Con il recente provvedimento che richiede di allegare la certificazione energetica al contratto di affitto o di vendita, pena la nullità dello stesso, il mondo immobiliare si è trovato di fronte ad una vera rivoluzione, anche culturale. Ma come viene visto l'APE dagli italiani che vanno in affitto? Una utile novità o un'inutile burocrazia?
Ad agosto il Parlamento è riuscito a suscitare mal di pancia notevoli nell'intero settore immobiliare.
Affittare casa, se manca come allegato al contratto l'Attestato di Prestazione Energetica, può persino comportare la nullità del contratto stesso. È sembrato incredibile a tutti (proprietari, inquilini, agenzie immobiliari, associazioni di categoria) la scelta di una sanzione tanto radicale, la nullità del contratto, per una mancanza percepita così poco importante ai fini della validità dell'accordo tra le parti.
Così tanto incredibile che il sottosegretario allo Sviluppo Economico, Simona Vicari, ha già annunciato un probabile passo indietro da parte del Governo già dal prossimo autunno, per ridimensionare la portata del provvedimento.
Rimane il fatto che il certificato energetico, per non incorrere in sanzioni da parte dell'Unione Europea, dovrà diventare un'abitudine per gli operatori del mercato immobiliare. Ma almeno, viene percepita l'utilità di questo nuovo strumento dagli italiani che vanno a vivere in affitto?
Perché se è vero, come è vero, che la conoscenza della prestazione energetica di un immobile di nuova costruzione è ormai diffusamente sentita come esigenza importante per la valutazione del prezzo dell'immobile in vendita, questo non sembra avvenire per la compravendita di un immobile usato, magari vecchio e dalla prestazione energetica ritenuta presumibilmente scadente, senza bisogno di particolari calcoli da parte di un professionista del settore.
In fondo alla classifica, ovviamente, l'APE nel mondo dell'affitto. Per immobili generalmente non nuovi (anzi, spesso dall'elevata vetustà e dalla quasi certa classe energetica G, la peggiore), affittati dagli inquilini generalmente per alcuni mesi o al più qualche anno, non sembra certo indispensabile il rilascio di un documento ufficiale che attesti la prestazione energetica, redatto con tutti i crismi.
Proprio questo viene confermato dal sondaggio appositamente condotto da Blogaffitto a seguito dell'approvazione della L. 3 agosto 2013, n. 90 che ha introdotto la nullità dei contratti di affitto in caso di mancata allegazione dell'APE. Alla domanda "Classe energetica dell'immobile: quanto è importante per chi va in affitto?", oltre il 60% dei rispondenti ha segnalato uno scarso interesse, preferendo, quando va in affitto, risparmiare sul canone che sulla bolletta energetica. Il 32% degli intervistati tiene in considerazione il costo della bolletta anche se sceglie casa in affitto, pur non ritenendo necessario ricevere dal proprietario un documento che comprovi la classe energetica. Solo per il 7% l'affitto avverrà solo a fronte di dimostrazione da parte del proprietario di una classe energetica A+, A o B: una fetta davvero ridotta.
Come evidente, chi affitta un immobile usato e lo abiterà per pochi mesi sarà fin da principio consapevole – senza bisogno di particolari certificazioni – del fatto che potrebbe spendere qualcosa in più nella bolletta del gas in inverno. Di conseguenza, vivrà l'obbligo di APE più che altro come un'inutile burocrazia.
Speriamo che se ne renda conto anche il Parlamento e che faccia presto l'annunciato passo indietro sulla nullità dei contratti di affitto senza APE allegato.


