie con componenti anziani o in situazioni di grave malattia che rischiano di rimanere a spasso: persone cui servirà dare risposta. Anche perché - segnalano le associazioni a tutela degli inquilini, il Sunia su tutte - il costituito Fondo per la morosità incolpevole (certamente necessario) non si riferisce tuttavia proprio a questi casi di sfratto, che riguardano invece famiglie che l'affitto lo pagano, ma difficilmente riuscirebbero a ricollocarsi a condizioni sostenibili in altro alloggio.

Inoltre, l'annosa questione della scarsità di fondi. Sono, come dicevamo, i Comuni a sollevarla, sostenendo che la dotazione finanziaria messa a loro disposizione dal Governo sia troppo esigua. Sufficienti o insufficienti, è sempre difficile capire se i soldi bastino a soddisfare le esigenze sociali. Ma di quanto si parla?

 

Il fenomeno sfratti per morosità in Italia e il Fondo per la morosità incolpevole del Governo

È di quest'estate la definizione del regolamento con il quale l'esecutivo ha concretamente dato vita al Fondo a sostegno della morosità incolpevole. 20 milioni di euro per il 2014 e altrettanti per il 2015 a sostegno degli inquilini che non riescono a pagare l'affitto a causa della perdita del posto di lavoro. Secondo i Comuni non basteranno a tamponare l'emergenza sfratti in corso.

Emergenza, sì. Perché sono anni che gli sfratti per morosità, a causa della crisi economica, stanno aumentando. Quasi un raddoppio dal 2007 ad oggi, se si fanno ragionevoli stime partendo dal dato più recente fornito Ministero dell'Interno: si parla di un +70% nel periodo 2007-2012. E nel frattempo la situazione si è aggravata, dato che la crisi economica e reddituale delle famiglie è andata acuendosi negli ultimi due anni.

Probabilmente, a prescindere dalla fondatezza o meno delle valutazioni dei Comuni sull'adeguatezza delle risorse del Fondo per la morosità incolpevole, anche altri dovrebbero essere gli interventi a sostegno di chi non è in grado di pagare l'affitto. E non solo ponendovi un tampone ex-post, ma intervenendo anche con azioni preventive, che aiutino le famiglie in difficoltà a pagare l'affitto prima che queste finiscano davanti al giudice.

 

Quale altra misura servirebbe per combattere gli sfratti: il sondaggio di Blogaffitto

Blogaffitto ha ipotizzato alcune possibili misure, aggiuntive rispetto all'istituzione del citato Fondo per la morosità incolpevole. Ecco come i lettori di Blogaffitto le hanno giudicate (vedi figura).

2015-01 Sfratti per morosità quali nuove misure per prevenire o almeno curare questa piaga sociale

1) L'esenzione IMU è di gran lunga la proposta preferita, con il 53,2% dei click. L'idea è: se l'inquilino smette di pagare, avvantaggiare dal punto di vista fiscale il proprietario che gli venga incontro ritirando la richiesta di sfratto fatta al giudice, prima che questo passi alla convalida di sfratto. Come convincerlo? Con sgravi fiscali, come l'esenzione IMU. Che significa togliere la quasi totalità di oneri a carico del proprietario sull'immobile affittato, alleviando ad esso il costo dell'immobile nel momento in cui non ottiene il ricavo dall'inquilino, ovvero l'affitto. Questo può permettere all'inquilino di respirare per un po' di tempo e al proprietario di non doversi caricare del carico fiscale principale sulla seconda casa.

 

2) Seconda scelta, con il 25,5% delle preferenze, l'opportunità per lo Stato di porsi come garante, con appositi fondi destinati a copertura, per tutti coloro che abbiano contratti precari e rischino quindi di perdere il lavoro e non trovarsi (subito) in grado di trovarne uno alternativo. Il fondo potrebbe intervenire a copertura dei canoni insoluti dall'inquilino, quanlora questo non pagasse perché nel frattempo rimasto senza lavoro, per un predeterminato numero di mensilità. Proprio come un'assicurazione, in fondo.

 

3) Simile, ma probabilmente meno scelta (21,3%) perché troppo onerosa per lo Stato, la terza possibilità proposta ai lettori di Blogaffitto: un anticipo da parte dello Stato dei canoni di affitto non pagati dagli inquilini che siano in condizione di disoccupazione. Il rischio di trasformare ingenti somme anticipate dalla collettività in risorse a fondo perduto potrebbe non aver giocato a vantaggio di questa opzione.

 

 

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